Il presidente israeliano Isaac herzog (foto Chaim Zach, GPO)

Dall’antisemitismo all’IA: la sfida globale del mondo ebraico parte da Israele

Personaggi e Storie

di Nina Deutsch
Presentati i primi progetti di Voice of the People, l’iniziativa del presidente Isaac Herzog che riunisce 150 leader ebrei da sei continenti. Un laboratorio globale nato per affrontare antisemitismo, polarizzazione e impatto dell’intelligenza artificiale in un’epoca di crescenti tensioni internazionali.

Antisemitismo, intelligenza artificiale, divisioni sociali, identità ebraica e futuro delle comunità: sono alcune delle questioni centrali affrontate il 3 giugno, quando sono stati presentati per la prima volta i progetti elaborati nell’ambito di Voice of the People, l’iniziativa globale promossa dal presidente israeliano Isaac Herzog in un contesto internazionale segnato da un preoccupante ritorno e rafforzamento dell’antisemitismo.

L’evento, dal titolo “From Blueprints to Life”, ha segnato un passaggio decisivo: dalla fase di confronto e consultazione a quella dell’attuazione concreta. Come riporta Jewish News, per la prima volta il lavoro dei 150 membri del Consiglio globale è stato tradotto in iniziative operative rivolte alle principali sfide che attraversano oggi il mondo ebraico.

«Quando abbiamo iniziato un anno e mezzo fa era soltanto un foglio di carta, la visione del presidente Isaac Herzog. Ora è qualcosa di reale», ha dichiarato Shirel Dagan, amministratrice delegata di Voice of the People.

L’iniziativa nasce proprio dalla consapevolezza di un quadro globale sempre più complesso: l’aumento degli episodi di antisemitismo, la crescente polarizzazione politica e sociale, le tensioni post-7 ottobre e l’impatto delle nuove tecnologie stanno ridefinendo profondamente il modo in cui le comunità ebraiche si percepiscono e si confrontano con il mondo esterno.

Voice of the People, fortemente voluto da Herzog, riunisce 150 leader e rappresentanti ebraici provenienti da sei continenti con l’obiettivo di affrontare in modo coordinato le sfide di lungo periodo che interessano il popolo ebraico. Non un forum simbolico, ma un laboratorio di lavoro comune tra Israele e diaspora, costruito sulla convinzione che le fratture interne possano essere affrontate solo attraverso un confronto strutturato e continuativo.

Tra i progetti presentati spiccano Hack the Hate, dedicato all’uso della tecnologia per contrastare l’antisemitismo online, e One Five Seven, che punta a garantire una rappresentazione più corretta del mondo ebraico all’interno dei sistemi di intelligenza artificiale e degli ecosistemi digitali da cui sempre più spesso si formano opinioni e conoscenze.

Proprio l’intelligenza artificiale è uno dei fronti considerati più sensibili: gli strumenti digitali, sempre più utilizzati come fonte primaria di informazione, rischiano infatti di amplificare stereotipi e distorsioni già presenti online, influenzando in modo diretto la percezione del mondo ebraico soprattutto tra le nuove generazioni.

Accanto ai progetti tecnologici, l’iniziativa ha sviluppato programmi dedicati alla coesione sociale e alla continuità identitaria. MTT affronta il tema della polarizzazione crescente all’interno delle società contemporanee; Tiny Tribe mira a rafforzare l’identità ebraica fin dalla primissima infanzia, coinvolgendo famiglie e bambini; Otzera propone invece un modello di investimento e resilienza a lungo termine per sostenere le comunità ebraiche a livello globale.

Il lancio dei progetti è il risultato di mesi di consultazioni internazionali, tra cui una serie di incontri nel Regno Unito che hanno coinvolto alcune delle principali istituzioni ebraiche britanniche. Durante la visita, Dagan ha dialogato con rappresentanti del Board of Deputies, del CST, della United Synagogue, di PaJeS, UJIA, UJS e LSJS, oltre che con il Rabbino Capo Ephraim Mirvis, affrontando temi che vanno dalla sicurezza comunitaria alla formazione della leadership, fino al rapporto tra Israele e diaspora.

«Ciò che mi ha colpito di più è che tutto parte dalle persone e dalle relazioni», ha raccontato. «Incontrarsi di persona, ascoltarsi, costruire fiducia: è così che si creano legami autentici.»

Un aspetto che assume particolare peso in un momento in cui diverse comunità ebraiche, in vari Paesi, stanno registrando un aumento di episodi antisemiti e attacchi contro infrastrutture e luoghi simbolo. Anche nel Regno Unito, negli ultimi mesi, si sono verificati gravi episodi di violenza, inseriti in un contesto internazionale sempre più teso.

«Purtroppo la situazione è peggiorata», ha osservato Dagan. «Gli episodi antisemiti continuano ad aumentare nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Francia, in Canada e in molti altri Paesi.»

Secondo gli organizzatori, però, la risposta non può limitarsi alla sola gestione dell’emergenza. L’obiettivo dell’iniziativa è costruire infrastrutture relazionali e progettuali capaci di rafforzare nel tempo la resilienza delle comunità ebraiche.

Uno dei risultati più significativi emersi finora è proprio la nascita di una rete globale di relazioni tra persone che, fino a poco tempo fa, non avevano mai lavorato insieme. Leader, attivisti, educatori e professionisti di contesti diversi hanno iniziato a riconoscersi come parte di un progetto comune.

«Vedere questi legami nascere tra persone che diciotto mesi fa non si conoscevano e che oggi si sentono come una famiglia è straordinario», ha affermato Dagan. «Quando succede qualcosa a uno di noi, la prima reazione è chiedere: “Come stai? Hai bisogno di aiuto?”»

Per gli organizzatori, la vera sfida è proprio questa: riuscire a mantenere il dialogo anche in presenza di profonde differenze politiche, culturali e ideologiche. «Non dobbiamo necessariamente essere d’accordo», ha concluso Dagan. «Ma dobbiamo imparare a rispettarci.»

In un mondo attraversato da conflitti, polarizzazioni e nuove forme di antisemitismo, Voice of the People si propone così non solo come un progetto di riflessione, ma come un tentativo concreto di costruire strumenti condivisi per affrontare le sfide del presente. Una scommessa che, nelle intenzioni di Herzog, riguarda non solo il futuro del mondo ebraico, ma anche la capacità di una comunità globale di restare unita in un’epoca di fratture profonde.