Aggressione antisemita a Parigi

Mondo

Sempre più feroce.

Un giovane ebreo, Rudy Haddad, 17 anni, la sera del 21 giugno, mentre nelle piazze di Parigi risuonava la festa della musica in occasione del solstizio d’estate, è stato assalito da un gruppo di arabo-musulmani e ridotto in coma. Aveva la kippà in testa ed era quindi facilmente identificabile come ebreo. La vicenda è avvenuta nel 19° arrondissement, quartiere a nordest della capitale francese, dove vive una consolidata comunità ebraica insieme a una popolazione di immigrati arabo musulmani. Nel quartiere la convivenza non è facile anzi esiste una forte conflittualità tra i diversi gruppi etnico-religiosi.

L’episodio (la Francia non è certamente nuova a questo genere di blitz) ha creato grande allarme nell’opinione pubblica e nella comunità ebraica. Per i sociologi è la faccia nuova di un male antico. Michel Wieviorka, direttore del centro di analisi sociologica all’Ecole des autes Etudes, ha setacciato la Francia accompagnato da 12 ricercatori, entrando in fabbriche, università perfino nelle prigioni, a Parigi, nelle banlieues ma anche nella provincia dove spesso la faccia del “nemico” è più difficile da individuare. E alla fine ha scoperto “che oggi è soprattutto all’interno della popolazione immigrata, che arriva dal mondo arabo-musulmano, dall’Africa subsahariana ma anche dalle Antille, che si trovano tutti i tipi di manifestazioni spontanee dell’odio contro gli ebrei. È la novità dell’antisemitismo contemporaneo in Francia. Nelle banlieues i propositi antiebraici fioriscono ormai senza tabù, l’antisemitismo è diventato opinione”. Per l’autore del libro La tentazione antisemita è “all’interno stesso della società che il razzismo vissuto prima sulla propria pelle, l’esclusione, la frammentazione culturale producono il nuovo antisemitismo. In passato l’ebreo era sentito come una minaccia per la nazione, per la società o ancora per la confessione dominante; oggi è sentito come colui che ha avuto successo nella sua integrazione, che è nel cuore stesso della nazione, delle istituzioni, della società”.

Le cifre sono brutte e offensive, macchiano e bruciano: il 14 per cento dei francesi tra i 18 e i 24 anni sono dichiaratamente “ostili agli ebrei”. Eppure nel 2007, ultimi dati disponibili, la Commissione nazionale dei diritti dell’uomo ha sbandierato un annuncio confortante: “la netta diminuizione”, oltre il 32 per cento, degli atti antisemiti. Ma bastava leggere il seguito di quelle cifre per accorgersi che a questo progresso si accompagnava un altro dato, il numero degli “atti gravi e violenti”, in realtà, è aumentato di oltre il 23 per cento. Insomma: l’antisemitismo si fa più rado ma più feroce. E si colora di tinte etniche. È un antisemitismo che ha già ucciso un altro giovane ebreo, Ilan Halimi, rapito e torturato da una banda di giovani balordi di periferia che si facevano chiamare “i barbari”. E poi c’è l’antisemitismo “nero”, quello della “tribù Ka”, un gruppo di estremisti che davano la caccia a quelle che loro chiamano “le milizie giudaiche” in rue des Rosiers, luogo simbolo dell’ebraismo parigino. E che proclamano anche in tribunale il rifiuto dell’unicità dell’Olocausto. L’antisemitismo dei ragazzi musulmani pericolosamente si salda poi con il negazionismo di “gauche”, filopalestinese.

Forse solo casualmente l’aggressione si è svolta proprio alla vigilia del viaggio in Israele del presidente Sarkozy, desideroso di apirire un nuovo corso nei rapporti franco israeliani.

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