di Anna Balestrieri
L’intesa, mediata dall’amministrazione americana, rappresenta il primo risultato concreto del dialogo trilaterale avviato in aprile con l’obiettivo di stabilizzare il confine settentrionale di Israele dopo mesi di guerra contro Hezbollah. Il ritiro israeliano interesserà tuttavia soltanto due aree situate oltre i confini originari della fascia di sicurezza istituita da Israele. La zona cuscinetto principale resterà invece sotto il controllo dell’IDF.
Dopo quattro giorni di intensi negoziati a Washington, Israele, Libano e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo quadro che apre la strada ai primi limitati ritiri dell’esercito israeliano dal Libano meridionale. L’intesa, mediata dall’amministrazione americana, rappresenta il primo risultato concreto del dialogo trilaterale avviato in aprile con l’obiettivo di stabilizzare il confine settentrionale di Israele dopo mesi di guerra contro Hezbollah.
Il ritiro israeliano interesserà tuttavia soltanto due aree situate oltre i confini originari della fascia di sicurezza istituita da Israele. La zona cuscinetto principale resterà invece sotto il controllo dell’IDF.
Leiter: “La sicurezza viene prima, nessun calendario prestabilito”
L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha chiarito che Israele non lascerà la fascia di sicurezza finché l’esercito libanese non dimostrerà concretamente di essere in grado di disarmare Hezbollah e garantire il controllo del territorio.
Secondo Leiter, l’accordo non segue una scadenza temporale prefissata, ma sarà basato esclusivamente su risultati verificabili ottenuti dalle Forze Armate libanesi. Solo dopo il raggiungimento di specifici obiettivi potranno avvenire ulteriori “trasferimenti pilota” di aree dall’IDF all’esercito di Beirut.
L’ambasciatore ha inoltre escluso, almeno per il momento, un coinvolgimento operativo di Paesi come Francia, Italia o Stati del Golfo nella sicurezza del Libano meridionale, precisando che un loro eventuale contributo potrà riguardare esclusivamente la futura ricostruzione, ma solo dopo il completo disarmo di Hezbollah.
Rubio: “È solo l’inizio dell’inizio”
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito l’accordo “l’inizio dell’inizio” di un possibile percorso verso la pace.
Contestualmente è stata annunciata la creazione del Military Coordination Group for Lebanon (MCG4L), un organismo trilaterale facilitato dagli Stati Uniti che supervisionerà l’attuazione dell’intesa.
Washington ha inoltre promesso 100 milioni di dollari di aiuti umanitari immediati, coordinati con le Nazioni Unite, e oltre 30 milioni di dollari di finanziamenti destinati alle Forze Armate libanesi, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le istituzioni statali e favorire una pace duratura.
Il Libano parla di recupero della sovranità
L’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, Nada Hamadeh, ha definito il documento “il primo passo per ristabilire la sovranità e l’integrità territoriale del Libano”, auspicando una cessazione definitiva delle ostilità e il ritorno delle popolazioni sfollate nelle proprie abitazioni.
Durante la cerimonia della firma, Leiter ha voluto rendere omaggio alla diplomatica libanese, definendola “una negoziatrice durissima” e lodandone il patriottismo: “Combatte come una leonessa.”
Il memorandum con l’Iran
Leiter ha rivelato che i colloqui erano arrivati a un punto critico dopo che gli Stati Uniti avevano inserito il Libano nel memorandum d’intesa firmato la settimana precedente con l’Iran.
Secondo Israele, tale scelta rischiava di restituire a Teheran un ruolo negli sviluppi libanesi proprio mentre Washington aveva avviato i negoziati diretti tra Gerusalemme e Beirut per escludere l’influenza iraniana.
“Iran e i suoi proxy volevano un disastro ferroviario”, ha dichiarato Leiter, attribuendo a Rubio il merito di aver rimesso il processo negoziale sui binari.
“In questo accordo trilaterale basato sui risultati, l’Iran è fuori, Hezbollah è fuori e sulla strada entra la pace tra Israele e Libano.”
Netanyahu: “La fascia di sicurezza resterà finché esisterà una minaccia”
Poco dopo l’annuncio dell’intesa, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che Israele manterrà il controllo della fascia di sicurezza finché Hezbollah non sarà disarmato e continuerà a rappresentare una minaccia.
Il premier ha definito l’accordo anche “un duro colpo per l’Iran”, sostenendo che Teheran stesse cercando di costringere Israele a ritirarsi con la forza dal Libano meridionale.
Netanyahu ha spiegato che l’IDF cederà due limitate aree sperimentali, una a sud del fiume Litani e una poco più a nord, ma la zona di sicurezza originaria rimarrà intatta, poiché ritenuta indispensabile per tenere le città israeliane fuori dalla portata dei missili anticarro di Hezbollah.
Il suo ufficio ha inoltre precisato che l’esercito israeliano conserverà piena libertà d’azione militare all’interno della fascia di sicurezza per neutralizzare qualsiasi minaccia.
Hezbollah respinge l’intesa
Il movimento sciita non è parte dell’accordo e ha già manifestato una netta opposizione.
Il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah ha dichiarato che le autorità libanesi non saranno in grado di applicare l’intesa senza provocare una guerra civile, aggiungendo che il movimento si opporrà a qualsiasi tentativo di disarmo e manterrà il proprio arsenale.
Le sue dichiarazioni evidenziano come l’attuazione concreta dell’accordo resti estremamente incerta, nonostante il significativo passo diplomatico compiuto a Washington.



