Chi si nasconde dietro all’anti-sionismo? Il solito vecchio e trito antisemita che si ammanta di “ideali umanitari”

Taccuino

di Paolo Salom

[Voci dal lontano occidente] Ho visto di recente un film molto interessante anche se non del tutto riuscito. Si intitola Lezioni di persiano ed è stato diretto dal regista di origine ucraina Vadim Perelman. Racconta di un ebreo belga, catturato dai nazisti, che per salvarsi la vita si finge di origine iraniana per parte di padre. La sorte vuole che un ufficiale delle SS (è il cuoco responsabile della mensa di un campo di transito) abbia promesso una ricompensa a chi gli avesse trovato qualcuno in grado di insegnargli il farsi. È qui, forse, il punto debole del racconto (inverosimile nonostante il film dichiari di ispirarsi a una “storia vera”): il protagonista dice di chiamarsi Reza e si inventa una lingua inesistente pur di avere salva la vita. Ma le vicende fuori registro nulla tolgono all’abilità dell’autore di rappresentare – sempre senza cadere nell’eccesso – la brutale normalità quotidiana del Lager: gli ebrei trattati come animali da soma, uccisi per un nonnulla, i soldati tedeschi capaci di sparare senza alcuna emozione a un essere umano e un attimo dopo corteggiare la collega-aguzzina.
E poi ci sono le “gite” del personale militare con canzoni allegre e pranzi nella natura, con il comandante che dice ai sottoposti: “Ricorderete per tutta la vita una giornata così bella”. Ecco quello che noi non possiamo permetterci di dimenticare: per anni, qui nel lontano Occidente, uccidere un ebreo – uomo, donna o bambino che fosse – è stato un evento trascurabile, un’incombenza normale nella macchina burocratico-concentrazionaria di una nazione fino ad allora centro culturale e civile d’Europa. Quella nazione, la Germania, è ancora lì (o dovremmo dire: qui?). Mentre l’universo ebraico che per quasi due millenni aveva vissuto – tra mille difficoltà e violenze – in seno alla Cristianità, comunque creando una cultura originale e vitale, non esiste più.

Ora, tutto questo preambolo per dire cosa? Per dire che non dobbiamo, noi ebrei, permetterci in alcun modo di accettare il ritorno della propaganda anti-ebraica, in Europa o altrove. Anche e soprattutto quando è mascherata da (ridicole) giustificazioni “umanitarie” di chi spaccia la difesa dei diritti degli arabi palestinesi come alibi per attaccare i “privilegi” degli ebrei, oggi come ieri, per questi rumorosi detrattori, sempre dalla parte sbagliata della Storia. Inutile farsi illusioni. È in atto un conflitto, che lo vogliamo o meno. Chi si nasconde dietro all’antisionismo, mascherato da “critica legittima” dello Stato di Israele, è un moderno antisemita: per lui, o per lei, soltanto gli ebrei non hanno diritto a uno Stato in questo mondo. Per lui, o per lei, soltanto gli ebrei hanno costruito la loro nazione risorta “cacciando i legittimi proprietari” di quella terra.

Non fatevi ingannare. Non cedete alle menzogne di questi odiatori professionali che non hanno la minima conoscenza della realtà storica che ha ricreato il miracolo Israele.
Non dobbiamo cedere alle ridicole invenzioni che vengono spacciate per verità, talvolta anche nel nostro seno (e questo mi duole dirlo). Israele non è un “incidente”, non è una “catastrofe”, è una benedizione per noi e per tutti i non ebrei che hanno la fortuna di esserne i cittadini.

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