rifugio sotterraneo scoperto sotto Lviv in cui si nascosero gli ebrei durante la seconda guerra mondiale

Ucraina: scoperto rifugio sotterraneo degli ebrei durante la Shoah

Mondo

di Nathan Greppi
Sotto le strade della città di Lviv (Leopoli), oggi nell’Ucraina occidentale ma un tempo in territorio polacco, degli scavi hanno recentemente portato alla luce un rifugio sotterraneo utilizzato dagli ebrei del luogo per nascondersi durante la Seconda Guerra Mondiale, in modo da sfuggire ai nazisti.

Secondo la storica ucraina Hanna Tychka, all’epoca furono circa 100.000 gli ebrei di Leopoli, circa un terzo della popolazione totale, a venire uccisi dai nazisti. Alcuni riuscirono a sopravvivere, scavando un tunnel per fuggire dal ghetto e ricavandosi un nascondiglio nel sistema fognario, dove si stabilirono tra il 1943 e il 1944. Due di loro, Ignacy Chiger e sua figlia Krystyna, in seguito scrissero delle memorie in merito.

Come riporta la Reuters, attraverso i loro scritti si è riusciti a ritrovare il luogo esatto dove si erano nascosti. Per riuscire a sopravvivere, Chiger scavò partendo dal ghetto un tunnel lungo 7 metri, per poi perforare il muro delle fogne che era spesso 90 centimetri. Dovevano lavorare lentamente e in silenzio per non farsi scoprire, utilizzando un martello che all’aperto tenevano nascosto in mezzo ai panni.

Già prima di questa scoperta, la Tychka e la sua squadra avevano scoperto nel luglio di quest’anno una grotta, dove gli ebrei fuggiti dal ghetto passavano la loro prima notte di libertà prima di nascondersi nelle fogne, dove il rifugio era più grande. Rifugio dove sono stati trovati diversi oggetti appartenuti ai fuggitivi: un piatto, una statuetta di una pecora, e resti di lanterne. C’erano anche pezzi di vetro infilati tra i mattoni, per impedire ai ratti di venire a rubare il cibo.

Su 21 ebrei che vi si sono nascosti, solo 10 vi rimasero fino alla fine, mentre gli altri morirono o andarono altrove a causa delle condizioni di vita troppo dure: ad esempio, un uomo morì trascinato via dalla corrente delle fogne mentre cercava di rifornirsi d’acqua; poco dopo, sua moglie partorì lì, ma soffocarono il neonato per paura che le sue grida li facessero scoprire. Lasciarono il rifugio nel luglio 1944, quando le truppe sovietiche rioccuparono Leopoli.

Queste vicende sono state narrate dalla regista polacca Agnieszka Holland nel film del 2011 In Darkness, che è stato anche candidato agli Oscar. Mentre David Lee Preston, giornalista americano e figlio di una delle superstiti del gruppo, dopo la morte della madre ha raccontato questa storia attraverso vari articoli sul quotidiano locale Philadelphia Inquirer.

(Foto: Reuters, Gleb Garanich) 

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