Antisemitismo a Berlino: aggredito il nipote di una delle vittime israeliane alle Olimpiadi di Monaco 

Mondo

di Roberto Zadik

A Berlino, secondo il giornale Algemeiner, il trentenne Lahav Shapira, nipote di Amizur Shapira uno degli  undici atleti uccisi da un commando terroristico palestinese durante le Olimpiadi di Monaco nel settembre 1972, sarebbe stato brutalmente aggredito fuori da un locale. Stando a quanto racconta il testo firmato dal giornalista Ben Cohen, il giovane è stato colpito mentre era in compagnia della sua fidanzata. Ferito seriamente, anche se non in pericolo di vita, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale. A documentare l’accaduto il fratello Shahak, popolare intrattenitore, che risiede da tempo in Germania, che ha postato sui social alcune foto di Lahav col volto e le labbra gonfie a causa delle percosse.
Ma quali sono state le cause dell’aggressione e i suoi responsabili? Stando all’articolo, Lahav, studente alla Free University della città, in seguito al massacro dello scorso 7 ottobre varie volte avrebbe difeso pubblicamente Israele, suscitando forte risentimento nei suoi confronti. Secondo le prime ricostruzioni della polizia tedesca, la sua esposizione in difesa dello Stato ebraico avrebbe scatenato le ire di un ventitreenne filopalestinese che lo ha aggredito, dopo averlo riconosciuto fuori dal bar.
Durante la lite, il ragazzo l’avrebbe schiaffeggiato varie volte provocandone la caduta a terra e varie lesioni facciali. Mentre Lahav era all’ospedale, le forze dell’ordine erano già a caccia del responsabile e sono riuscite a rintracciare l’assalitore facendo irruzione nella sua abitazione nel quartiere di Schoenberg e confiscandogli il cellulare.
Non è ancora chiaro dove sia stato portato il giovane dopo l’arresto. Le versioni riguardo ai moventi e alla dinamica di quanto accaduto però sono divergenti. A differenza della precedente ricostruzione, il fratello nega qualsiasi scontro verbale fra lui e l’aggressore insistendo che “Lahav è stato riconosciuto dall’assalitore che ha cominciato ad inveire contro di lui e la fidanzata colpendolo inaspettatamente”.
Ma chi è l’aggressore? Stando alla  testimonianza di Shahak, in un’intervista su Mako, egli ha detto che a giudicare dai tratti somatici potrebbe essere uno studente di origine araba che avrebbe preso di mira la coppia seguendola per un tratto,  fino all’aggressione e alla successiva fuga. Le reazioni istituzionali non sono mancate e domenica la Free University ha espresso la propria indignazione per l’accaduto “Siamo inorriditi dalla brutale aggressione antisemita ai danni di un nostro studente ebreo e condanniamo senza mezzi termini questo crimine”.
Nonostante questo, la famiglia dell’aggredito ha accusato l’ateneo di indifferenza riguardo ai disordini antiebraici avvenuti in questi mesi nel campus. A questo proposito, Tzipi Lev, madre dell’aggredito, ha rincarato la dose esprimendo ai media israeliani la convinzione che proprio questa noncuranza universitaria “è un modo di sostenere i movimenti filopalestinesi”. D’accordo con questa affermazione, Gunter Ziegler presidente dell’unione ebraica degli studenti tedeschi, JSD, che nella sua lettera alla Free University ha evidenziato che “gli antisemiti stanno seminando odio nel vostro campus, dovete fermarli o almeno negare quanto affermano”. Condanne anche a livello istituzionale, con il sindaco berlinese, Kai Wegner che ha definito l’aggressione un “gesto vile”. Su Twitter egli ha aggiunto “gli ebrei si sono sempre sentiti al sicuro nella nostra città, anche nelle università!”.

Nuovi dettagli forniti dal sito Jewish Telegraphic Agency

Oltre a questo resoconto, il sito del JTA, Jewish Telegraphic Agency aggiunge altri interessanti particolari alla notizia. Stando all’articolo, firmato da Toby Axelrod, vittima di antisemitismo in Germania sarebbe stato anche il fratello di Lahav, Shahak, che affermatosi come comico nella satira su un argomento assai delicato come il rapporto fra i tedeschi e la Shoah, sarebbe stato picchiato nel 2015 da un gruppo di arabi sul treno. Indispettito dalle loro canzoni anti-israeliane e antisemite egli avrebbe risposto con veemenza e sarebbe finita in una rissa.
La stessa cosa, secondo il JTA e la polizia tedesca, sarebbe successo venerdì 2 febbraio nella lite fra Lahav e il facinoroso ventitreenne e il motivo scatenante sarebbe stata  la guerra fra Israele e Hamas. Il JTA aggiunge anche la ricostruzione della conversazione che avrebbe portato all’aggressione. La madre del trentenne, una donna israeliana che vive anche lei in Germania assieme ai figli, ha affermato “il giovane studente ha subito cominciato ad aggredire mio figlio gridandogli, pieno di odio, ‘Perché continui a mettere sul web le foto degli ostaggi?'”.
Lahav ha raccontato “ho subito vari pugni e percosse e alla fine ho perso l’equilibrio e sono caduto a terra”. Successivamente all’aggressione Shahak Shapira ha detto di essere stato bersagliato da una serie di minacce sia su internet sia dal vivo e di non aver mai risposto per non compromettere la sua reputazione e quella del fratello e che temeva “fin dall’inizio questi inevitabili attacchi personali”.
Il sito del JTA ha meticolosamente ricostruito l’aggressione di venerdì 2 febbraio, sostenendo la tesi che essa sia il risultato di una serie di manifestazioni filopalestinesi non autorizzate avvenute nella Free University e mai punite né ostacolate dall’ateneo. L’articolo sottolinea poi la rarità in Germania di queste dimostrazioni e il fatto che la legge tedesca criminalizzi duramente qualsiasi forma di antisemitismo e di critica verso Israele anche in seguito al senso di colpa riguardo alla Shoah. Approfondendo anche le reazioni dell’Università, il JTA ha reso noto il messaggio di solidarietà dell’ateneo alla famiglia di Lahav e gli auguri di “pronta guarigione”. “Stiamo valutando di prendere provvedimenti legali contro il responsabile qualora venga confermata la sua colpevolezza e la sua appartenenza alla nostra scuola” ha evidenziato il comunicato dell’Università “ci impegneremo al massimo per prevenire minacce e gesti antisemiti contro i nostri studenti”.