di Nina Deutsch
Centinaia di leader religiosi, delegazioni governative e milioni di fedeli collegati dai cinque continenti il 4 ottobre daranno vita a una delle più imponenti manifestazioni internazionali di sostegno a Israele, in un momento segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dal crescente antisemitismo. Il vescovo Robert Stearns: «Questo è molto più di un evento di preghiera. È una dichiarazione globale che Israele non è solo».
Il 4 ottobre 2026 Gerusalemme sarà il cuore di quella che si preannuncia come la più grande manifestazione annuale di solidarietà cristiana nei confronti di Israele. Secondo gli organizzatori oltre 70 milioni di cristiani provenienti da 175 Paesi prenderanno parte alla 24ª edizione del Day of Prayer for the Peace of Jerusalem (DPPJ), la Giornata mondiale di preghiera per la pace di Gerusalemme, seguendo l’evento in diretta dai cinque continenti o partecipando alle iniziative organizzate nelle rispettive nazioni.
Una notizia che, nonostante le dimensioni straordinarie dell’iniziativa, è passata quasi inosservata nei grandi media internazionali. Eppure i numeri parlano da soli: una mobilitazione spirituale che coinvolgerebbe decine di milioni di persone e centinaia di leader religiosi, trasformando Gerusalemme nel simbolo di un sostegno globale a Israele in un momento particolarmente delicato della sua storia.
L’appuntamento sarà trasmesso in diretta dal Museo della Torre di Davide, uno dei luoghi simbolo della Città Vecchia di Gerusalemme, e vedrà la presenza di oltre 500 leader cristiani provenienti da circa 50 nazioni. A organizzare l’evento è Eagles’Wings, organizzazione internazionale fondata e guidata dal vescovo Robert Stearns, da anni impegnato nel dialogo tra cristiani ed ebrei e nella promozione del sostegno internazionale allo Stato di Israele.
Come riferiscono i media, secondo gli organizzatori, l’edizione del 2026 rappresenterà la più grande mai realizzata dalla nascita dell’iniziativa. Alla preghiera globale parteciperanno comunità cristiane di ogni continente, unite da collegamenti televisivi e piattaforme digitali, mentre nella capitale israeliana convergeranno delegazioni religiose, istituzionali e governative.
Tra le presenze più significative figurano delegazioni ufficiali provenienti da Nigeria, Kenya e Togo. Sono attesi alti rappresentanti istituzionali, comprese le First Lady di Nigeria e Kenya, oltre al Re e alla Regina del Togo. Una partecipazione che, secondo gli organizzatori, testimonia il crescente coinvolgimento di numerosi Paesi africani nel rafforzamento delle relazioni con Israele.
Un ruolo di primo piano sarà affidato anche all’America Latina. Ben 175 leader cristiani latinoamericani arriveranno a Gerusalemme guidati dal reverendo José Wellington Costa Jr., sovrintendente generale delle Assemblee di Dio del Brasile. La denominazione da lui guidata conta oltre 33 milioni di fedeli ed è parte di uno dei più grandi movimenti protestanti del mondo, presente in oltre 200 Paesi con circa 90 milioni di membri complessivi. Le delegazioni latinoamericane rappresenteranno comunità che riuniscono oltre 51 milioni di cristiani.
Per Robert Stearns, il significato dell’iniziativa va ben oltre l’aspetto religioso. «Questo è molto più di un evento di preghiera. È una dichiarazione globale che Israele non è solo». E aggiunge: «In un momento in cui il popolo ebraico affronta sfide straordinarie, decine di milioni di cristiani scelgono di schierarsi pubblicamente al fianco di Israele, pregare per la sua pace e riaffermare il legame indissolubile tra i nostri popoli».
Anche rappresentanti del governo israeliano sono stati invitati a intervenire durante la manifestazione per sottolineare il valore delle relazioni costruite negli ultimi anni tra Israele e numerose comunità cristiane nel mondo. Quest’anno, l’evento si terrà sullo sfondo della situazione della sicurezza in Israele e dell’aumento degli episodi di antisemitismo in tutto il mondo.
La Giornata di preghiera per la pace di Gerusalemme nacque nel 2002, durante la Seconda Intifada, con l’obiettivo di invitare le Chiese cristiane a pregare ogni anno per la pace della città, ispirandosi al versetto del Salmo 122:6: «Pregate per la pace di Gerusalemme». Da allora l’iniziativa è cresciuta progressivamente fino a coinvolgere migliaia di Chiese e milioni di fedeli in tutto il mondo.
L’edizione del 2026 assume inoltre un valore simbolico particolare. Dopo gli eventi che hanno sconvolto Israele a partire dal 7 ottobre 2023 e le tensioni ancora presenti in Medio Oriente, la manifestazione viene presentata dagli organizzatori come un messaggio internazionale di vicinanza, sostegno e solidarietà nei confronti dello Stato e del popolo israeliano.
Un fenomeno in crescita
Negli ultimi anni è cresciuto sensibilmente il numero di organizzazioni evangeliche e cristiane che promuovono iniziative di sostegno a Israele attraverso pellegrinaggi, attività umanitarie, programmi di cooperazione e momenti di preghiera internazionale. Il Day of Prayer for the Peace of Jerusalem è oggi considerato una delle principali manifestazioni di questo movimento globale e coinvolge comunità cristiane presenti buona parte del mondo.



