Un'immagine del videogioco sulla Shoah Light in the Darkness

The Light in the Darkness, un videogioco sulla Shoah

di Nathan Greppi
Quando, 10 anni fa, ha iniziato a lavorare sul progetto, l’autore di videogiochi francese Luc Bernard era indeciso al punto che lo lasciò incompleto: un gioco che tratta la Shoah per raccontarla alle giovani generazioni sembrava un progetto troppo ambizioso. Tuttavia, in seguito al recente aumento di attacchi antisemiti in particolare all’indomani del conflitto a Gaza, ha deciso di riprendere in mano l’idea, con una differenza: stavolta si è avvalso dell’aiuto di Joan Salter, divulgatrice storica sulla Shoah dopo che da bambina dovette fuggire dal Belgio dove era nata per sfuggire ai rastrellamenti nazisti.

Come ha raccontato la rivista Wired, nei 10 anni trascorsi Bernard ha avuto una proficua carriera nel settore, lavorando a giochi come Mecho Wars e Paraiso Island. Inoltre, in questo nuovo progetto vi è anche un legame con la storia della sua famiglia: solo da adolescente ha scoperto di avere origini ebraiche, e sua nonna era responsabile per i Kindertrasport, quando diversi bambini ebrei tedeschi venivano aiutati a fuggire in Gran Bretagna alla fine degli anni ’30.

Il gioco si intitola Light in the Darkness, ed è ambientato nel paese natio di Bernard: i protagonisti sono una famiglia di ebrei polacchi che vivono in Francia, che sperimentano sulla propria pelle le persecuzioni antisemite dell’epoca. Gran parte dei fatti sono ispirati a quello che hanno passato la Salter e la sua famiglia, che in un primo momento si rifugiarono a Parigi e a Lione salvo poi cercare di fuggire in America per non essere deportati. In particolare, si è voluto mettere in risalto che, come per la Salter, gli arresti degli ebrei che venivano poi deportati non avvenivano ad opera dei nazisti, ma della polizia francese fedele al regime di Vichy.

Bernard ha spiegato che secondo lui è molto importante sfruttare questo strumento per raccontare certi fatti storici alle nuove generazioni, anche perché “le persone che giocano sono più di quelli che ascoltano musica o guardano film messi assieme.” Tuttavia, ha aggiunto che molti di quelli che lavorano negli istituti per il ricordo della Shoah non vedono di buon occhio l’idea: “Pensano che sia Super Mario in un campo di concentramento. Immaginano il peggio.” Secondo lui, “i più anziani non si rendono conto che oggi un gioco è più simile ad un film interattivo di una volta.”

Bernard spera che Light in the Darkness esca il 27 gennaio 2022, in occasione della Giornata della Memoria, per le Playstation 4 e 5 oltre che per l’Xbox. “È un progetto difficile, ma ne varrà la pena. Se fallisce, almeno ci avrò provato, ed è questo che conta.”

Prima di questo titolo, ce n’erano già stati altri dove si trovavano immagini o accenni alla Shoah: in Call of Duty: WWII, uscito nel 2017, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, il soldato ebreo americano Robert Zussman veniva catturato dai tedeschi ed internato in un campo di concentramento. Mentre in Bioshock del 2007 vi è la scienziata ebrea Brigit Tenenbaum, che da ragazza sopravvisse ad Auschwitz.

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