di Anna Balestrieri
Oslo valuta una legge che vieterebbe il commercio con gli insediamenti israeliani e potrebbe punire le violazioni con pene fino a tre anni di carcere. L’annuncio del ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide segna un ulteriore irrigidimento della politica di Oslo nei confronti di Israele e ha provocato una dura reazione dell’ambasciata israeliana in Norvegia.
«Gli argomenti a favore della legge sono diventati ancora più forti perché la situazione in Cisgiordania è ulteriormente peggiorata», ha dichiarato Eide alla radiotelevisione pubblica norvegese NRK. Secondo il ministro, inoltre, il fatto che un numero crescente di Paesi stia adottando o valutando misure analoghe rafforzerebbe la scelta di Oslo.
La proposta, che secondo NRK riguarderebbe tanto le persone quanto le aziende che commerciano con gli insediamenti, potrebbe dunque trasformare il boicottaggio commerciale in una questione penale. Chi violasse il divieto rischierebbe fino a tre anni di prigione. Il provvedimento comprenderebbe anche Gerusalemme Est annessa da Israele nel 1980.
Il volume degli scambi interessati sarebbe peraltro limitato. Lo stesso Eide ha riconosciuto che il commercio tra la Norvegia e gli insediamenti israeliani non è particolarmente consistente e riguarda, tra gli altri prodotti, vino e alcune produzioni agricole.
La legislazione era già stata annunciata da Oslo nel giugno scorso. Il governo norvegese aveva allora presentato una proposta per vietare il commercio con gli insediamenti israeliani in Giudea e Samaria e con i quartieri ebraici di Gerusalemme Est, senza però prevedere esplicitamente pene detentive. Il testo è stato sottoposto a una consultazione pubblica di tre mesi, destinata a concludersi il 19 settembre.
La Norvegia si inserisce così in un fronte occidentale sempre più ampio. Dopo il recente pacchetto di sanzioni britanniche contro gli insediamenti israeliani, Oslo si è unita a Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia in una dichiarazione congiunta nella quale i Paesi hanno manifestato l’intenzione di adottare o sostenere misure analoghe.
Eide ha accompagnato l’annuncio con parole particolarmente dure nei confronti di Israele. Secondo il ministro, per troppo tempo Israele avrebbe potuto «intimidire» i Paesi occidentali accusandoli di antisemitismo quando criticavano le sue politiche. «Quella copertura protettiva di cui Israele ha goduto in molti modi è ormai scomparsa», ha sostenuto Eide.
La risposta israeliana non si è fatta attendere. L’ambasciata israeliana a Oslo ha definito la proposta di criminalizzare il commercio con gli insediamenti «l’ultimo esempio dell’attivismo anti-israeliano ossessivo del ministro degli Esteri norvegese sulla scena internazionale».
La posizione di Oslo non nasce tuttavia oggi. Nel maggio 2024 la Norvegia aveva riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina, contemporaneamente a Irlanda e Spagna, provocando una dura reazione da parte del governo israeliano. La scelta aveva ulteriormente allontanato Oslo dalla tradizionale posizione dei Paesi occidentali che subordinavano il riconoscimento palestinese a un accordo negoziato tra israeliani e palestinesi.
C’è inoltre un episodio, meno noto ma significativo, che aveva già mostrato quanto la questione israeliana fosse diventata politicamente sensibile in Norvegia all’indomani del 7 ottobre. Secondo quanto emerso allora, il governo norvegese intervenne per impedire al compianto re Harald V di inviare a Israele una lettera personale di condoglianze dopo il massacro del 7 ottobre. L’episodio suscitò interrogativi sul rapporto tra la tradizionale funzione rappresentativa della monarchia e la linea politica del governo norvegese in una fase di eccezionale tensione.
Oggi quella distanza sembra essersi ulteriormente ampliata. La possibile introduzione di un divieto commerciale accompagnato da sanzioni penali rappresenterebbe infatti un passo ulteriore rispetto alla semplice condanna politica degli insediamenti: il comportamento di cittadini e imprese norvegesi verrebbe sottoposto a un divieto specifico e, nelle ipotesi più gravi, alla minaccia del carcere.
La misura riguarderebbe anche Gerusalemme Est, territorio che Israele considera parte della propria capitale dopo l’annessione del 1980, mentre numerosi Stati continuano a considerarlo territorio palestinese destinato a far parte di un futuro Stato palestinese. Una questione territoriale e diplomatica irrisolta diventerebbe così anche materia di diritto commerciale e penale norvegese.
Il provvedimento dovrà ora completare l’iter previsto dal governo di Oslo. Ma il significato politico dell’iniziativa è già evidente: la Norvegia non si limita più a criticare la politica israeliana degli insediamenti; sta valutando di trasformare il sostegno economico a quelle realtà in una condotta perseguibile penalmente.



