Rigido inverno per la comunità ebraica di Lugansk

Mondo

di Paolo Castellano

Alcuni membri della Comunità ebraica di Lugansk (fonte: sito web JTA)
Alcuni membri della Comunità ebraica di Lugansk (fonte: sito web JTA)

Bastano poche ore di volo da Milano per arrivare in Ucraina e scoprire che la guerra non è poi così lontana. All’interno del territorio ucraino, come racconta Cnaan Liphshiz su JTA News, risiede una comunità ebraica che in queste settimane affronta coraggiosamente il freddo e la guerra per difendere e non abbandonare la propria sinagoga, luogo di preghiera e di speranza, in cui i pochi fedeli rimasti pregano per due ore al giorno

Siamo a Lugansk, località della auto-proclamata Repubblica Indipendente filorussa. Una città fantasma con strade deserte, mendicanti che frugano nella spazzatura, carcasse di piccoli animali al suolo e il terreno disseminato da buche scavate dalla deflagrazione dei mortai. All’interno del centro abitato vivono ancora circa 2000 ebrei. Alcuni di loro presidiano la sinagoga.Igor Leonidovich, il gabbai della sinagoga ha dichiarato al JTA: «Non abbiamo acqua corrente, ci muoviamo poco per mantenere il calore. Solitamente stiamo qui per due ore. Preghiamo per la pace».

Nel frattempo Chanukkah è arrivata e i fedeli si apprestano ad accendere i tradizionali lumi. Ma i ribelli pretendono che siano spenti durante la notto poiché potrebbero interferire con le operazioni militari. Oltre al fattore freddo anche curarsi è un problema dato che i due terzi della forza medica hanno abbandonato il Paese. A partire da luglio 425.000 individui – circa metà della popolazione – ha lasciato il centro urbano a seguito dello scoppio dei combattimenti. 4.500 persone hanno perso la vita da quella data. Tragico anche ciò che è accaduto all’ospedale psichiatrico di Lugansk, dove a causa degli effetti del rigido inverno molti pazienti hanno perso la vita per mancata assistenza sanitaria.

La comunità ebraica dunque non si arrende alle bombe, anche se i momenti di dolore e sconforto non sono mancati. Durante i primi mesi del conflitto due membri hanno perso la vita: una bomba ha ucciso Svetlana e la figlioletta Anna di 5 anni appena uscite da un supermercato. Nelle ultime settimane le associazioni internazionali, come la American Jewish Joint Distribution Committee e la International Fellowship of Christians and Jews, stanno inviando aiuti distribuendo beni di prima necessità agli ebrei della città e ad altri 300 bisognosi. Ultimamente è stato donato anche un generatore di elettricità con cui è stato possibile riportare la luce in sinagoga.

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