Paesi Bassi: a ottobre 2023 +800% di atti antisemiti. E se uno studente è ebreo o israeliano, all’università rischia di essere aggredito

Mondo

di Nathan Greppi
In molti paesi europei, già a ridosso del 7 ottobre vi erano ambienti estremisti che celebravano i massacri compiuti da Hamas, soprattutto in ambito accademico. Basti pensare che all’Università di Amsterdam, il 15 ottobre è stato pubblicato un appello che ad oggi hanno firmato più di 1.200 persone tra studenti, dottorandi e membri del personale, in cui si legge: “Il 2023 sarà senza dubbio l’anno che verrà celebrato e studiato per il modo in cui i palestinesi hanno resistito fermamente al colonialismo e all’occupazione, e sono sopravvissuti al genocidio”. E questo è successo nella città dove viveva Anne Frank.

Sempre in Olanda, quando è iniziato il processo contro Israele all’Aja, dieci agenzie pubblicitarie si sono rifiutate di pubblicare i manifesti con le foto degli ostaggi israeliani. E già ad ottobre, si erano registrati numerosi attacchi alle sinagoghe ed episodi di antisemitismo.

Per capire qual è l’aria che si respira, Bet Magazine ha parlato con lo storico olandese Hans Wallage, ricercatore presso l’Università di Amsterdam e il CIDI (Centro d’Informazione e Documentazione Israel), principale ente per il monitoraggio dell’antisemitismo nei Paesi Bassi.

Hans Wallage

In una sua analisi apparsa nel marzo 2023 sulla rivista “Algemeiner”, sosteneva che l’antisemitismo in Olanda si lega soprattutto al conflitto in Medio Oriente e alle tifoserie nel calcio. Cosa può dirci in merito?

Per molto tempo, era difficile trovare un’unica fonte dalla quale provenisse l’odio verso gli ebrei. Già da prima del 7 ottobre, in base ai dati a nostra disposizione (del CIDI, ndr), abbiamo assistito ad una crescita dell’antisemitismo; solo nel settembre 2023, c’erano quasi gli stessi numeri di tutto il 2022. E il 42% degli insegnanti nei licei olandesi avevano dichiarato nei primi mesi del 2023 di aver assistito ad esternazioni antisemite e negazioniste da parte dei loro studenti.

Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una crescente retorica antisraeliana nella società, alimentata dai media che spesso fanno ricorso alla dicotomia oppresso/oppressore, attaccando solo Israele e giustificando i terroristi, senza fare approfondimenti sulle ragioni storiche del conflitto.

Cosa è cambiato dopo il 7 ottobre?

Quello che è successo quel giorno, e quello che sta succedendo ora a Gaza, stanno esercitando una forte influenza sull’antisemitismo qui da noi. Il risultato è stato che ad ottobre c’è stato un aumento dell’800% circa degli episodi di antisemitismo rispetto all’anno precedente. Le persone non riescono a separare la situazione in Israele dagli ebrei che vivono qui nei Paesi Bassi, i quali vengono incolpati per quello che succede a Gaza.

Come viene visto dall’opinione pubblica il processo contro Israele all’Aja?

In generale, nell’opinione pubblica e tra i partiti politici si è creata una forte polarizzazione; o sono favorevoli o sono contrari, non esistono più posizioni intermedie. Se alcuni partiti difendono Israele, altri lo criticano unilateralmente, e alcuni ne negano apertamente il diritto all’esistenza. Questa polarizzazione si vede in ogni ramo della società, e negli editoriali che vengono pubblicati sui principali quotidiani. Non si sentono più argomentazioni basate sui fatti, ma solo interpretazioni soggettive.

Nella sua università, già il 15 ottobre apparve un appello a sostegno dei massacri del 7 ottobre. Quanto è diffuso l’odio negli atenei olandesi?

Questo è un problema molto serio, diffuso in tutto il paese. Ed è un problema che non riguarda solo Israele; più o meno in tutte le università, non c’è più spazio per il dibattito e per le argomentazioni, esistono solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Se uno studente ebreo o israeliano va in università, e sanno che è ebreo, rischia di essere aggredito.

In molte città europee, abbiamo assistito a manifestazioni dove i musulmani incitavano alla violenza verso gli ebrei. Nei Paesi Bassi, quali sono i rapporti tra la comunità ebraica e quella islamica?

Per il momento i rapporti non si sono deteriorati troppo. Nonostante tutto, le comunità ebraiche e quelle musulmane cercano di dialogare e di rimanere connesse. C’è molta tensione per la divergenza di opinioni, ma questo non vuol dire che non ci siano più iniziative per cercare di parlarsi.

Le autorità sono consapevoli dei rischi per la sicurezza delle comunità ebraiche?

Non saprei dire se l’attenzione è aumentata o meno. Ma da che ho memoria, qui nei Paesi Bassi le misure di sicurezza per le comunità ebraiche sono sempre state elevate, ed è così da molto prima del 7 ottobre.

 

(Manifesto antisemita che ricorda il calciatore Steven Berghuis. Fonte: CIDI)