Operazione Piombo Fuso su Gaza

Israele

Una reazione inevitabile.

“Per gli israeliani, di destra o di sinistra, è chiaro che l’incessante martellamento di razzi contro la popolazione civile non può essere più tollerato. Non è questione di opinione politica, né prerogativa di Israele. E’ solo che gli israeliani hanno impiegato molto, troppo tempo per arrivare a questa conclusione. Immaginate 12.000 missili che si abbattono su Milano, su Dallas, o su Liverpool. Gli italiani, gli americani o gli inglesi non resterebbero a lungo con le mani in mano. Certo, non tanto a lungo quanto ha fatto Israele. Ma nel caso di Israele si applicano sempre, stranamente, due pesi e due misure. Hamas può permettersi di puntare i suoi missili contro la popolazione civile, infischiandosene delle responsabilità, mentre una qualsiasi reazione israeliana, per quanto accuratamente siano stati scelti gli obiettivi strategici, viene subito bollata come crimine di guerra”. Lo scrive Gadi Taub (Corriere della Sera, 28 dicembre).

L’Europa del disimpegno e dell’apatia istituzionalizzata grida “Cessate il fuoco!”, “Riprendete il dialogo!”, facendo finta di ignorare che con Hamas il dialogo non c’è e non ci può essere; che Israele sta facendo ancora una volta il lavoro sporco per Abu Mazen. Solo con la distruzione della struttura militare e della dirigenza politica di Hamas può riprendere il dialogo con i palestinesi “moderati”. Lo sa anche l’Egitto: Mubarak riceve Abu Mazen e critica Hamas. In un mondo dove le parole sono pietre è un segnale importante.

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