Pietra di inciampo per Alfredo Violante

Milano posa le pietre d’inciampo in ricordo dei suoi deportati

Italia

di Ilaria Myr
Oggi, mercoledì 26 gennaio, a Milano sono state posate le prime 12 pietre di inciampo delle 23 previste per quest’anno per ricordare i milanesi che furono deportati e uccisi durante il nazifascismo; il 1° marzo si avrà la seconda tornata di posa. Non era presente l’artista ideatore dell’iniziativa Gunther Demnig, perché impossibilitato a recarsi in Italia.

“Le pietre sono ripartite come di consueto su tutta la cittadinanza milanese rappresentata in tutte le zone – ha spiegato a Mosaico Marco Steiner, presidente del Comitato pietre d’inciampo di Milano durante la posa della pietra in ricordo di Alfredo Violante, avvocato e giornalista antifascista deportato e ucciso a Mauthausen (e zio del l’ex presidente della Camera Luciano Violante) -. Con quelle di quest’anno arriveremo a 145 pietre milanesi che sono pochissime rispetto al totale dei milanesi che furono deportati e non tornarono, ma è giusto continuare a farlo”.

Paolo Violante con le figlie Valentina (a sx) e Caterina
Paolo Violante con le figlie Valentina (a sx) e Caterina

 

Alla posa della pietra d’inciampo in onore di Alfredo Violante, in via Washington 79, erano presenti il figlio Paolo e le nipoti Valentina e Caterina, Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale, il presidente dell’Anpi provinciale di Milano Roberto Cenati, il presidente del Memoriale della Shoah di Milano Roberto Jarach e il presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, generale Camillo de Milato. Presenti anche le due classi della quinta primaria della Scuola della Comunità ebraica di Milano.

Molto commosso il figlio Paolo Violante ha ringraziato i presenti e gli organizzatori dell’iniziativa “che dà un nome a tutti”. “Per mio padre oggi è un momento molto importante perché ha sempre aspettato il suo ritorno – ha spiegato molto emozionata Caterina Violante -. E’ importante che oggi noi e i giovani che stanno assistendo all’iniziativa portiamo avanti i valori del nonno: la democrazia, l’iniziativa, la creatività e il volere aiutare. Noi lo facciamo quotidianamente nelle nostre vite e oggi posando questa pietra abbiamo sanato le nostre radici e possiamo così costruire un futuro migliore”.

Rispondendo poi a una domanda fatta da una bambina della Scuola ebraica, Caterina ha spiegato come la famiglia di Alfredo Violante, i figli Paolo e Ugo e la moglie Irma Bolla sono venuti a sapere dalla Croce Rossa italiana della morte a Mauthausen avvenuta il 24 aprile del 1945. “Mio nonno si dedicò all’attività giornalistica fin dalla giovane età di 16 anni in Puglia – ha continuato-. Quando a causa di alcuni articoli ostili al regime fascista fu incendiata la redazione, decise di trasferirsi a Milano con la propria famiglia. E fu in questa casa che avvenne l’arresto, davanti a mio padre che aveva otto anni. Lui si ricorda che vennero due persone che parlavano una lingua straniera, che era il tedesco, e che lo portarono via”.

“Ringraziamo molto l’associazione regionale pugliese di Milano e il comitato pietre di inciampo Milano che hanno permesso al nonno di tornare a casa – ha aggiunto Valentina Violante – per noi avere un punto finalmente di riferimento visto che non esiste una tomba su cui poter andare a piangerlo e dargli omaggio: è un punto di arrivo da questo punto ma anche un punto di partenza perché la sua memoria in questo modo è resa immortale e sarà riaccesa ogni volta che qualcuno da oggi passerà da quel portone”.

“Quello di oggi è un giorno che permette di ricordare quelle persone la cui vita è stata spezzata dalla furia omicida. Per l’amministrazione comunale la memoria deve essere tutti i giorni – ha detto Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale -. E’ un momento molto importante anche per i giovani, sono loro che devono conoscere queste storie, così che si possano formare dei cittadini più consapevoli delle loro responsabilità e del loro futuro”.

Chi è Alfredo Violante

Giornalista e avvocato, Alfredo Violante – zio di Luciano, ex presidente della Camera dei Deputati – nasce a Rutigliano il 25 ottobre 1888. Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita all’Università di Macerata, esordisce giovanissimo nel giornalismo barese dove fonda e dirige Il Quotidiano (edito a Trani dal 1911 al 1918) e il Rinnovamento prima di essere chiamato a Napoli da Matilde Serao a dirigere la pagina meridionale del quotidiano Il Giorno, fondato dalla Serao nel 1904 e chiuso nel 1927. A 25 anni, mentre è caporedattore del Corriere delle Puglie (la futura Gazzetta del Mezzogiorno, ndr), viene chiamato ad arruolarsi nell’esercito come ufficiale di fanteria durante la Prima Guerra Mondiale e svolgendo anche il ruolo di corrispondente di guerra per il giornale. Tornato dal fronte, in cui rimase anche ferito e decorato al valore, il 9 ottobre 1919 sposa Irma Bolla.

Due anni dopo, nel 1921, denuncia l’assassinio per mano fascista del deputato socialista pugliese Giuseppe Di Vagno, assassinato dal regime a Mola di Bari, al quale dedica anche una biografia, e stringe amicizia coi meridionalisti Gaetano Salvemini, Tommaso Fiore e il poeta e giornalista armeno Hrand Nazariantz che sarebbe stato incaricato di comporre il suo necrologio letto poi a Radio Bari. In questi anni torna alla sua professione di giornalista fondando nel 1925 a Bari Il Nuovo Corriere. Una squadra di fascisti brucia le rotative del giornale e Violante riceve pesanti minacce e intimidazioni. In quell’anno, numerosi giornali non allineati al regime, come L’Unità e L’Avanti, vengono sospesi mentre il 31 dicembre dello stesso anno entra in vigore la legge n. 2307 sulla stampa che disponeva che i giornali potessero essere diretti, scritti e stampati solo se avessero avuto un responsabile riconosciuto dal governo fascista. Quelli privi del riconoscimento prefettizio venivano considerati illegali.

Preoccupato per sé e la propria famiglia, nel 1926 Violante decide di trasferirsi a Milano e cambiare mestiere facendo l’avvocato. Non recide, però, il legame con la sua terra, favorendo incontri e occasioni culturali e conviviali con gli altri pugliesi presenti in città, continuando a scrivere per la testata Terra di Puglia e svolgendo l’incarico di segretario generale dell’Associazione pugliese di Milano. A Milano, nell’estate del 1943 entra tra le file della Resistenza, fonda il “Partito progressista italiano Alta Italia”, dà vita al giornale clandestino Il Progresso ed è un infaticabile attivista tra gli operai e i piccoli imprenditori con il gruppo “Democrazia del Lavoro”. Inoltre, clandestinamente, mantiene i collegamenti con le forze partigiane giovanili della provincia di Brescia. Quando i tedeschi occupano il capoluogo lombardo, tutti tornano in clandestinità o fuggono per mettersi in salvo, compresa la moglie Irma. Violante vuole passare dal suo studio per distruggere alcuni documenti che avrebbero potuto compromettere lui stesso e i suoi compagni di lotta.

Viene arrestato il 1° dicembre 1943 insieme a Ubaldo Brioschi con l’accusa di attività sovversiva e dopo un periodo di detenzione nel carcere di San Vittore e poi nel campo di concentramento di Fossoli (Modena) viene deportato in Austria. Nel campo di concentramento di Mauthausen lavora alla tessitura insieme al compagno di deportazione Aldo Pantozzi di Bolzano e decidono che, se fossero tornati in libertà, avrebbero pubblicato insieme il giornale Il Triangolo rosso per far conoscere a tutti gli orrori e i crimini compiuti all’interno dei lager nazisti. Pantozzi insieme ad altri deportati si salva. Violante viene ucciso il 24 aprile 1945 – dodici giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate – in un camera a gas a 57 anni. Rutigliano, sua città natale, gli ha dedicato una piazza e una lapide commemorativa

Le pietre di inciampo

Le stolpersteine, o pietre di inciampo, sono dei cubi di pietra con una placca di ottone su cui viene scritto il nome della persona deportata con data di nascita e data di morte (“assassinio” come è segnato sulla pietra), che vengono poste davanti al domicilio della persona che fu deportata dai nazifascisti.. Un inciampo non fisico, ma visibile e luccicante apposto sul selciato a ricordare che proprio lì qualcuno aveva vissuto prima di essere deportato, per oscura destinazione, durante la Shoah. Attualmente in Europa sono state installate oltre 70mila Pietre d’inciampo, di cui quasi 300 in
Lombardia.

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