L’ultimo storico giorno del Papa a Gerusalemme

Israele

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«Dove sei, uomo? Dove sei finito? In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”. In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio. «Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita». E in conclusione, il grido «Mai più Signore, mai più!».

Questa l’intensa e commovente preghiera letta da Papa Francesco allo Yad Vashem durante il suo terzo e ultimo giorno in Terra Santa, che l’ha visto recarsi nei luoghi sacri ai musulmani e agli ebrei, così come nei memoriali. In tutti, papa Bergoglio ha regalato parole piene di sentimento e di speranza, ribadendo il carattere storico del suo viaggio.

“Nessuno strumentalizzi il nome di D-o”
La prima tappa è stata la spianata delle moschee, dove il Pontefice è stato accolto dal Gran Mufti di Gerusalemme Mohammad Hussein e dal direttore del Consiglio per la custodia dei beni degli enti islamici. Da qui Papa Francesco ha lanciato «un accorato appello a tutte le persone e le comunità che si riconoscono in Abramo: rispettiamoci ed amiamoci gli uni gli altri come fratelli e sorelle! Impariamo a comprendere il dolore dell’altro!». «Nessuno – ha ammonito – strumentalizzi per la violenza il nome di Dio!». «Lavoriamo insieme per la giustizia e per la pace!», ha invocato Bergoglio rivolgendosi alla comunità musulmana rappresentata dal Gran Mufti di Gerusalemme e dal principe giordano Gazi.

“Sono venuto a pregare e ho chiesto al Signore la grazia della pace”.
Dopo la visita alla Spianata delle Moschee, Papa Francesco ha raggiunto il Muro del Pianto, dove gli è stata descritta la storia di questa antica vestigia. Il Papa ha sostato da solo davanti al Muro, ha poggiato la mano sulle pietre e vi ha posto un biglietto, raccogliendosi in preghiera silenziosa per alcuni minuti. “Sono venuto a pregare e ho chiesto al Signore la grazia della pace” è la frase che ha scritto nel libro d’onore dopo la sua preghiera al Muro del Pianto.

“Il terrorismo è male perché nasce dall’odio”
Andando allo Yad Vashem, papa Francesco si è fermato – primo papa della storia – alla Tomba di Teodoro Herzl, fondatore del sionismo, sulla quale ha deposto una corona di fiori. E sotto richiesta del premier Beniamin Nethanyahu, in un fuori programma, si è poi recato alla stele in ricordo delle vittime israeliane del terrorismo, posta nelle immediate vicinanze. “Il terrorismo è male perché nasce dall’odio, perché non costruisce ma distrugge, il nostro popolo capisce che la via del terrorismo non aiuta, che il cammino del terrorismo è fondamentalmente criminale. Preghiamo per tutte le vittime del terrorismo, mai più terroristi nel mondo”, ha detto il Papa.

“Mai più, Signore, mai più!”
«Dove sei, uomo? Dove sei finito? In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”. In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio». Lo ha detto papa Francesco allo Yad Vashem: «Forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso!». «Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita». Si è conclusa con questa invocazione, seguita dal grido «Mai più Signore, mai più!», la preghiera letta da Papa Francesco allo Yad Vashem, il memoriale che a Gerusalemme ricorda la Shoah.

“Che la pace sia con Israele”
Dopo la visita al Memoriale della Shoah, Papa Francesco è stato accolto dal presidente di Israele Shimon Peres al palazzo presidenziale. “La pace è questione di creatività e ispirazione e tu le porti entrambe con te”, ha detto Peres, accogliendo il pontefice – .La pace tra le religioni – ha aggiunto Peres – è un viatico per la pace in altri campi”. Il presidente israeliano ha poi ringraziato per l’invito all’incontro di pace in Vaticano con il presidente palestinese Abu Mazen, dando la disponibilità ad accettarlo, senza parlare di una data. “Sei un uomo conosciuto come un uomo di pace e un fautore della pace – ha risposto il Pontefice a Peres, premio Nobel per la pace, aggiungendo poi: “Vi assicuro la mia costante preghiera per il raggiungimento della pace, e tutto il bene che viene con essa. Che la pace sia con Israele”.