La Biella ebraica accoglie il Sefer Torah più antico del mondo

biellaLe più alte cariche del mondo ebraico italiano hanno accolto domenica 6 marzo nella sinagoga del Piazzo di Biella, il ritorno a casa del sefer Torah più antico del mondo (XIII secolo) dopo il lungo e prezioso restauro realizzato da Amedeo Spagnoletto, a cura della Comunità Ebraica di Biella, Vercelli, Novara e Verbania.

Nell’affollata sinagoga, il Sefer è stato portato da Alberto Calò, giunto appositamente da Israele, nipote di Gustavo Calò, ultimo rabbino della comunità, ricordato da rav Somekh insieme a rav Weiss Levi, rabbino biellese da poco scomparso.

Subito dopo la cerimonia la mattinata è proseguita a Palazzo Gromo Losa per la relazione del sofer Spagnoletto sul restauro e per la riconsegna della Meghillà di Estèr alla Comunità ebraica di Biella e Vercelli da parte del sindaco Marco Cavicchioli.

“Il restauro del Sefer Torah di Biella – si legge in un nota -, è stato promosso e realizzato in collaborazione e con il sostegno della fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia, che lo ha prescelto come progetto esemplare di recupero e valorizzazione del patrimonio ebraico del Paese”.

L’evento è organizzato inoltre con il patrocinio della Città di Biella e con il contributo delle Fondazioni CRB e CRT.

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Il sofer Amedeo Spagnoletto con Rav Elia Richetti

Spagnoletto: “Non avrei mai pensato che fosse così antico”
Molto interessante è l’intervista che il “sofer” Amedeo Spagnoletto – l’unico ad aver scritto un nuovo sefer Torah negli ultimi 150 anni – ha rilasciato alla Stampa il 4 marzo, in cui spiega come Quando circa due anni fa la Comunità ebraica di Biella e Vercelli lo ha contattato per fargli valutare alcuni volumi chiusi negli archivi, nemmeno lui avrebbe immaginato di imbattersi in quello che ad oggi è il sefer Torah più antico del mondo tra quelli utilizzabili.

“Appena mi sono imbattuto nel sefer Torah ho capito subito che poteva avere un grande valore, ma neanche io avrei mai immaginato che potesse risalire alla metà del 1200 – ha dichiarato al quotidiano -. Ho accettato il lavoro e deciso che meritava di essere sottoposto all’esame del Carbonio 14: i risultati mi hanno dato ragione. L’aspetto che ha dell’incredibile è proprio quello legato alle sue condizioni. Praticamente era perfetto, integro. Ho accettato questo lavoro proprio perché sapevo che dopo il restauro il volume poteva tornare ad essere utilizzato”.