di Pietro Baragiola
In cima alla classifica l’influencer Dan Bilzerian, oggi candidato al Congresso in Florida. Al secondo posto l’attivista svedese Greta Thunberg, seguita dal comico egiziano Basse Youssef, e al quarto dalla commentatrice americana Candace Owens. E poi il giornalista palestinese-britannico Abdel Bari Atwan, l’imam americano Omar Suleiman, la dottoressa danese Anastasia Maria Loupis, il commentatore di estrema destra Nick Fuentes e il complottista Ian Carroll. Chiude la top 10 l’ex presentatore di Fox News, Tucker Carlson.
Alla vigilia di Yom HaShoah, il Ministero israeliano per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo ha pubblicato la classifica ufficiale delle dieci figure più influenti del 2025 nella diffusione di contenuti antisemiti.
“Ognuno di loro ha espresso posizioni antisemite o diffuso disinformazione nei confronti degli ebrei e su Israele” si legge nel rapporto, che illustra anche i criteri adottati. “Abbiamo tenuto conto della gravità delle dichiarazioni e delle azioni oltre che della loro portata, misurata in termini di influenza, frequenza sui social media, presenza nei media tradizionali e capacità di incidere sull’opinione pubblica”.
La lista esclude figure con incarichi istituzionali e si concentra invece su content creator, attivisti e opinion leader. In cima alla classifica troviamo l’influencer Dan Bilzerian, oggi candidato al Congresso in Florida contro il deputato ebreo Randy Fine.
I nomi della lista

Secondo la classifica, Bilzerian si distingue per la sua diffusione sistematica di teorie complottiste e dichiarazioni forti contro Israele e il popolo ebraico. Tra queste: il sostegno all’idea che l’antisemitismo sia “un termine inventato” e l’esistenza di un presunto “problema di supremazia ebraica negli Stati Uniti”.
Al secondo posto nell’elenco figura l’attivista svedese Greta Thunberg, criticata per aver utilizzato termini come “genocidio”, “assedio” e “carestia” in riferimento alle operazioni militari israeliane a Gaza.
Seguono al terzo posto il comico egiziano Basse Youssef, e al quarto la commentatrice americana Candace Owens, più volte al centro di polemiche per le sue posizioni su Israele.
In quinta posizione si trova il giornalista palestinese-britannico Abdel Bari Atwan, mentre nella seconda metà della classifica compaiono figure come l’imam americano Omar Suleiman, la dottoressa danese Anastasia Maria Loupis, il commentatore di estrema destra Nick Fuentes e il complottista Ian Carroll.
Chiude la top 10 l’ex presentatore di Fox News, Tucker Carlson, accusato di diffondere voci sul presunto controllo ebraico dell’informazione e della politica.
Il caso Ms. Rachel e il ruolo dei social

In una sezione separata e dedicata agli Stati Uniti, il ministero ha citato anche la content creator Ms. Rachel, nota per i suoi contenuti educativi rivolti ai bambini.
Secondo il rapporto, negli ultimi mesi la donna avrebbe “amplificato messaggi pro-palestinesi attraverso i suoi canali social”. Le sue posizioni sono state interpretate da alcune organizzazioni pro-Israele come “unilaterali e ostili”, portando a richieste di verifica sulle sue attività.
Il caso evidenzia un aspetto centrale presentato nella classifica: il crescente peso dei social media nella formazione dell’opinione pubblica, anche quando i contenuti non nascono esplicitamente in ambito politico.
La pubblicazione della lista riaccende così il dibattito internazionale sul confine tra critica politica, attivismo e antisemitismo, in un contesto in cui piattaforme digitali e influencer giocano un ruolo sempre più centrale nella diffusione e polarizzazione delle notizie.



