Il cippo dedicato alla giornalista Anna Politkovskaya al Giardino dei Giusti di Milano

Giornata per la libertà di stampa Gariwo: la Russia e le parole malate

Italia

di Marina Gersony
Il 3 maggio si è celebrata in tutto il mondo la Giornata mondiale della libertà di stampa, data oggi più che mai significativa per ribadire con fermezza i fondamentali principi sul pluralismo e la libertà di espressione. Ma soprattutto un’occasione per ricordare ai governi di tutto il mondo la necessità di rispettare il loro impegno per questa libertà.

Ed è proprio in questa prospettiva che la Fondazione GARIWO – La foresta dei giusti, ha organizzato al Giardino dei Giusti, presso l’Anfiteatro Ulianova Radice nel parco Monte Stella, un’importante iniziativa a sostegno dei giornalisti russi indipendenti messi fuori legge per avere denunciato l’invasione in Ucraina; quei giornalisti coraggiosi che hanno combattuto – e tutt’ora combattono a proprio rischio e pericolo – per far valere i diritti sanciti dalle principali democrazie di tutto il mondo. Diventa così sempre più urgente il ruolo di quotidiani, periodici, radio, televisioni e social network nella formazione dell’opinione pubblica e per un’informazione basata sulla realtà dei fatti e non su propaganda o fake news.

Forti e incisive le parole di Galina Timchenko, direttrice del sito di contro informazione Meduza e di Zoja Svetova, nota giornalista e firma del quotidiano Novaja Gazeta attualmente soppresso, che hanno denunciato senza mezzi termini la censura nel loro Paese. Sono intervenuti, tra gli altri, Maurizio Molinari (direttore La Repubblica), Anna Zafesova (giornalista La Stampa), Micol Flammini (giornalista Il Foglio) e Gabriele Nissim (presidente Fondazione Gariwo).  Con i saluti istituzionali di Elena Buscemi, Presidente del Consiglio Comunale di Milano e Riccardo Sorrentino, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.

La giornalista Galina Timchenko

 

I dati parlano da soli: sono 47 i giornalisti russi assassinati dal 1992, una fra tutti la tristemente nota Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006 per aver apertamente criticato il Governo per le violazioni dei diritti civili e dello stato di diritto. Non a caso il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), associazione nata con lo scopo di difendere la libertà di stampa e i diritti dei giornalisti in tutto il mondo, considera, dal 1991, la Russia come «il terzo Paese al mondo per numero di giornalisti morti». (Solo Algeria e Iraq la superano nel periodo 1993-1996).

«Sono commossa ed emozionata per essere qui oggi in questo posto meraviglioso – ha esordito Galina Timchenko che ha raccontato il suo lungo viaggio da Mosca a Milano durato due giorni non essendoci un volo diretto –. Mi chiederete se in Russia si festeggia questa giornata internazionale della stampa. Io direi più no che sì, i giornalisti russi sicuramente amano far festa, ma quello che vogliono prima di tutto è lavorare, ottenere delle informazioni, cercare di aiutare gli altri e descrivere le situazioni più drammatiche per farle sentire al mondo».

La giornalista Zoja Svetova alla Giornata per la libertà di stampa

 

Zoja Svetova, figlia di dissidenti e prigionieri politici al tempo dell’Unione sovietica, da molti anni si occupa del sistema giudiziario putiniano e dello stato dei diritti umani in Russia. Per Castelvecchi è uscito il suo libro Gli innocenti saranno colpevoli. Appunti di un idealista. La giustizia ingiusta nella Russia di Putin a cura di Vittoria Massimiani, un resoconto durissimo sul destino di due persone condannate abusivamente dai tribunali russi negli anni Duemila, il ricercatore Sutjágin e la studentessa universitaria cecena Murtazalíeva. Nella ricostruzione delle loro vicende, Svetova racconta l’inferno giudiziario nella Russia di Putin che, a partire dal 2012, è peggiorato ulteriormente coinvolgendo un numero sempre crescente di persone. (Segnaliamo anche una sua intervista al New York Times).

La giornalista lascia intendere fin da subito dei rischi che si corrono a pronunciare parole non gradite al Governo, parole che possono condurre direttamente in carcere o agli arresti, come si è visto in diretta nelle prime fasi dell’invasione dell’Ucraina quando molte persone che stavano manifestando nelle strade delle città russe sono state allontanate o portate via; giovani e anziani arrestati soltanto per aver chiamato la guerra con il suo nome anziché averla definita  un’«operazione speciale sul territorio dell’Ucraina». Pena prevista per la negligenza, la  reclusione da 10 a 15 anni secondo la gravità dei casi. Motivo per cui i media occidentali hanno dovuto ritirare i loro corrispondenti dalla Russia.

«Per molti anni ho collaborato con Novaja Gazeta, il giornale dove ha lavorato Anna Politkovskaja, uno dei giornali indipendenti russi più famosi, giornale in cui sono stati uccisi diversi giornalisti che scrivevano di guerra e di corruzione russa ai massimi livelli del potere russo – ha affermato Svetova –.  Ho scritto molti articoli per Novaja Gazeta, ho sempre scritto del sistema giudiziario russo, del sistema carcerario russo, della società russa, della violazione dei diritti umani in Russia. Sono diventato un membro della redazione il primo marzo del 2022. Poi, l 28 marzo, i redattori Novaja Gazeta hanno annunciato che avrebbero sospeso la pubblicazione del giornale fino al termine dell’”operazione speciale in Ucraina”, perché le autorità russe ci esortano chiamare così ciò che sta accadendo in Ucraina. Dopo il 24 febbraio, è stata sostanzialmente introdotta la censura militare in Russia. E in poche settimane tutti i media indipendenti sono stati chiusi: Ekho Mosky, Tv Rain e infine Novaja Gazeta hanno ricevuto un avvertimento da Roskomnadzor, l’agenzia statale che ha avvertito il giornale che sarebbe stato bloccato, di fatto distrutto […]. Così, il 28 marzo, la redazione ha deciso di sospendere i lavori della versione cartacea è on-line, affinché giornale non venisse smantellato. Ma in media indipendenti venivano intimiditi e fermati anche prima dell’operazione speciale nel periodo 2021-2022 […]. I giornalisti di Novaja Gazeta non possono pubblicare in Russia e speriamo davvero che giornale venga pubblicato di nuovo quando la situazione in Russia cambierà. Centinaia di giornalisti che hanno lasciato la Russia negli ultimi due mesi sono rimasti inattivi […]. La guerra del governo russo contro i giornalisti è iniziata dopo il 2014, dopo l’annessione della Crimea […]. In questi due mesi di operazione speciale in Ucraina diversi giornalisti sono già morti, tra cui uno russo. Uno dei giornalisti morti sotto i bombardamenti a Kiev era Oksana Baulina, una mia ex collega e redattrice a Mbk Media.  Aveva solo 42 anni. Molti giovani giornalisti forti e professionali, giornalisti investigativi, militari, che scrivono oggi sul genocidio, sulla violazione dei diritti umani, come prima di loro Anna Politkovskaja, oggi lottano per la verità e per un futuro migliore per il loro Paese, la Russia, come ha fatto l’accademico Andrej Sacharov, e i loro nomi saranno scritti nella storia, come quello di Vasily Grossman. Oggi in questo Giardino dei Giusti, ricordiamo tutti i morti e tutti i giornalisti coraggiosi in Russia, che lavorano sia in Russia sia in altri Paesi».

L’intervento di Gabriele Nissim, presidente Fondazione Gariwo

Perché questa manifestazione al giardino dei Giusti nel giorno della libertà di stampa a sostegno dei giornalisti indipendenti e delle voci libere?

Perché da un punto di vista morale abbiamo avuto un ritardo. Abbiamo guardato giustamente agli ucraini che lottano per la loro indipendenza e la libertà, ma non abbiamo manifestato con la stessa forza a quanti lottano per la democrazia e la libertà oggi in Russia. Non c’è soltanto una guerra ed una aggressione all’Ucraina, ma c’è oggi una guerra in Russia contro coloro che cercano di raccontare la verità al popolo russo e per questo vengono repressi nelle redazioni dei giornali, ma anche nelle strade quando esprimono la loro protesta. Siamo stati in ritardo nell’ascoltare le prese di posizione di Memorial, di Novaja Gazeta, della grande Politoskaia che ci mettevano in guardia contro la degenerazione del sistema di Putin che vorrebbe riportare indietro le lancette della storia ritornando ai confini dell’impero sovietico e ricostruendo ancora una volta un sistema totalitario. Siamo stati in ritardo nel comprendere come la battaglia per la democrazia dopo le grandi speranze dell’89 abbia fatto un pericolo passo indietro e quando succede oggi in Ucraina è la manifestazione più evidente che la Russia non ha paura dell’Ucraina per il suo ancoraggio all’occidente, ma perché il sistema di Putin teme il contagio della democrazia al suo interno. I gerarchi del Cremlino temono non tanto la Nato come si vuole fare credere, ma che una Maidan del 2014 si possa manifestare anche un giorno a Mosca. Una grande giornalista di Repubblica, Rosellina Balbi, usava un termine per descrivere il capovolgimento delle opinioni: parlava di parole malate che stravolgono gli avvenimenti e vengono usate ad arte per confondere la realtà. Un esempio straordinario di chi compie questa battaglia contro le parole malate è dato dalle splendide donne che sono con noi: Galina Timchenko la direttrice di Meduza e Zoja Svetova di Novaja Gazeta.

 Quali sono le parole malate che distorcono gli avvenimenti?

Una aggressione ad un paese diventa una operazione militare come se fosse una esercitazione. Un attacco alla sovranità e alla libertà di un paese diventa una operazione di denazificazione. E quando si pronuncia questa parola terribile tutto diventa legittimo e possibile perché contro i nazisti non ci sono vie di mezzo. E si è oggi giunti alle parole malate più terribili che colpiscono tutto il mondo ebraico. Il patriota ebreo Zelenski viene presentato come un protettore dei nazisti e lo si paragona addirittura ad Hitler che per il ministro degli Esteri Lavrov avrebbe del sangue ebraico. Sarebbero dunque gli stessi ebrei che avrebbero creato loro stessi le origini del nazismo ieri, come oggi.

È questa la più grande manipolazione della Shoah che è stata creata in Europa nel dopo guerra. Il nazismo è diventato dunque un’altra cosa da quello che era. I giornalisti russi indipendenti sono impegnati in una grande battaglia per la verità contro la menzogna che riprende lo spirito dell’appello che il 14 febbraio 1974, giorno del suo arresto, Aleksandr Solženicyn chiese che venisse fatto circolare nel paese. Il documento allora invitava i cittadini russi ad adottare un nuovo codice di comportamento: vivere senza menzogna. Lo scrittore russo sosteneva allora, con molte analogie con la situazione di oggi, che poiché non era possibile esprimersi liberamente e godere delle libertà democratiche gli individui avevano però la possibilità di fare sentire la propria voce, rifiutandosi di avallare le bugie del regime: «Questa è la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che è pure tanto semplice e accessibile: il rifiuto di partecipare personalmente alla menzogna, anche se ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto. Su un punto siamo inflessibili: che non domini per opera mia». «Rifiutare di mentire significava impegnarsi a non dire, non scrivere, non firmare e non pubblicare cose che travisano la realtà; abituarsi a non esprimere falsità in ogni forma di creazione artistica, dalla fotografia, alla pittura, alla musica; non fare riferimento a direttive politiche senza esserne convinti, ma soltanto per compiacere qualcuno per motivi di carriera; non partecipare a manifestazioni e a comizi contro la propria volontà, né alzare la mano a favore di mozioni che non si condividono, né partecipare a riunioni dove si è obbligati ad accettare una decisione preconfezionata; non acquistare giornali e riviste che danno informazioni deformate e tacciono sui fatti essenziali. Chi avesse agito in questo modo, osservava Solženicyn, avrebbe ritrovato la propria anima e il gusto di essere “una persona onesta, degna del rispetto dei figli e dei contemporanei».

I giornalisti russi indipendenti oggi sono messi a tacere, sono perseguitati, e pagano anche con la vita, ma hanno la stessa convinzione del grande giornalista e scrittore Vassilij Grossman, il quale riteneva che è impossibile mettere a tacere la natura umana, perché nessun sistema dittatoriale e totalitario può spegnere l’anelito alla libertà che c’è nel cuore degli uomini. Per questo sono ottimisti. Noi dobbiamo dare forza a queste voci della Russia. Ricordo che, al tempo del comunismo, molti sostenevano che i dissidenti non contavano ed era inutile perdere tempo a sostenerli, perché la soluzione non sarebbe arrivata dagli uomini, ma dalle forzature economiche e militari della guerra fredda. È una previsione che si è mostrata sbagliata perché sono stati gli oppositori con la loro coscienza che, a Praga come a Varsavia e a Budapest, hanno permesso la caduta del Muro. Noi dobbiamo credere in queste persone e come Gariwo facciamo qui una promessa: ci impegneremo a farle conoscere in tutti i giardini e invitiamo i media a fare altrettanto. Noi abbiamo un compito importante. Creare un ponte morale e politico tra i combattenti dell’Ucraina e i resistenti che si battono contro la menzogna di regime in Russia. Non solo gli uni hanno bisogno degli altri per la fine dell’aggressione, ma la ricostruzione di un futuro in Europa dopo le macerie di questa guerra passerà da una nuova conciliazione tra i due popoli che solo gli uomini migliori possono costruire. Non dovrà esistere l’Ucraina negata e vassalla della Russia, ma una Ucraina in sintonia con le voci libere e democratiche della Russia.

 

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