Ungheria: gli ebrei boicottano le celebrazioni per il 70° della Shoah

Mondo

Commemorazioni, cerimonie, restauri di sinagoghe e altri progetti si svolgeranno durante il corso di quest’anno in Ungheria, in occasione del 70 anniversario della Shoah nel Paese. In primavera, poi, dovrebbe aprire il nuovo Memoriale e centro educativo dedicato alle esperienze dei bambini durante la Shoah (nella foto), chiamata “la casa dei destini” (dal titolo di un libro dello scrittore ebreo ungherese Imre Kertesz). Il  nuovo edificio, per cui il governo ungherese ha stanziato un’ingente somma pari a 22 milioni di dollari, sarà situato nella dismessa stazione dei treni di  Józsefváros, in una zona un tempo abitata da molti ebrei.

Ma secondo la comunità ebraica locale si tratta di eventi di facciata, che «urtano gravemente le sensibilità dei sopravvissuti». Da qui la decisione dell’Associazione delle comunità ebraiche ungheresi (Mazsihisz) di boicottare le celebrazioni volute dal primo ministro Viktor Orban, del partito Fidesz: una formazione politica, questa, che pur non essendo apertamente antisemita, ha sostenuto un culto della memoria di personaggi alleati dei nazisti, come Miklós Horthy, il governatore nazionalista che portò l’Ungheria in guerra a fianco della Germania di Hitler. E poi che dire della presenza in Parlamento del sempre più potente partito di estrema destra Jobbik (43 seggi su 386), che è stato più volte protagonista di esternazioni e provocazioni antisemite: l’ultima è arrivata proprio di recente, quando alcuni esponenti del partito hanno annunciato per il 14 febbraio prossimo un’assemblea politica nella città di Esztergom nei locali di quella che un tempo era una sinagoga di una vibrante comunità ebraica, e che dal 2006 è un centro culturale.

La decisione ha ovviamente suscitato importanti reazioni sdegnate, prima fra tutte quelle dei partiti di sinistra. Tamas Gal, esponente socialista per la città di  Esztergom, ha scritto una lettera al sindaco della città, Eva Tenyi, chiedendole esplicitamente di annullare l’evento.

“La scelta del luogo per questo evento è un’orribile e cinica dissacrazione della memoria delle vittime dell’Olocausto e dei sentimenti dei sopravvissuti – si legge nella lettera indirizzata al primo cittadino -. Vi chiedo di fare ogni cosa per assicurare che il governo di Esztergom e il consiglio della città esprimano le loro obiezioni”.

Ma le reazioni vengono anche da fuori Ungheria. La leadership del Rabbinical Center of Europe e la European Jewish Association hanno infatti indetto per marzo una conferenza in protesta del risorgere dell’antisemitismo in Ungheria, in occasione del 70 anniversario dell’Olocausto in Ungheria. La conferenza avrà luogo a Budapest il 24 e il 25 marzo e vedrà la partecipazione di centinaia di rabbini europei, insieme ai Rabbini Capi d’Israele David Lau e Rabbi Yitzchak Yosef, oltre che rabbini e rappresentanti del governo ungherese.

Un atteggiamento, insomma, più che ambivalente, quello del governo, che da un lato ricorda le vittime ebraiche, dall’altro, però, non riconosce la responsabilità delle autorità ungheresi nello sterminio degli ebrei. Per questo la scelta del governo di  erigere un monumento in ricordo dell’invasione nazista ha scatenato dure reazioni e il boicottaggio delle celebrazioni. Così facendo, sostiene la Mazsihisz, «si suggerisce che la responsabilità per le deportazioni fosse dei nazisti occupanti, mentre in realtà le autorità ungheresi del regime Miklos Horthy collaboravano pienamente».

Come è noto, circa 450.000 ebrei ungheresi furono deportati ad Auschwitz-Birkenau nella primavera del 1944, e dall’ottobre dello stesso anno, sotto il regime delle Croci Ferrate, altre migliaia di ebrei furono gettati nel Danubio, deportati in campi o forzati a marciare verso l’Austria.