Oggi come negli anni ’30: leader ebraici europei a confronto

Mondo

di Carlotta Jarach

Moshe Kanto, presidente dell'European Jewish Congress (EJC)
Moshe Kanto, presidente dell’European Jewish Congress (EJC)

PRAGA – “Le recenti atrocità di Parigi Bruxelles e Tolosa sono manifestazioni visibili dei problemi strutturali profondi della società europea di oggi. Ciò, accoppiato ai continui successi elettorali dei partiti estremisti in Europa, ha dimostrato in tutto il continente che, purtroppo, è iniziato un pericoloso percorso”: queste le ferme e dure parole pronunciate dal Presidente del Congresso ebraico europeo (EJC) Moshe Kantor in occasione dell’incontro internazionale a tema Antisemitismo tenutosi in Repubblica Ceca il 26 gennaio. Parlamentari, legislatori, avvocati e politologi hanno discusso a fondo circa l’aumento di consensi della destra radicale in vari paesi e il ruolo che questo, assieme all’Islam, ha nei confronti dell’allarmante esodo ebraico dal continente.

L’atmosfera che si vive ora è paragonabile alla situazione degli anni trenta: come dice Kantor – e con lui moltissimi altri– l’Europa è sul punto di un nuovo Medioevo. Quali sono, se ci sono, i modi pratici per combattere l’aumento dell’antisemitismo, del razzismo e in generale del radicalismo religioso dilagante? È essenzialmente questo il punto di partenza della conferenza Let my people Live!” di lunedì 26 gennaio: è necessario un modello di legge che definisca i limiti di tolleranza e che diventi legge di tutti, da presentare nei parlamenti di tutta Europa e al Parlamento Europeo stesso.

Il partito neonazista Alba Dorata alle appena concluse elezioni greche ha ottenuto il terzo posto, e questo è solo un esempio di come si stiano evolvendo i vari sentimenti xenofobi: “l’estrema destra è entrata attivamente nei parlamenti d’Europa” dice Kantor. E ha aggiunto: “il jihadismo però è molto vicino al nazismo, anzi si potrebbe dire che sono due facce della stessa medaglia”.

Generalizzare e creare il binomio Islam-terrorismo è quanto mai sbagliato, tuttavia la situazione delle comunità ebraiche fa presagire il peggio:  “gli ebrei dell’Europa sono l’unica minoranza oggi che ha paura di mandare i suoi figli a scuola”. La porta d’acciaio della scuola dei suoi bambini, dice, è spessa 20 centimetri, e ciò è esemplificativo.

Molti i politici cechi intervenuti, tra cui il Primo Ministro Bohuslav Soborka, il Presidente Milos Zeman, e il Presidente del Senato Milan Štěch: proprio quest’ultimo ha espresso chiaramente che si deve agire affinché nessuno abbia più paura a rimanere in Europa, ebrei e non.

A Praga c’era anche un esponente della Knesset, Yuli Edelstein, che così si è espresso: “noi dobbiamo continuare a lavorare insieme per garantire la democrazia, senza dare alcuna forza al radicalismo in generale e il radicalismo islamico in particolare, e senza compromettere i valori che sosteniamo ogni giorno senza riserve”.

Ed è intervenuto anche Rabbi Pinchas Goldschmidt, Rabbino capo di Mosca e Presidente del centro rabbinico di Europa (CER): “ciò che abbiamo vissuto a Parigi e Bruxelles rafforza l’idea che esista un pericolo esistenziale; fortunatamente le autorità europee hanno preso provvedimenti, ma è un peccato che non sia stato fatto tre anni fa, subito dopo la strage di Tolosa”.

Diventa quindi quanto mai necessario un approccio triplice, che comprenda istruzione, normative e applicazioni delle leggi contro l’intolleranza: la proposta che viene da Praga è l’istituzione di un gruppo di lavoro inter-parlamentare con il compito di redigere proposte giuridiche al fine di rafforzare la tolleranza e la lotta contro le varie forme di odio e di incitamento all’odio.

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