di Anna Balestrieri
Per molti osservatori internazionali, Grynspan rappresenta il profilo ideale per guidare l’ONU in una fase segnata da guerre, crisi economiche e crescente sfiducia nel multilateralismo. Se eletta, diventerebbe contemporaneamente la prima donna e la prima ebrea della storia a ricoprire l’incarico di segretario generale delle Nazioni Unite.
Per molti osservatori internazionali, Grynspan rappresenta il profilo ideale per guidare l’ONU in una fase segnata da guerre, crisi economiche e crescente sfiducia nel multilateralismo. Se eletta, diventerebbe contemporaneamente la prima donna e la prima ebrea della storia a ricoprire l’incarico di segretario generale delle Nazioni Unite.
Nata a San José nel 1955, Rebeca Grynspan è figlia di rifugiati ebrei polacchi fuggiti dall’Europa durante la Seconda guerra mondiale. Economista di formazione, ha costruito una lunga carriera tra politica latinoamericana e diplomazia internazionale: vicepresidente del Costa Rica negli anni Novanta, dirigente del Programma ONU per lo sviluppo (UNDP), segretaria generale iberoamericana e infine responsabile dell’UNCTAD dal 2021. Il suo profilo unisce esperienza politica, competenze economiche e forte conoscenza delle istituzioni multilaterali.
Durante le prime audizioni pubbliche alle Nazioni Unite, Grynspan ha insistito sulla necessità di rilanciare il ruolo dell’ONU come piattaforma di mediazione globale. “Dobbiamo costruire una vera infrastruttura internazionale per la pace”, ha dichiarato davanti agli Stati membri, chiedendo un’organizzazione “più agile, più credibile e più utile”.
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La sua identità ebraica e i legami familiari con Israele sono però diventati anche un elemento politico della campagna internazionale. Secondo il Times of Israel, Grynspan mantiene relazioni strette con la comunità ebraica e con parenti residenti in Israele, pur avendo guidato un’agenzia ONU spesso critica verso il governo israeliano. Questo equilibrio delicato potrebbe trasformarsi sia in un punto di forza diplomatico sia in un fattore di tensione con parte del blocco arabo.
Nelle ultime settimane, inoltre, il riavvicinamento diplomatico tra Costa Rica e Israele è stato interpretato da alcuni analisti come un possibile elemento di frizione nella corsa alla segreteria generale, soprattutto presso alcuni Paesi mediorientali.
Rispetto agli scenari descritti nell’articolo pubblicato da Info Cooperazione nel novembre 2025, la lista dei candidati si è nel frattempo aggiornata e consolidata. Oggi i principali nomi in campo sono: Rebeca Grynspan (Costa Rica), Michelle Bachelet (Cile), Rafael Grossi (Argentina), María Fernanda Espinosa (Ecuador), Macky Sall (Senegal)
La pressione internazionale affinché il prossimo segretario generale sia una donna appare sempre più forte. In quasi ottant’anni di storia dell’ONU, nessuna donna ha mai guidato l’organizzazione. In questo quadro, Grynspan viene considerata una candidata capace di combinare autorevolezza tecnica, esperienza diplomatica e profilo politico moderato. Resta però l’ostacolo decisivo: il voto del Consiglio di Sicurezza, dove i veti delle grandi potenze continuano a determinare il destino di ogni candidatura.



