Il manifesto dei neofascisti a Roma e una lettera dagli Stati Uniti

Italia

Alla vigilia del 25 aprile vedere Roma tappezzata di manifesti dedicati ai giovani della Repubblica di Salò per di più salutati da un celebre verso di Francesco Guccini (“gli eroi son tutti giovani e belli” da “La Locomotiva”), ha suscitato molto scalpore. Lo stesso Guccini ha ritenuto di dover intervenire dall’uso che i neofascisti hanno fatto della sua canzone: “Spesso la destra si appropria delle mie canzoni, ma stavolta è troppo: i partigiani lottarono per la libertà, i fascisti stavano con i nazisti”.

Donato Grosser dagli Stati Uniti, ci manda una lettera che volentieri pubblichiamo, e che comincia facendo notare che nell’immagine del manifesto in primo piano si vedono Alessandro Pavolini e Vincenzo Costa mentre nell’estate del 1944 passano in rassegna gli squadristi dell’ Ottava brigata Nera “Aldo Resega”.

“Pavolini era il comandante delle Brigate Nere e Costa il comandante della Resega. Le Brigate Nere furono adibite alla caccia di partigiani e di ebrei. I partigiani venivano fucilati e gli ebrei mandati ad Auschwitz. I ‘brigatisti neri’ non erano soldati che possono dire di avere combattuto per la patria. Erano una banda di criminali. Non erano eroi, nè erano ‘tutti giovani e belli’, come scritto nel poster. Pavolini ricevette la punizione che si meritava e fu fucilato dai partigiani al Lago di Como dove era fuggito insieme con Mussolini.

Questo 25 aprile, anniversario della Liberazione dai nazifascisti, dobbiamo invece ricordare coloro che hanno contribuito alla liberazione. Mussolini e Pavolini furono fermati dai partigiani del distaccamento Puecher della 52esima brigata Garibaldi, comandato da Pier Luigi Bellini delle Stelle detto Pedro. Pier Luigi Bellini aveva 25 anni ed era entrato nella Resistenza ‘alla vista dei soldati e di ebrei deportati in Germania’, come riportato a pagina 398 del libro di Alessandro Zanella, ‘L’ora di Dongo’ .
La decisione di fucilare Mussolini fu presa da un triumvirato composto da Sandro Pertini, Emilio Sereni e Leo Valiani (quest’ultimi entrambi ebrei, uno di Roma e l’altro di Fiume). Insieme con Mussolini furono fucilati, oltre al famigerato Pavolini, anche Fernando Mezzasoma, ministro della cultura popolare e Paolo Zerbino, ministro degli interni. Le firme di questi due appaiono nei documenti che promulgavano le leggi razziali contro gli ebrei. Pertini, ebbe il merito di diventare Presidente della Repubblica e di ricevere mio padre z’l, Berl Grosser e Iso Doron che gli presentarono le firme di mille ebrei jugoslavi salvati dagli italiani. Pertini era ‘il presidente degli italiani’ e il libro con le firme portava il titolo ‘Gratitudine alla popolazione italiana’ “.

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