di Nathan Greppi
Ha fatto discutere la decisione di Mansour Abbas, leader del partito arabo israeliano Ra’am, di inserire al secondo posto nella lista elettorale del suo partito un candidato ebreo, Yoav Segalovich, ex-ufficiale di polizia nonché ex-deputato del partito centrista Yesh Atid. Una mossa tattica in vista delle prossime elezioni in Israele, previste per il 27 ottobre.
Secondo un’analisi del Jerusalem Post, questa scelta non è motivata tanto dalla presunta popolarità di Segalovich, il quale non possiede una base di voti solida, quanto dal desiderio di Abbas di legittimare ulteriormente Ra’am agli occhi del pubblico israeliano e dei partiti sionisti di centro, per aumentare le probabilità di riuscire ad entrare in un futuro governo.
Abbas ha già fatto parte del governo Bennett dal 2021 al 2022, come Ministro senza Portafoglio. Nello stesso governo, Segalovich è stato Viceministro della Sicurezza Nazionale. Attualmente Ra’am conta cinque seggi nella Knesset.
Segalovich è stato inserito nella loro lista, ma come indipendente. Ciò gli conferisce un margine di libertà sufficiente per votare diversamente dal resto del partito su tematiche sensibili quali la sicurezza, la separazione tra religione e Stato, i diritti LGBT e i doveri civici degli arabi israeliani. In questo modo, Abbas può dire alla sua base elettorale che il partito, espressione dei musulmani conservatori, non ha cambiato linea, mentre l’ex-esponente di Yesh Atid può cercare di dire lo stesso agli elettori ebrei.
Secondo un sondaggio interno condotto da Ra’am su 750 arabi israeliani, il 75% affermava che Segalovich fosse il politico ebreo più indicato per difendere i loro interessi. In particolare, per il suo passato da ufficiale di polizia sperano che una volta eletto possa lottare contro la criminalità diffusa nelle località a maggioranza araba. Per questo, inizialmente si è pensato di proporlo come possibile Ministro della Sicurezza Nazionale, ma su questo punto ci sono posizioni contrastanti all’interno di Ra’am.
Il calcolo di Abbas è che mentre gli altri partiti arabi come la lista Hadash-Ta’al potranno solo rimanere all’opposizione, attaccando il governo ma senza incidere davvero, al contrario Ra’am potrebbe entrare nella stanza dei bottoni, dove si prendono le decisioni vere.
Il Jerusalem Post fa notare che, a dispetto delle opportunità offerte dalla candidatura di Segalovich, essa comporta anche dei rischi: innanzitutto, che gli altri partiti arabi accusino Abbas di aver snaturato l’identità del suo partito per mero opportunismo. E anche il candidato ebreo mette a rischio la sua credibilità, passando da un partito centrista come Yesh Atid ad un partito arabo e islamico, dando vita ad un esperimento politico che non ha precedenti nella storia d’Israele.
La loro scommessa è che questa candidatura possa attrarre gli elettori arabi sensibili al problema della sicurezza e gli ebrei centristi che cercano degli alleati arabi con i quali è possibile dialogare. Ma il rischio è che si riveli troppo sionista per una parte degli elettori di Ra’am, e troppo vicina agli islamisti per gli elettori di centro.
Foto in alto: Yoav Segalovich e Mansour Abbas a Nazareth, courtesy © Flash90



