Kofi Annan

“Nessuna resistenza giustifica il terrorismo”. Il discorso dimenticato di Kofi Annan all’ONU

Personaggi e Storie

di Nathan Greppi
In un discorso presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 12 dicembre 2006, l’allora segretario generale ONU Kofi Annan rivolgeva alla propria organizzazione le stesse critiche che oggi gli rivolgono molti difensori d’Israele. Denunciò per esempio il fatto che “parte della retorica usata in relazione alla questione implica un rifiuto di riconoscere la legittimità dell’esistenza stessa di Israele, per non parlare della validità delle sue preoccupazioni sulla sicurezza”.

Spesso i detrattori d’Israele citano acriticamente l’ONU come se fosse una fonte imparziale, che si tratti delle dichiarazioni di Francesca Albanese o dei rapporti che accusano lo Stato Ebraico di genocidio.

Quello che in molti hanno dimenticato, è che già il 12 dicembre 2006 l’allora segretario generale ONU Kofi Annan tenne un discorso presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in cui rivolgeva alla propria organizzazione le stesse critiche che oggi gli rivolgono molti difensori d’Israele.

Il discorso

“I palestinesi e i loro sostenitori non saranno mai veramente efficaci se si concentrano solo sulle trasgressioni d’Israele, senza concedere alcuna giustizia o legittimità alle sue preoccupazioni e senza essere disposti ad ammettere che gli oppositori d’Israele hanno commesso loro stessi crimini orribili e inaccettabili”, dichiarò Annan. “Nessuna resistenza all’occupazione può giustificare il terrorismo”.

Mentre la Albanese si è mostrata in più occasioni vicina a Hamas, vent’anni fa l’allora segretario generale dell’ONU disse: “Dovremmo tutti essere uniti nel nostro inequivocabile rifiuto del terrorismo come strumento politico. Credo inoltre che le azioni di alcuni organi delle Nazioni Unite possano esse stesse essere controproducenti. Il Consiglio per i Diritti Umani, ad esempio, ha già tenuto tre sessioni speciali focalizzate sul conflitto arabo-israeliano”.

“Spero che il Consiglio si assicuri di gestire la questione in modo imparziale e non permetta che monopolizzi l’attenzione a scapito di altre situazioni in cui ci sono violazioni non meno gravi, o addirittura peggiori”, affermò Annan. “Allo stesso modo, coloro che si lamentano che il Consiglio di Sicurezza sia colpevole di un doppio standard — applicando sanzioni ai governi arabi e musulmani, ma non a Israele — dovrebbero fare attenzione a non applicare loro stessi doppi standard nell’altra direzione, imponendo a Israele uno standard di comportamento che non è disposto a applicare ad altri Stati, agli avversari di Israele o, anzi, a sé stessi.”

Parole profetiche

Nel suo discorso, Annan aggiunse: “Alcuni potrebbero provare soddisfazione nell’approvare ripetutamente risoluzioni dell’Assemblea Generale o di tenere conferenze che condannano il comportamento di Israele. Ma bisogna anche chiedersi se tali passi portino qualche sollievo o beneficio tangibile ai palestinesi. Ci sono stati decenni di risoluzioni. C’è stata una proliferazione di comitati speciali, sessioni e divisioni e unità di segretariato. Tutto ciò ha avuto un qualche effetto sulle politiche di Israele, che non fosse rafforzare la convinzione in Israele e tra molti suoi sostenitori che questa grande organizzazione sia troppo unilaterale per avere un ruolo significativo nel processo di pace in Medio Oriente?”

A distanza di quasi un ventennio, il suo discorso si è rivelato profetico: nel 2024, un sondaggio del Pew Research Center su come veniva percepita l’ONU ha rivelato che su 35 paesi presi in esame, Israele era quello dove la sfiducia nei confronti delle Nazioni Unite era più diffusa, con il 76% degli israeliani che esprimeva un’opinione negativa, il 21% un’opinione positiva e il restante 3% che non prendeva posizione.

Preoccupazioni legittime

Annan denunciò anche il fatto che “parte della retorica usata in relazione alla questione implica un rifiuto di riconoscere la legittimità dell’esistenza stessa di Israele, per non parlare della validità delle sue preoccupazioni sulla sicurezza. Non dobbiamo mai dimenticare che gli ebrei hanno ottime ragioni storiche per prendere sul serio ogni minaccia all’esistenza di Israele”.

L’allora segretario generale dell’ONU concluse il suo discorso con queste parole: “Ciò che fu fatto agli ebrei e ad altri dai nazisti rimane una tragedia innegabile, unica nella storia umana. Oggi, gli israeliani si trovano spesso di fronte a parole e azioni che sembrano confermare la loro paura che l’obiettivo dei loro avversari sia spegnere la loro esistenza come Stato e come popolo”.

Annan è deceduto nel 2018, pertanto è difficile dire cosa avrebbe detto oggi. Ma già da prima del 7 ottobre, tre membri della Commissione internazionale d’inchiesta sui Territori palestinesi hanno abbandonato l’imparzialità con uscite ostili agli ebrei e a Israele: Navi Pillay, la quale aveva chiesto che venisse impedito a Israele di utilizzare l’Iron Dome per proteggere la popolazione civile dai missili di Hamas; Miloon Khotari, il quale ha detto che i social sono in mano alle “lobby ebraiche”; e Chris Sidoti, il quale ha definito “resistenza” gli attentati terroristici contro gli israeliani.