di Nina Deutsch
Nel clima delle celebrazioni per l’anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, riemergono percorsi poco noti di uomini e donne ebrei che hanno segnato la storia degli Stati Uniti, raccontando un’altra faccia del sogno americano. Dalla politica alla scienza, dall’economia alla cultura, un contributo decisivo, spesso rimasto ai margini della memoria collettiva.
Non ci sono solo Albert Einstein, Steven Spielberg, Bob Dylan o Mark Zuckerberg. Accanto ai grandi nomi che tutti conoscono esiste un’altra America ebraica: quella di uomini e donne spesso dimenticati che, con il loro talento, il loro coraggio e la loro visione, hanno contribuito a costruire gli Stati Uniti. Mentre l’America celebra il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, riemergono le storie di molti ebrei che hanno lasciato un segno profondo nella vita politica, economica, scientifica e culturale del Paese, pur rimanendo quasi sconosciuti al grande pubblico.
È anche a loro che guardano le celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti del 4 luglio. Accademici, scienziati, attivisti, artisti, economisti, avvocati, militari, politici, imprenditori, scrittori, atleti, rivoluzionari. Sono solo alcune delle professioni degli ebrei che, nell’arco di due secoli e mezzo, hanno contribuito a fare dell’America la potenza che conosciamo oggi.
La loro è una storia che si intreccia con quella stessa della nazione. Le prime comunità ebraiche si insediarono nelle colonie nordamericane già nel XVII secolo, ben prima della Dichiarazione d’Indipendenza. Erano soprattutto ebrei sefarditi provenienti dal Brasile olandese, dal Portogallo, da Amsterdam e dall’Inghilterra, molti dei quali avevano alle spalle la fuga dalle persecuzioni e dall’Inquisizione. Da quei piccoli insediamenti nacque una comunità destinata a diventare una delle più grandi, vivaci e influenti della diaspora ebraica.
Oggi gli Stati Uniti ospitano, insieme a Israele, la più numerosa comunità ebraica del mondo. Secondo diversi studi la popolazione ebraica negli USA conta circa 6,3 milioni di persone. A seconda dei criteri di autoidentificazione (religiosa, culturale o etnica), le stime complessive oscillano tra i 5,5 e oltre i 7 milioni. Una realtà estremamente articolata, composta in prevalenza da ashkenaziti, ma anche da sefarditi, mizrahi, ebrei etiopi e molte altre tradizioni che riflettono la ricchezza e la pluralità dell’ebraismo contemporaneo.
Il loro contributo alla costruzione degli Stati Uniti è stato enorme e ha attraversato praticamente ogni settore della vita pubblica. Non si tratta soltanto di una lunga lista di personalità illustri, ma di un patrimonio umano che ha accompagnato tutte le grandi trasformazioni del Paese, contribuendo ad affermarne i valori di libertà, innovazione, pluralismo e mobilità sociale.
Su questa storia esiste una vastissima produzione di studi, biografie, saggi e romanzi. Negli anni sono stati ricostruiti i profili di centinaia di uomini e donne che hanno lasciato un segno profondo nella società americana, molti dei quali oggi sono consultabili anche attraverso archivi digitali e piattaforme dedicate.
Proprio in occasione del 250° anniversario degli Stati Uniti, il quotidiano Forward ha voluto riportare l’attenzione su questo patrimonio spesso dimenticato pubblicando uno speciale dal titolo The 50 most interesting Jews in American history you’ve probably never heard of (“I 50 ebrei più interessanti della storia americana di cui probabilmente non avete mai sentito parlare”). L’obiettivo non è stilare una classifica, ma restituire visibilità a decine di protagonisti che, pur avendo inciso profondamente sulla storia americana, sono rimasti nell’ombra rispetto ai grandi nomi entrati nell’immaginario collettivo.
L’iniziativa si inserisce in un filone di studi sempre più ricco che invita a guardare la storia degli Stati Uniti da una prospettiva diversa: non soltanto attraverso presidenti, generali o grandi industriali, ma anche seguendo il cammino di immigrati, professionisti, intellettuali, riformatori e innovatori che hanno contribuito a dare forma all’identità americana.
Come scriveva la grande romanziera Edna Ferber, vincitrice del Premio Pulitzer, «l’America mi sembra l’ebreo tra le nazioni: piena di risorse, adattabile, spesso criticata, ma straordinariamente vitale». Una riflessione che ancora oggi colpisce per la sua capacità di cogliere il legame profondo tra l’esperienza ebraica e quella americana.
Riscoprire queste vicende significa allora celebrare i 250 anni degli Stati Uniti andando oltre le figure più celebri. Significa ricordare che la forza dell’America è nata anche dall’apporto delle sue minoranze, dalla capacità di integrare culture diverse e di trasformare il talento individuale in un patrimonio collettivo. E la comunità ebraica, con il suo straordinario contributo alla vita politica, economica, scientifica e culturale del Paese, ne rappresenta una delle espressioni più significative.
Come gli ebrei hanno conquistato il palcoscenico più importante d’America: dalla salvaguardia della Carnegie Hall alla lotta contro il nazismo, dalla difesa dei diritti civili alla rivoluzione musicale. Come la storia ebraica ha contribuito a plasmare New York e l’America.



