I mille volti del boicottaggio contro Israele

Mondo

tutuPetizioni, boicottaggi dei prodotti israeliani nei supermercati e blocco dei finanziamenti: sono solo alcune delle misure che da quando è scoppiata la guerra fra Hamas e Israele stanno spopolando sui social media e dominando le pagine dei media specializzati. Che siano personaggi famosi a lanciarle, oppure singoli della società civile, sono tutte accomunate da toni buonisti e da un unico chiaro obiettivo: punire il feroce illegale invasore, Israele.

Questo è evidente nella lettera dell’Arcivescovo Emerito Desmond Tutu, pubblicata da Haaretz e ripresa dalla comunità Avaaz.org, in cui il premio Nobel per la pace chiama espressamente al boicottaggio di Israele. “L’interruzione, negli anni ’80, degli scambi commerciali con il Sud Africa da parte di aziende multinazionali dotate di coscienza, è stata alla fine una delle azioni chiave che ha messo in ginocchio l’apartheid, senza spargimenti di sangue – scrive Tutu -. Quelle multinazionali avevano compreso che, sostenendo l’economia del Sud Africa, stavano contribuendo al mantenimento di uno status quo ingiusto. Quelli che continuano a fare affari con Israele, che contribuiscono a sostenere un certo senso di “normalità” nella società Israeliana, stanno arrecando un danno sia agli israeliani che ai palestinesi. Stanno contribuendo a uno stato delle cose profondamente ingiusto. Quanti contribuiscono al temporaneo isolamento di Israele, dichiarano così che Israeliani e Palestinesi in eguale misura hanno diritto a dignità e pace”. Il boicottaggio, insomma, come unica via per portare Israele e Palestina alla pace.

sainsburyUn’altra petizione, sempre pubblicata su Avaaz, si rivolge invece agli amministratori delegati di grandi aziende, come Veolia, HP, ABP, Barclays, Caterpillar e G4S.
“Di fronte a nuove terribili violenze in Israele e Palestina noi, cittadini di tutto il mondo, siamo profondamente preoccupati dai continui investimenti delle vostre aziende in imprese e progetti che finanziano gli insediamenti illegali e l’occupazione repressiva del popolo palestinese. Recentemente 17 paesi UE hanno emesso delle linee guida sconsigliando i propri cittadini dal realizzare affari e investimenti negli insediamenti illegali israeliani. Date queste considerazioni legali, avete ora l’opportunità di ritirare gli investimenti e attenervi al diritto internazionale. Questa è un’opportunità di essere dal lato giusto della Storia”.

Infine, molto scalpore ha destato la decisione di un supermercato della catena britannica Sainsbury di ritirare dai propri scaffali i prodotti kasher: “per paura di atti vandalici di protesta”, hanno spiegato dalla direzione. Immediate le proteste degli ebrei locali, che hanno parlato di azione antisemita volta a penalizzare gli ebrei.

 

 

 

Menu