Lo studioso Haim Baharier

Haim Baharier al Corriere: “Perché si rimane sordi ai segnali dell’antisemitismo?”

Italia

di Redazione
Pubblichiamo la lettera di Haim Baharier uscita il 2 luglio sull’edizione milanese del Corriere della Sera sull’antisemitismo oggi.

Caro Schiavi,
nella tradizione della Qaballà, il periferico, l’insignificante, caratterizza il percorso interiore dell’identità ebraica. Gli ebrei dovrebbero quindi avere una sensibilità particolare per gli accadimenti al limite del «non è successo alcunché». Così il recente scambio di brevi frasi ed icone all’interno di una chat tra due studenti di una università milanese, una ragazza ebrea e un suo compagno: «Vediamoci in università per fare una foto di gruppo prima delle vacanze» scrive la ragazza; «Ma no facciamola ad Auschwitz» risponde il ragazzo. «Non si scherza su questo, non te lo permetto» scrive lei. «Hahahahaha sorry» e faccina contrita è la risposta. «Si può scherzare su tutto ma non su Auschwitz» puntualizza la studentessa e lui «Hey non esagerare, BASTA ( in maiuscolo)» e faccina arrabbiata.

Come interpretare, che dire? Alcuni mesi fa si interpella un noto opinionista televisivo chiedendogli di dedicare una manciata di minuti alla rinascita dilagante dell’antisemitismo in Europa. La risposta: «Capisco e condivido la preoccupazione. Purtroppo le follie del capitalismo finanziario stanno creando masse di impoveriti che sono particolarmente sensibili al richiamo fascista e antisemita, perché hanno bisogno di qualcuno contro cui sfogare la rabbia. Un saluto affettuoso, non ci lasceremo intimidire».

Ringrazio sentitamente della spiegazione psico-socio-economico del capro espiatorio. Non posso che ricordare le colate di ricco commento al capro espiatorio originario, biblico, da cui discendono tutti questi discorsi. Di affrontare l’argomento in trasmissione o sulla carta stampata, nessuna traccia. Come interpretare? Che dire? Se è vero che la parte non sia in grado di immaginare il tutto, di prenderne coscienza, dovrebbe questa parte quanto meno ascoltare e registrare il «brusio» del pericolo.

Rimanere sordi ai segnali è una carenza etica. 
Haim Baharier

La risposta di Giangiacomo Schiavi

Caro Baharier,
c’è una sensibilità che viene da vissuti personali e aiuta a leggere nelle parole — stupide — di uno studente, il «brusio» dell’antisemitismo. Quando non è evidente come i buu allo stadio o come certi volgari striscioni, il razzismo si muove sottopelle, sfruttando l’ignoranza di questi tempi incerti. La preoccupazione è il silenzio, la sottovalutazione: noi ne parliamo, ma la confusione generata da fake news e mistificazioni favorisce l’irrisione e l’uso scemo di parole su cui non si deve scherzare.

La politica soffia sul fuoco, e non è un bene. Ma non siamo sordi: ci aiuti a non esserlo mai.