Alberto Nisman

Argentina: “Nisman fu ucciso”. Scartata ufficialmente l’ipotesi del suicidio

Mondo

di Paolo Castellano
Il giudice federale argentino Julián Ercolini ha stabilito che Alberto Nisman, che stava investigando sull’attacco bomba al centro ebraico dell’AMIA, fu assassinato. Il magistrato ha infatti scartato l’ipotesi del suicidio.

Come avevamo riportato in un precedente articolo, il 22 settembre gli inquirenti argentini avevano consegnato un documento, che conteneva importanti elementi sul caso Nisman, al giudice federale Julián Ercolini e al procuratore Eduardo Taiano, in attesa di una loro presa di posizione ufficiale. La decisione è arrivata il 26 dicembre. La morte di Alberto Nisman “non sarebbe avvenuta per un suicidio”. Queste le parole del giudice Julián Ercolini, contenute in un documento di 656 pagine. La notizia è stata diffusa dall’agenzia giornalistica Reuters.

Il giudice ha infatti dichiarato che ci sono abbastanza prove per credere che sia stato inscenato un suicidio. L’ex-PM argentino venne infatti ritrovato senza vita nel suo appartamento di Buenos Aires con una ferita d’arma da fuoco alla testa e una pistola vicina al suo corpo.

Ercolini ha poi stabilito che l’informatico Diego Lagomarsino rimane il principale sospettato dell’omicidio. Quest’ultimo, ex-collaboratore di Nisman, consegnò al PM una pistola calibro .22. L’attuale PM Eduardo Taiano ha accusato Lagomarsino di aver procurato a Nisman un’arma per inscenare un finto suicidio. Taiano aveva inoltre richiesto un’indagine sui poliziotti che scortarono Nisman. Quattro membri della squadra di 10 guardie sono state accusati di inadempimento ai loro doveri.

Ai primi di dicembre, un giudice argentino ha chiesto l’arresto della ex-presidente Cristina Kirchner per aver coperto e insabbiato il coinvolgimento dell’Iran nell’attacco bomba del 1994 al centro ebraico AMIA. Il giudice Claudio Bonadio ha infatti accusato la Kirchner di tradimento, chiedendo che le venga tolta l’immunità parlamentare. La Kirchner da due anni siede al Senato argentino e potrà essere arrestata solo se due terzi dei senatori approveranno la misura.

Il procuratore Eduardo Taiano ha inoltre svelato che il giudice Bonadio ha firmato dei mandati d’arresto per Carlos Zanni, ex-collaboratore della Kirchner, e per l’attivista Luis D’Elia. Ai due sono state indirizzate le medesime accuse rivolte alla Kirchner. Anche il precedente ministro degli Esteri, Hector Timerman, è in stato di fermo nonostante i suoi problemi di salute.

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