Israele: Netanyahu vince le elezioni con i partiti di estrema destra

di David Zebuloni – Gerusalemme
I sondaggi, diceva Shimon Peres, sono come i profumi: vanno annusati e non bevuti. Ovvero, vanno consultati, certo, tenuti in considerazione, certo, ma non ritenuti verità assoluta. Fino ad un giorno prima delle elezioni in Israele, infatti, tutti i sondaggi mostravano uno stato di parità assoluta tra i due blocchi. Nessuno dei due aveva la meglio sull’altro, nessuno dei due sfiorava i 61 mandati necessari per formare un governo. 60 e 60. Un pareggio che lasciava presagire il sesto di una serie infinita di gironi elettorali.

Ed ecco che, puntuali alle dieci di sera, su tutte le reti nazionali del paese sono stati proiettati i primi risultati dello spoglio dei voti. La svolta: i primi exit poll davano alla coalizione di destra capeggiata da Benjamin Netanyahu 62 mandati, poi 67, poi ancora (gli ultimi) 65 mandati solidi solidi, dovuti dalla più alta affluenza di votanti dal 1999. La dimostrazione che Peres aveva ragione, i sondaggi vanno annusati e non bevuti.

Il risultato politico importante, nonché l’exploit della destra israeliana, è tuttavia risultato a molti inaspettato non solo per il presunto pareggio previsto dai sondaggi, ma anche e soprattutto per la natura stessa della composizione della nuova coalizione. Il partito di estrema destra formato da Tzionut HaDatit e Otzmà Yehudit di Bezalel Smotrich e Itamar BenGvir, infatti, è diventata di fatto la terza forza alla Knesset, dopo Netanyahu e Lapid, e prima ancora di Gantz, con 14 notevoli seggi.

Ma non finisce qui: anche il mancato raggiungimento della soglia di sbarramento da parte del partito di estrema sinistra Meretz e del partito arabo Balad, ha permesso a Netanyahu di alzare l’immaginaria coppa politica e dichiarare alle telecamere: “Questa è una straordinaria espressione di fiducia da parte del popolo, mi prenderò cura di tutti i cittadini”. La frase di chi sa di aver vinto in modo schiacciante, poiché non lascia margini di fraintendimento: lui e solo lui sarà il prossimo Premier, senza rotazioni e senza alleanze improbabili.

Da molti anni ormai, infatti, la Knesset non era composta da una coalizione così omogenea. Dal Likud di destra alla Tzionut HaDatit di estrema destra, per arrivare poi agli ultraortodossi Shas e Yahadut HaTorah. Tutti partiti che condividono la stessa linea ideologica e che si battono per gli stessi obiettivi. Un governo simile ad un concerto sinfonico diretto da Benjamin Netanyahu, senza nessuna voce fuori dal coro.
Un governo, pertanto, che terrorizza gli oppositori di centro e di sinistra. Fino alle prossime elezioni.