Attivista palestinese ammette: le Flotilla per Gaza servono per la propaganda, non per scopi umanitari

Mondo

di Nathan Greppi

Grazie a delle recenti dichiarazioni di un attivista anglo-palestinese, in questi giorni è stato provato che anche le navi dirette a Gaza – le cosiddette flotilla – hanno poco a che vedere con la solidarietà ma molto con la propaganda.

Secondo il Jerusalem Post l’attivista Zaher Birawi, presidente del Comitato Internazionale per Spezzare il Blocco su Gaza, ha ammesso che le flotilla che partono per la Striscia non sono veramente a scopi umanitari, aggiungendo che la prossima partirà nell’estate 2018.

La dichiarazione è avvenuta in un’intervista al quotidiano Felesteen, organo ufficiale di Hamas, ed è stato tradotto dal Centro di Informazione su Intelligence e Terrorismo Meir Amit martedì 19 settembre. Nell’articolo, Birawi continuava affermando che il principale obiettivo delle navi è di fare propaganda affinché la questione di Gaza resti un tema presente a livello mediatico. Inoltre, ha aggiunto che “rompere il blocco” e gli altri obiettivi espressi dagli organizzatori non sono quelli veri, e servono piuttosto a mettere in cattiva luce Israele.

Nel corso dell’intervista, Birawi ha aggiunto che negli ultimi tempi le flotilla stanno andando incontro a numerose difficoltà: la marina israeliana che intercetta le navi, i paesi arabi che proibiscono di salpare dai loro porti per Gaza, quelli dell’UE che si rifiutano di collaborare e sconsigliano ai loro cittadini di parteciparvi.

Secondo il Centro Meir Amit, questa non è la prima volta che le intenzioni delle flotilla si dimostrano intenzionate più a fare propaganda che a portare aiuti umanitari nella Striscia: a maggio, ad esempio, l’attivista turco e capo della nave Mavi Marmara Ismail Yilmaz ha dichiarato ai media turchi che “vi era l’impressione che tutti coloro che si sono imbarcati con la flotilla stessero tentando di portare due carichi di cibo nella Striscia di Gaza. In realtà, l’obiettivo di coloro che vi parteciparono non era di placare la fame dei gazaui, ma piuttosto di mostrare alle nazioni di tutto il mondo il dramma della Palestina, e il blocco imposto su di essa…”

Birawi ha concluso affermando che i vari tentativi di fare causa a Israele per come ha fermato le navi abbiano avuto un successo molto scarso, e che anche dal mondo arabo ricevono sempre meno sostegno.

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