A Milano, la comunità ebraica manifesta per Israele

Italia

di Sofia Tranchina

In risposta all’attacco subìto da Israele negli ultimi giorni  – attacco contemporaneamente bellico e mediatico (come notato dal vice presidente dell’UGEI David Fiorentini) – la comunità ebraica di Milano si è riunita in segno di solidarietà davanti alla Sinagoga Centrale di via della Guastalla 19, ieri, mercoledì 12 maggio.

Messo il perimetro in sicurezza dalla polizia locale, dal servizio civile Mizgheret, dai militari e dal volontariato di strada City Angels, l’evento ha visto la partecipazione di circa duecento persone tra oratori e manifestanti.

Nel corso dei diversi interventi, si sono espressi non solo i personaggi eminenti del mondo ebraico (Milo Hasbani, presidente della comunità ebraica di Milano, ed Enrico Mairov, fondatore e presidente della nuova UDAI), ma anche personaggi politici desiderosi di portare il proprio contributo e di esprimere la solidarietà del proprio partito. Simona Viola, presidente del gruppo +Europa, ha voluto rimarcare l’importanza di Israele come faro di democrazia nel Medio Oriente e nel mondo, citando la condizione femminile e i diritti dell’uomo. Gianmarco Senna, consigliere generale della Lega, ha lanciato un appello a tutti i partiti democratici chiedendo loro di prendere posizione in modo inequivocabile, portando l’attenzione sull’aspetto dittatoriale della presidenza palestinese, che non porta il popolo alle urne da oltre 15 anni. I consiglieri comunali Fabrizio De Pasquale e Manfredi Palmeri hanno proposto invece un invito rispettivamente a fronteggiare le banalizzazioni ideologiche del conflitto pubblicate sui social, e a opporsi quotidianamente all’antisemitismo ancora presente ed esplicito in alcuni contesti milanesi. Presente anche Filippo Daniele Jarach del Municipio Uno del Comune di Milano.

La riflessione più grave è stata quella proposta dal rabbino capo della Comunità ebraica di Milano, Alfonso Arbib, il quale, sulla scia dei commenti fatti dal presidente israeliano Reuven Rivlin e dal sindaco di Lod Yair Revivo, ha comparato le sommosse popolari e gli assalti brutali che si stanno verificando nelle città israeliane – incendi di sinagoghe e linciaggi di persone – ai Progrom antiebraici di Kishinev del XX secolo.

Infine Daniele Nahum, responsabile della cultura del PD, ha riportato il focus del dibattito sulla necessità di trovare una soluzione al conflitto, un compromesso tra le due parti, pur volendo sottolineare l’illiceità di certe dichiarazioni avanzate dai gruppi antiisraeliani. Ad esempio, all’accusa di apartheid (discriminazione razziale) mossa contro Israele, Nahum ha opposto un racconto della propria esperienza a un Gay Pride a Tel Aviv nel 2015, dove ha potuto apprezzare la varietà etnica rappresentata dai diversi partecipanti (israeliani, palestinesi, arabi), evidenziando come gli stessi arabi, scappati da paesi che non garantiscono i diritti degli omosessuali, si sono rifugiati proprio in Israele, che invece garantisce tali diritti anche per loro: «questa è la grandezza della democrazia israeliana».

Al concludersi degli interventi, Rav Arbib ha conquistato il silenzio del pubblico per recitare due tefillot, una per i feriti che sono stati colpiti durante gli attacchi e una per la salvezza di Israele. Al termine, i manifestanti hanno intonato con commozione e solennità l’inno Hatikvah, sventolando le bandiere e cercandosi a vicenda con lo sguardo, dando così corpo ed espressione alla profonda speranza ebraica di una cessazione del conflitto.

(foto: Astrit Sukni)

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