Fra il fumo degli incendi e delle polemiche antisioniste, un segno positivo

Taccuino

di Paolo Salom

Gli incendi che hanno devastato larghe parti di verde in Israele, distruggendo centinaia di abitazioni da Haifa a Gerusalemme, sembrano finalmente domati. Grazie allo sforzo di migliaia di pompieri e volontari, israeliani e stranieri.

E qui una nota positiva che segue l’indignazione per le grida di giubilo diffuse nei giorni scorsi dagli arabi sui social media. A offrire collaborazione, infatti, sono stati anche l’Anp di Mahmoud Abbas, l’Egitto di Al Sisi e la Giordania di re Abdallah: i vigili del fuoco e i piloti di mezzi anti incendio in arrivo dai Territori e dai due Paesi vicini allo Stato ebraico hanno lavorato spalla a spalla con i colleghi israeliani.

Un gesto di solidarietà che non può far dimenticare il giubilo degli stolti, ma certo fa ben sperare per il futuro delle relazioni nell’area.

 

E’ un segnale importante. Perché in passato era più facile osservare le autorità di questi Paesi, legati da un trattato di pace con Gerusalemme, seguire le ondate di odio e acrimonia delle loro opinioni pubbliche piuttosto che indicare una strada di convivenza e accettazione. Insomma, a dettare la politica nei confronti di Israele è stata finora la piazza, il sentimento comune della gente. Che si è sempre espressa in termini inaccettabili nei confronti degli israeliani (e spesso degli ebrei tout court). Dunque, vedere che i responsabili, le élites hanno indicato per la prima volta un comportamento differente da quello che la ”pancia” di quelle nazioni si sarebbero attese può significare un cambio di atteggiamento capace di delineare un futuro più accettabile. Non possiamo esserne certi né darlo per scontato. Tuttavia è bene riconoscere che, per una volta, le cose sono andate come è lecito attendersi. Netanyahu ha pubblicamente ringraziato per l’aiuto ricevuto (telefonando personalmente a Mahmoud Abbas)  e questo non può fare che piacere.

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