Manifestazione davanti all'università La sapienza (Ansa)

Università e boicottaggio: il bando MAECI e Israele. Cosa sta succedendo e chi ci perde

Italia

di Nathan Greppi
Negli ultimi mesi, sono scoppiate molte proteste nelle università italiane per imporre il boicottaggio contro Israele: in particolare, a finire nel mirino è stato il bando del MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) per la cooperazione scientifica tra l’Italia e Israele, per il quale il tempo per l’adesione è scaduto il 10 aprile. In particolare, l’Università di Torino, la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Università di Bari “Aldo Moro” hanno scelto di non partecipare al bando, cedendo alle pressioni dei collettivi studenteschi di estrema sinistra.

Il bando

Come spiega Il Sole 24Ore, ci sono tre direttrici indicate nel bando del MAECI: la prima sulle tecnologie per sanificare i terreni (nuovi fertilizzanti, impianti del suolo, microbioma del suolo); la seconda su quelle idriche, tra cui il trattamento dell’acqua potabile, delle acque industriali e fognarie ivi compresi i processi di desalinizzazione; infine, la terza direttrice riguarda l’ottica di precisione, l’elettronica e le tecnologie quantistiche, per applicazioni di frontiera come i rilevatori di onde gravitazionali di prossima generazione. Tutti settori estranei al settore bellico, a dispetto delle accuse dei boicottatori secondo cui le università sarebbero “complici” nello sviluppo dell’armamento israeliano.

In sostanza, quello del MAECI “è un accordo promosso dal Ministero degli Esteri italiano, e uno dei tanti accordi scientifici che si fanno tra paesi, che risale a molto prima del 7 ottobre”, spiega a Bet Magazine Ugo Volli, già docente di Semiotica all’Università di Torino. “È interesse comune dei vari paesi collaborare in questi campi. Anche perché Israele presenta un ambiente di ricerca migliore di quello italiano, nel senso che le università israeliane, e in particolare l’Istituto Weizmann, il Technion di Haifa e l’Università Ben-Gurion del Negev, sono delle eccellenze nel ranking internazionale, soprattutto negli ambiti dell’agricoltura e delle risorse idriche. È l’Italia che dovrebbe imparare da Israele, e non viceversa”.

Una questione importante, soprattutto oggigiorno che l’ambiente è un tema sempre più rilevante, è lo studio di soluzioni per combattere la desertificazione, nelle quali Israele è all’avanguardia. Ci sono anche agronomi israeliani che vengono spesso in Italia, come il biochimico italo-israeliano Aaron Fait che insegna all’Università Ben-Gurion, e che viene spesso nelle università italiane per parlare delle loro innovazioni nel campo dell’agricoltura.

Proteste continue

Ugo Volli

Oltre agli atenei che hanno già deciso di non partecipare, altri hanno visto studenti, professori e personale universitario continuare ad opporsi: solo all’Università di Firenze, 200 tra docenti, assegnisti, dottorandi e tecnici-amministrativi hanno sottoscritto un appello per chiedere alle alte cariche dell’ateneo di non aderire al bando, e almeno 25 accademici hanno fatto lo stesso all’Università di Pisa.

Volli afferma che “questi atti del Senato Accademico sono o illegali o privi di effetto, perché i docenti universitari godono della libertà accademica. Questi finanziamenti sono per bandi di concorso, per cui chi si propone non è l’università, ma i docenti che lo fanno singolarmente o in gruppi. Questo è un diritto dei docenti che i senati accademici non possono violare. E infatti, se si va a vedere le mozioni approvate e le interviste rilasciate dai loro promotori, alla domanda se proibiscano o meno la ricerca spesso rispondono di no, e che si limitano a sconsigliare le collaborazioni con Israele. Ciò significa che il loro è un atto politico, non giuridico”.

Per contrastare questo boicottaggio e difendere la libertà dello scambio accademico, Volli ha scritto un appello assieme allo storico contemporaneista Brunello Mantelli, firmato da più di un centinaio di docenti e che ha dato luogo ad una manifestazione pubblica presso il Circolo dei Lettori di Torino.