Vittime civili denunciate dal Ministero della Sanità di Gaza. Un’indagine solleva dubbi sui numeri ufficiali

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di Redazione
Nel mare magnum delle informazioni sul conflitto mediorientale, distinguere tra notizie verificate e false è diventato sempre più complesso. A partire dal numero effettivo sulle tragiche perdite di vite civili a Gaza, un tema centrale dell’attenzione internazionale. In un’inchiesta condotta da Abraham Wyner – professore di Statistica e Scienza dei Dati presso la Wharton School dell’Università della Pennsylvania – viene esaminato il presunto falsificamento dei dati sulle vittime da parte del Ministero della Sanità di Gaza. Questa inchiesta, di cui forniamo un riassunto qui di seguito, è stata recentemente pubblicata su Tablet Magazine, una risorsa autorevole per la comunità ebraica, che offre notizie, saggi, podcast e opinioni che spaziano tra arte, cultura, tecnologia, festività, sport e molto altro.

«La prova è nelle loro stesse cifre mal fabbricate – scrive Wyner Wyner –. La fonte principale dei dati è stato il Ministero della Sanità di Gaza, controllato da Hamas, che ora dichiara più di 30.000 morti, la maggior parte dei quali sono bambini e donne. Recentemente, l’amministrazione Biden ha legittimato la figura di Hamas. Quando la scorsa settimana, durante un’udienza del Comitato per le Forze Armate della Camera, è stato chiesto quanti donne e bambini palestinesi siano stati uccisi dal 7 ottobre, il Segretario alla Difesa Lloyd Austin ha detto che il numero era “oltre 25.000”. Il Pentagono ha subito chiarito che il segretario “stava citando una stima del Ministero della Sanità controllato da Hamas”. Lo stesso presidente Biden aveva citato in precedenza questa cifra, affermando che “troppi, troppi degli oltre 27.000 palestinesi uccisi in questo conflitto erano civili e bambini innocenti, tra cui migliaia di bambini”. La Casa Bianca ha inoltre spiegato che il presidente “si riferiva ai dati disponibili al pubblico sul numero totale delle vittime”».

L’autore dell’inchiesta spiega quale sia il problema di questi dati: i numeri non sono reali: «Questo è ovvio per chiunque capisca come funzionano i numeri naturali. Le vittime non sono soprattutto donne e bambini, e la maggioranza potrebbe essere composta da combattenti di Hamas».

Il testo analizza attentamente i dati pubblicati dal Ministero della Sanità di Gaza, concentrando l’attenzione su un periodo specifico compreso tra il 26 ottobre e il 10 novembre 2023. Si evidenzia un crescente scetticismo riguardo alla veridicità dei numeri presentati, soprattutto in relazione al totale giornaliero delle vittime, che sembra mostrare un aumento regolare nel tempo, secondo un modello quasi metronomico, ossia estremamente regolare e preciso. Per illustrare questa tendenza, nell’aarticolo vengono forniti grafici che evidenziano l’aumento costante delle vittime nel periodo considerato. L’autore solleva dubbi sulla plausibilità di una tale costanza nei numeri di vittime, suggerendo che dovrebbero esserci variazioni significative giorno per giorno in un contesto di conflitto.

Inoltre, si notano delle discrepanze nei dati, come la mancanza di correlazione tra il numero di vittime donne e bambini, che dovrebbero variare insieme in base alla natura delle operazioni militari. L’autore ipotizza che potrebbero esserci stati errori di segnalazione o manipolazione dei dati da parte del Ministero della Sanità di Gaza per ragioni politiche o propagandistiche.

L’analisi mette in luce anche alcune anomalie nei dati giornalieri delle vittime, come giorni in cui il numero di vittime maschili è prossimo allo zero, ma il numero di vittime femminili è sorprendentemente alto. Queste incongruenze portano l’autore a concludere che i numeri riportati potrebbero essere inaffidabili o addirittura falsificati.

Inoltre, tra tutti i dati forniti, si menzionano le affermazioni di Hamas secondo cui il 70% delle vittime sono donne e bambini, mentre il 20% sarebbero combattenti. Questi dati sollevano ulteriori interrogativi sulla credibilità dei numeri riportati.

L’autore sottolinea infine la complessità nel determinare il numero effettivo di vittime civili, dato il contesto di guerra e le diverse interpretazioni dei dati disponibili. Conclude: «Non solo il conteggio ufficiale dei morti palestinesi non riesce a distinguere i soldati dai bambini, ma Hamas attribuisce la colpa a Israele di tutte le morti, anche se causate da razzi falliti di Hamas, esplosioni accidentali, uccisioni deliberate o battaglie interne […]. La verità non può ancora essere conosciuta e probabilmente non lo sarà mai. È probabile che il conteggio totale delle vittime civili sia estremamente sopravvalutato. Israele stima che almeno 12.000 combattenti siano stati uccisi. Se quel numero si rivelasse anche ragionevolmente accurato, allora il rapporto tra vittime non combattenti e combattenti sarebbe notevolmente basso: al massimo 1,4 a 1 e forse addirittura 1 a 1. Secondo gli standard storici della guerra urbana, dove i combattenti sono incastonati sopra e sotto nei centri abitati civili, si tratta di uno sforzo notevole e di successo per prevenire inutili perdite di vite umane mentre si combatte un nemico implacabile che si protegge con i civili».

 

(Foto: Ansa.it)