di Nina Deutsch
A Vienna sono attese contestazioni, possibili boicottaggi e misure di sicurezza rafforzate per la delegazione israeliana. Tra pressioni internazionali, nuove regole di voto e rapporti diplomatici complessi, il team guidato da Noam Bettan prepara la competizione puntando al primo posto, nonostante un clima definito «difficile e incerto».
Non è più una semplice polemica, né un episodio isolato. È diventato un riflesso quasi automatico. Dai fischi contro le delegazioni israeliane negli eventi sportivi internazionali alle contestazioni nel mondo dell’arte – come alla Biennale di Venezia – fino alle tensioni che accompagnano l’imminente Eurovision Song Contest 2026, il copione sembra ripetersi con una regolarità disarmante. Cambia il contesto, non la dinamica: artisti e atleti finiscono al centro di tensioni politiche che non hanno contribuito a generare.
Il caso dell’Eurovision, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio, è emblematico. Le anticipazioni parlano di un clima teso per la delegazione israeliana: possibili proteste, bandiere palestinesi tra il pubblico e un dispositivo di sicurezza rafforzato. Alcuni Paesi avrebbero valutato o annunciato forme di boicottaggio legate alla partecipazione di Israele, mentre le recenti modifiche al sistema di voto potrebbero incidere sull’equilibrio tra giuria e televoto.
Eppure, sul palco saliranno artisti, non governi. Tra loro il team guidato da Noam Bettan, determinato a giocarsi fino in fondo le proprie possibilità. È qui che emerge il paradosso: la cultura viene invocata come spazio universale, ma spesso giudicata attraverso la lente della geopolitica.
Non è la prima volta che Israele si confronta con ostacoli, pressioni e tentativi di isolamento nel contesto dell’Eurovision Song Contest. A pochi giorni dalla finale, la delegazione lavora lontano dai riflettori, concentrata esclusivamente sulla performance.
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La performance
Bettan porterà sul palco “Michelle”, brano scritto insieme a Yuval Raphael, Tzlil Klifi e Nadav Aharoni. La produzione promette elementi scenici aggiuntivi, ma una presenza è già confermata: il ballerino Lihi Freud, protagonista del videoclip, sarà sul palco con lui durante l’esibizione.
Rapporti tra delegazioni
Negli ultimi anni, come riportato anche in un lungo e dettagliato articolo di Ynet il contesto attorno alla partecipazione israeliana si è progressivamente complicato, complice la situazione geopolitica.
Anche quest’anno lo scenario non appare diverso: l’assenza della delegazione da alcuni eventi preparatori, per ragioni di sicurezza, ha ridotto le occasioni di contatto diretto con gli altri Paesi.
Durante il conflitto con l’Iran, inoltre, la chiusura dello spazio aereo ha impedito la partecipazione al tradizionale incontro dei capi delegazione, momento chiave per i rapporti diplomatici informali.
Eppure, il quadro non è uniforme. «Alcune delegazioni fanno più rumore, come Svezia e Finlandia, ma succede ogni anno», racconta una fonte. «Con molte altre i rapporti restano buoni», spiega Tzafir, direttore della delegazione.
Non mancano segnali più distensivi sul piano personale: «Noam mi ha riferito di uno scambio con la rappresentante francese, molto gentile con lui».
Anche dal Belgio, spesso critico, arrivano aperture. La cantante Assila ha dichiarato: «Capisco le polemiche, ma l’Eurovision resta una grande famiglia musicale unita dalla musica».
Sicurezza al massimo livello
Accanto alla dimensione artistica, la sicurezza resta centrale. A Vienna, nonostante l’Austria sia considerata un Paese amico, il livello di protezione non verrà ridotto.
La delegazione avrà numeri simili agli anni precedenti, ma con un dispositivo paragonabile a quello delle edizioni più delicate. «L’ostilità nei confronti di Israele è aumentata», spiega Tzafir. «Le informazioni in nostro possesso indicano un contesto complesso». Un’altra fonte aggiunge: «Ci aspettiamo proteste e possibili episodi spiacevoli. Nulla viene sottovalutato».
Il precedente di Malmö
Il momento più critico resta quello della scorsa edizione a Malmö, durante la sfilata sul tappeto turchese. Tra bandiere e contestazioni, una persona mimò un gesto minaccioso nei confronti di Yuval Raphael. La delegazione presentò denuncia, senza però ricevere aggiornamenti. «Situazioni simili potrebbero ripetersi», ammette una fonte. «Ma non rinunceremo a partecipare».
Fischi e gestione della pressione
Il team si prepara anche a possibili contestazioni durante le esibizioni.
«È un artista mentalmente solido», spiega Tzafir riferendosi a Bettan. «Sa gestire la pressione». E sui fischi sottolinea: «Non sono piacevoli, ma possono trasformarsi in energia. A volte generano persino empatia nel pubblico televisivo».
Nuove regole e tensioni politiche
Per il 70° anniversario, l’European Broadcasting Union ha cercato un equilibrio tra partecipazione e tensioni politiche. La presenza israeliana è stata oggetto di discussione per mesi, con il rischio concreto di esclusione durante la guerra a Gaza.
Alla riunione decisiva di Ginevra, diversi Paesi – tra cui Spagna, Irlanda, Slovenia e Paesi Bassi – avevano minacciato il boicottaggio. Il compromesso ha portato a nuove regole: ritorno delle giurie nelle semifinali e riduzione dei voti per telefono.
Misure che Israele interpreta come un tentativo di ridurre il peso del televoto.
Tzafir, però, resta ottimista: «Il sostegno delle comunità ebraiche in Europa è spontaneo e forte».
Nel frattempo, alcune emittenti hanno scelto di non trasmettere l’evento: in Spagna accadrà per la prima volta dagli anni ’60, mentre in Slovenia andranno in onda film palestinesi durante la manifestazione.
Obiettivo: vincere
Nonostante tutto, l’ambizione resta dichiarata: «Puntiamo al primo posto», è il mantra della delegazione. Prima della finale, Bettan dovrà superare la semifinale del 12 maggio. Sul palco ci saranno anche Italia e Germania, già qualificate. «Non prendiamo in considerazione l’idea di non passare il turno», confida una fonte vicina a Kan.
Tra sogni e incognite
Lo sguardo è già rivolto al 2027. L’obiettivo è portare l’Eurovision in Israele, evitando scenari simili a quello ucraino, costretta a ospitare l’evento all’estero. Tra i favoriti figura la Finlandia, ipotesi che genera preoccupazione: «Se vincessero loro, sarebbe una sfida molto complessa. L’ostilità cresce e va affrontata con realismo».
Il pubblico
Secondo l’EBU, sono già stati venduti circa 95.000 biglietti per i nove spettacoli dell’Eurovision. I principali acquirenti provengono dall’Austria, seguita da Germania, Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti, Francia, Australia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Paesi Bassi. Israele non figura tra i primi dieci Paesi, ma il sostegno del pubblico non mancherà. A Vienna è attesa comunque una presenza significativa di tifosi pronti a sostenere Bettan.



