Quelle foto ignorate dai giornali negli anni ’30 sull’antisemitismo tedesco

Mondo

di Davide Foa

"Gli ebrei non sono benvenuti qui"
“Gli ebrei non sono benvenuti qui”

“Gli ebrei non sono benvenuti qui.”
“Chi compra dagli ebrei tradisce la nazione.”
“Non vogliamo vedere ebrei. Loro sono il nostro problema.”

Questo, e molto altro, si poteva leggere in Germania su appositi cartelli posizionati lungo le strade, agli ingressi delle città, fuori da negozi e abitazioni. Non per forza erano imposti dai poteri alti, anzi molte volte erano frutto dell’iniziativa dei locali. Erano i primi anni ‘30 e già comparivano i primi segnali, i primi avvertimenti inequivocabili, almeno per noi posteri, di quello che sarebbe successo qualche anno dopo.

Nel 1935, Hans Richman e Alfred Viner, giornalisti ebrei tedeschi rifugiatisi in Olanda, decisero quindi di inviare in Germania un fotografo olandese, rimasto anonimo. Il suo compito? Fotografare quei cartelli cosicché l’opinione pubblica mondiale potesse rendersi conto del pericolo imminente e agire di conseguenza.

"La strada per la Palestina non passa da qui"
“La strada per la Palestina non passa da qui”

Così il fotografo, in sella alla sua motocicletta, da Bad Bentheim, città lungo il confine tedesco-olandese, arrivò a Berlino, percorrendo ben 500 km e scattando numerose fotografie ai cartelli antisemiti che incontrava lungo il suo tragitto.

Richman e Viner si preoccuparono quindi di far pervenire gli scatti alle più importanti testate giornalistiche di tutto il mondo; finalmente l’antisemitismo tedesco sarebbe comparso sulle prime pagine dei giornali suscitando scalpore e permettendo agli ebrei tedeschi, ma non solo, di mettersi al riparo prima che fosse troppo tardi.

Così non accade. Nessun giornale si preoccupò di pubblicare quelle fotografie, neanche quelli della terra che di lì a poco sarebbe diventato lo Stato d’Israele.

“Le foto avrebbero dovuto risvegliare l’opinione pubblica riguardo a quello che stava succedendo in Germania, ma anche nella terra d’Israele non capirono la gravità della situazione”, queste le parole dell’archivista Gil Weissblei, riportate da un articolo di Ynetnews.

"Gli ebrei non sono voluti qui"
“Gli ebrei non sono voluti qui”

Nel gennaio del 1936 i due giornalisti inviarono delle copie di quelle fotografie alla National Library di Gerusalemme, sempre con la speranza di risvegliare un sentimento di preoccupazione almeno nelle anime e negli ambienti ebraici. L’album però attirò soltanto polvere, nessun giornalista diede importanza a quelle foto.

“Erano talmente tanto abituati a vedere l’antisemitismo, che quelle foto non gli sembrarono nulla di particolare. Non immaginavano minimamente dove tutto ciò avrebbe portato” afferma Weissblei, che continua: “solo oggi capiamo l’importanza di quelle foto; in esse non si vedranno teschi, sangue né omicidi, sono semplici scritte: eppure permisero uno dei più grandi crimini nella storia dell’umanità.”

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