Da sinistra Naftali Bennett e Yair Lapid

Lo scioglimento del governo e la sfiducia degli elettori: Israele torna alle urne

Israele

di David Zebuloni
Il governo israeliano presenterà la prossima settimana una mozione per lo scioglimento della Knesset, trascinando così lo Stato Ebraico alle urne per la quinta volta in poco più di tre anni. Dopo essersi lanciati in un ultimo tentativo disperato, contrattando con l’altalenante Nir Orbach del suo stesso partito e cercando di salvare ciò che era rimasto della già frazionata coalizione, il Premier Naftali Bennett ha dichiarato di aver terminato la sua battaglia politica. Il tentativo di far sedere attorno allo stesso tavolo esponenti dall’ideologia contrastante quali Ayelet Shaked, Avigdor Lieberman, Nitzan Horowitz, Meirav Michaeli e Mansour Habbas – non ha funzionato. Dopo un anno di convivenza forzata, i nodi venuti al pettine risultavano troppo fitti per essere districati. I conflitti interni hanno dunque prevalso e vanificato l’alternativa di Bennett e di Lapid al governo apparentemente indissolubile di Netanyahu.

Bibi il favorito nei sondaggi

A proposito di Netanyahu, i sondaggi parlano chiaro: è lui il favorito alla vittoria delle prossime elezioni. Ancora lontano da formare un blocco di 61 mandati necessari per formare un governo, sembrerebbe che l’ex Premier e attuale Capo dell’Opposizione sia l’unico potenzialmente in grado di farlo. Riemerso dalle ceneri come una vecchia e furba fenice, il cosiddetto King Bibi torna ad essere più  osannato e acclamato che mai, ancor più popolare di quanto già fosse. Con un numero di mandati nei sondaggi che eclissa quello degli altri partiti, il potenziale vincitore potrebbe ricoprire il ruolo di Capo del Governo nonostante il processo in corso per frode, abuso di potere e corruzione. Il consenso dei suoi elettori nei suoi confronti, d’altronde, non muta. Rimane invariato. Anzi, a tratti pare pure essersi rafforzato.

La sfiducia degli elettori

Elettori ormai stanchi del circo politico al quale hanno assistito negli ultimi anni. La sfiducia dei parlamentari israeliani nei confronti del governo attuale, infatti, corrisponde all’intera sfiducia degli elettori israeliani nei confronti della loro leadership. Non solo nei confronti di Bennet e di Lapid, ma proprio dell’intera composizione della Knesset. Elettori di destra e di sinistra, laici ed ortodossi, si sentono arrivati ad un vicolo cieco, senza via d’uscita, incapaci di sollevare i loro rappresentati dalle apparenti incompatibilità che impediscono loro di operare a favore di un obiettivo comune.

Secondo alcune voci indiscrete, invece, Naftali Bennett vorrebbe ritirarsi definitivamente dalla vita politica. Lapid invece non molla, ma non accetta di sedersi con Netanyahu e con gli ortodossi. A loro volta, gli ortodossi non accettano di sedersi con i partiti di sinistra quali Avoda Meretz. Ovviamente, i partiti di sinistra non accettano di sedersi con i partiti di destra, Hatzionut Hadatit e Hotzma Yehudit, che invece non accettano in alcun modo di sedersi con i partiti arabi, Ram Hareshima Hameshutefet.

Il risultato? Tutti rimangono in piedi.

 

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