Henry de Lesquen

Svizzera e antisemitismo. Al raduno dell’estrema destra, lo xenofobo De Lesquen e il suo “virus giudaico”

di Roberto Zadik
Qual è il rapporto fra la Svizzera e il mondo ebraico? Il tema è decisamente poco affrontato e recentemente nella parte francese del Paese, il Cantone di Vaud è accaduto un episodio inquietante. A questo proposito, il sito del Crif (Consiglio Rappresentativo delle istituzioni ebraiche francesi) ha denunciato il raduno antisemita avvenuto nella cittadina di Aigle e l’accoglienza molto permissiva di un personaggio quantomeno discutibile come Henry de Lesquen.

Alto funzionario della politica francese, 71enne noto per le sue dichiarazioni estremamente provocatorie e razziste, si è espresso col suo consueto stile pungente al meeting del partito di estrema destra Resistenza Elvetica con frecciate come “Il giudeovirus è peggio del Coronavirus”. Condannato in Francia nel 2018 per istigazione all’odio e le sue dichiarazioni, de Lesquen ha parlato davanti a una sessantina di persone di tutte le età e estrazioni sociali fra le quali era presente il presidente del partito nazionalista svizzero Philippe Brennenstuhl. Apertamente xenofobo  e spesso irritante, il politico d’oltralpe, si è dilungato in un discorso sulla specie umane e le sue razze e sul male dell’immigrazione “congolese” incoraggiata, secondo lui, da “uomini bianchi sottomessi e governi cosmopoliti” per arrivare gradualmente agli ebrei e alla “lobby ebraica” (la consorteria giudaica come l’ha definita) accusata di favorire questa “invasione”.

Nonostante l’oggettiva aggressività delle sue affermazioni, tutto è stato tollerato con la massima tranquillità, nonostante gli avvertimenti del gruppo Solidarietà Ebraica che aveva annunciato l’arrivo di de Lesquen e i tentativi di mobilitazione da parte della sinistra e le dichiarazioni sui social network di molte persone che affermavano di voler presenziare al comizio per opporsi a quanto affermato. Perfino le autorità comunali di Aigle, nonostante fossero a conoscenza dell’evento, sono rimaste inerti non occupandosene minimamente e sottolineando l’importanza di garantire il difficile equilibrio fra la libertà d’espressione e la legalità.   Successivamente  il sindaco della località svizzera francese,  Frederic Borloz si è scusato per quanto accaduto affermando di aver “appreso in ritrardo dell’evento e che il razzismo deve essere combattuto”. Egli ha inoltre annunciato l’invio di una comunicazione al partito Resistenza Elvetica che specificherà la necessaria ufficializzazione delle loro attività, finora svoltesi in privato e lontane dalla sorveglianza publica. “Ci auguriamo di poter impedire manifestazioni analoghe qualora si rivelassero rischiose” ha specificato Borloz e in merito a de Lesquen egli “non avrà più il permesso di tenere conferenze qui e può darsi che le sue finalità siano perseguite dalla autorità. Non ci rassegneremo”.