L’yiddish non ha detto ancora la sua ultima parola

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“L’yiddish non ha detto ancora la sua ultima parola” aveva dichiarato lo scrittore yiddish Isaac Bashevis Singer, in occasione della cerimonia di consegna del premio Nobel per la letteratura da lui vinto nel 1978. Anche il prestigioso quotidiano francese Le Monde crede, come Bashevis Singer, che alla lingua degli ebrei d’Europa centrale e orientale, nata dal tedesco antico e arricchita da numerosi vocaboli ebraici attendano buoni e lunghi giorni di vita. Il supplemento letterario Le Monde des Livres consacra il suo dossier centrale datato 1 giugno alla “buona salute” dell’yiddish.

“Diversi classici di questa letteratura vengono oggi riscoperti e tradotti. Sono il testimone della vivacità di una cultura ebraica europea che, benché dilaniata dalla Shoah, non si è mai spenta e che custodisce ancora splendori dimenticati”. “Contrariamente ai pregiudizi, l’yiddish è una lingua viva, nota a circa tre milioni di persone che la parlano a diversi livelli. Il suo destino glorioso e tragico è legato a un mondo distrutto ma questa lingua ha un avvenire davanti a sé” scrive Le Monde.
Sotto il titolo “Il crepuscolo di un mondo” il supplemento letterario del quotidiano Le Figaro consacra anche lui un lungo articolo alla letteratura yiddish e alle ultime traduzioni pubblicate in francese tra cui opere di Y.L.Peretz, Oser Warszawski, Jacob Glatstein e altri.

Lingua di comunicazione degli ebrei laici e religiosi che vivevano in Europa centrale e orientale, è giunta più tardi nel Continente americano dove milioni di immigranti avevano trovato rifugio dai pogrom e dalla povertà. Oggi è essenzialmente parlato nelle comunità ortodosse. Si calcola che per 800mila persone l’yiddish sia la prima lingua, mentre l’ebraico rimane la lingua sacra, preservata per le preghiere e lo studio.
Nel mondo ortodosso si pubblicano ancora oggi centinaia di libri in yiddish. Si tratta essenzialmente di libri per bambini, di volumi di storia e geografia e di letteratura legata alla religione. Dal Continente americano fino in Israele passando dalla Francia, ci sono migliaia di laici invece che lavorano perché l’immensa ricchezza di questa cultura non diventi un mero oggetto di museo, testimone di un universo morto e seppellito.
Un’occhiata al programma del “Terzo Festival di culture ebraiche” che si è svolto a Parigi tra il 19 e il 29 giugno c’insegna che l’interesse per la musica, il cinema e la letteratura yiddish rimane una realtà dinamica.

Quest’anno, il “Premio Max Cukierman” che viene consegnato nel quadro del Festival è andato alla docente universitaria Michèle Tauber, cantante per amore dello yiddish, che insieme a un gruppo di musicisti interpreta e diffonde le parole di poeti come Yitzhak Manguer, Mordechai Gebirtig e tanti alti. Diversi gruppi klezmer hanno partecipato a queste giornate e in particolare alla “Festa della musica” che si svolge il 21 giugno a Parigi. Quella sera, i klezmer hanno fatto cantare e ballare centinaia di parigini nelle piazze della capitale francese. Perché questa musica dagli accenti nostalgici dell’Europa dell’Est continui a essere una musica vivace e popolare, la Casa della Cultura Yiddish di Parigi organizza ogni estate dei corsi per giovani musicisti, oltre ai corsi di musica, canto e ballo che si svolgono tutto l’anno.
La Bibblioteca Medem, che si trova nella Casa della Cultura, custodisce 21000 libri in yiddish e 9000 in altre lingue. Una collezione di dischi e cassette, una videoteca e un archivio con documenti di scrittori e personalità del mondo yiddish completano il tesoro della Bibblioteca Medem. Gilles Rozier, il direttore della Casa della Cultura Yiddish ha in programma per il 2008 il lancio di una nuova rivista Ghilgulim integralmente in yiddish, dove saranno pubblicati scrittori ortodossi che non vogliono limitarsi a scrivere soltanto la solita letteratura “utile”, usuale nel loro universo. Un progetto che dimostra che l’yiddish ha ancora bei giorni davanti a sé.

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