Lapo Elkann

Lapo Elkann in un’intervista al quotidiano israeliano Yediot Ahronot ha dichiarato di sentirsi “più ebreo che cattolico”. L’eredi casa Agnelli, ha ricevuto nella sede delle Nazioni Unite la carica di “ambasciatore di buona volontà” dell’ospedale Tel haShomer (Shiba) di Tel Aviv, il centro medico dove da due anni è ricoverato l’ex premier israeliano Ariel Sharon. Ma cosa significa concretamente questa carica? Mille piccoli progetti, come la costruzione di uno stadio dove i bambini dell’ospedale possano giocare a calcio a fini terapeutici. La direzione del Tel ha-Shomer, se questo progetto andrà in porto, spera che, magari, qualche giocatore della Juventus possa essere presente alla deposizione della prima pietra.
Non è la prima volta che la stampa israeliana si interessa dei nipoti dell’Avvocato. L’estate scorsa, il quotidiano Maariv aveva dedicato cinque pagine al fratello di Lapo, John Elkann, e alla sua carriera prodigiosa alla guida dell’azienda di famiglia. Ora tocca a Lapo.
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“Il mio amico Steven Klein mi ha offerto la carica di ambasciatore dell’ospedale Shiba e ho subito accettato”, racconta il giovane Lapo, che confessa di amare Tel Aviv e Gerusalemme, di avere ammirazione per i giovani israeliani, “così determinati, forti, sempre pronti a rimettersi in piedi e ripartire, malgrado le tragedie.
Lapo Elkann, da parte paterna, ha sempre avuto un forte legame con l’ebraismo; sebbene battezzato dalla madre Margherita Agnelli, ha passato molti periodi a Parigi dove la famiglia Elkann è sempre stata profondamente coinvolta nella vita comunitaria.

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