Polonia: 5 anni di carcere a chi parlerà di “campi di sterminio polacchi”

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di Paolo Castellano

auschwitzÈ stato presentato al parlamento polacco un emendamento che punirà fino a 5 anni di reclusione coloro che utilizzeranno l’espressione “campo di concentramento polacco” in testi o durante dibattiti pubblici. Lo ha dichiarato il 20 febbraio il ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro.

La Polonia sta cercando di allontanare ogni responsabilità sulla fabbricazione dei campi di concentramento che durante la Seconda Guerra Mondiale sorsero sul proprio territorio. I nazionalisti con questa proposta vogliono dunque ribadire agli studiosi che i polacchi non ebbero nessun ruolo nell’Olocausto.

Quando ci si riferirà ai lager di Auschwitz-Birkenau, Sobibor e Treblinka come “campi polacchi” si finirà sotto processo. «Questa sarà un’iniziativa che soddisferà le aspettative dei polacchi; accusati nel mondo, in Europa, e anche in Germania, di essere i responsabili dell’Olocausto. Iniziativa rivolta anche verso chi afferma che in Polonia ci sono stati campi di concentramento polacchi, e camere a gas polacche – ha poi continuato – basta con questa menzogna. Ci deve essere una responsabilità», ha dichiarato Ziobro alla radio privata RMF.

Come riporta Ynet news, il ministro della Giustizia ha inoltre detto di aver presentato il

progetto al premier Beata Szydlo che ha reagito positivamente e che tali mistificazioni sono presenti soprattutto in pubblicazioni straniere.

Zbigniew Ziobro, ministro polacco della Giustizia

Dobbiamo però ricordare che alcuni componenti del partito nazionalista di maggioranza (Diritto e Giustizia) sono stati accusati di revisionismo storico, come nei confronti di Lech Wałęsa (ex presidente della Polonia, premio Nobel per la pace e fondatore dell’organizzazione sindacale Solidarnosc): si sta infatti tentando di infangare il suo passato con false accuse di spionaggio.

Perché sta avvenendo tutto questo? Il governo di Beata Maria Szydlo sta portando avanti una vera e propria campagna per ridare prestigio e visibilità alla storia della Polonia: comportamento che ricorda le strategie passate dei regimi autoritari.

Pertanto la riforma che punisce l’insieme di parole “campo di stermino polacco” non è rivolta alla tutela delle memoria di chi subì l’Olocausto e nemmeno rappresenta  un’indicazione sull’interpretazione storica del nostro passato. Questa decisione sembra una mera strumentalizzazione politica per colpire soprattutto coloro che “offendono la Polonia” senza un intento costruttivo ma perseguendo una linea di esaltazione della civiltà polacca.

Inoltre il governo polacco in passato si è  scagliato fortemente contro lo storico dell’Olocausto Jan Gross, che in un’intervista al giornale Die Welt avrebbe detto: «I polacchi hanno ucciso più ebrei dei tedeschi». È stato così tacciato di infangare l’immagine della Polonia. Il 15 ottobre 2015 è stato aperto un procedimento penale a suo carico e ora rischia tre anni di carcere con l’accusa di aver “insultato pubblicamente la nazione polacca”. Gross a sua volta ha incolpato il governo, ovvero Diritto e Giustizia, di perpetuare un razzismo antisemita nei suoi confronti.

Tucidide scrisse ne La guerra del Peloponneso che la storia è «Un bene acquisito per sempre». Fino a lui il termine, addirittura il concetto, di storia non esisteva nemmeno. Esistevano solo i miti e leggende locali i cui titoli riportavano il nome della città in cui erano ambientati o il nome degli eroi che ne erano protagonisti. Sembra allora che i recenti atteggiamenti mediatici dei vertici politici polacchi stiano cercando di portare avanti una narrazione epica, mitologica e valorosa  di una Polonia che nulla ha a che fare con la modernità e l’indagine storica. In una parola: propaganda.

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