L’Avodà arranca e Meretz pare in via di estinzione: cosa ne sarà della sinistra israeliana?

Israele

di David Zebuloni
L’ultima era gloriosa della sinistra israeliana, risale all’epoca di Yitzhak Rabin. Dal giorno del suo assassinio in poi, qualcosa sembra essersi spezzato definitivamente e irreversibilmente all’interno del suo partito e dell’intero blocco parlamentare al quale apparteneva. Tuttavia, mai come in questo periodo storico, i partiti di sinistra all’interno della Knesset sembrano essersi trovati in una crisi tanto buia e profonda. Un vicolo cieco che pare condurre loro ad una lenta sparizione dalla mappa politica israeliana. Mentre il Likud e i suoi partiti alleati si arrampicano in vetta ai sondaggi, i partiti Meretz e Avodà si battono per la loro sopravvivenza. Mentre Netanyahu non vede rivali e si conferma capolista del suo partito per l’ennesima volta, all’interno dei partiti di sinistra i capolista vanno e vengono, cambiano in continuazione come se nulla fosse.

Così, nonostante Merav Michaeli abbia vinto le primarie del partito per la seconda volta consecutiva in poco più di un anno, gli elettori dell’Avodà risultano non riconoscere in lei una figura abbastanza solida da guidare il paese, o, perlomeno, il blocco. Con sei mandati arrotondabili in difetto, infatti, lo storico partito laburista si aggiudica un posto sui seggi della Knesset, ma nulla di più. Il problema, tuttavia, potrebbe rivelarsi ancora più profondo. Il partito di Rabin potrebbe trovarsi di fronte ad una vera e propria crisi identitaria. “Siamo troppo di sinistra o lo siamo troppo poco?”, si domandano i suoi componenti. A questo proposito, a gareggiare e perdere contro Michaeli per il titolo di capolista, è stato Eran Hermoni, ex dirigente del partito, che ha condotto l’intera campagna elettorale accusando l’Avodà di essere diventata troppo di sinistra negli ultimi anni e sostenendo che gli elettori la vorrebbero più al centro, più vicina al partito di Yair Lapid o di Benny Gantz. Considerato l’esito delle primarie, si può concludere che Hermoni si sia decisamente sbagliato.

Eppure, per quanto Merav Michaeli rappresenti l’Avodà nella sua veste più radicale, anche lei sembra non avere a fuoco l’identità più profonda dello storico partito. Più volte si è dichiarata contraria ad un’eventuale fusione con il partito Meretz, ma alla domanda insistente dei giornalisti “perché?”, lei si è limitata a dire che i due partiti sono molto diversi. All’altrettanto insistente domanda “in cosa?”, Michaeli ha ribadito che ci sono grandi differenze, senza approfondire ulteriormente. La risposta più giusta a questa domanda, d’altronde, dovrebbe avere una natura più strategica e meno ideologica. È noto a tutti infatti che nella politica, molto spesso, uno più uno non fa due, ma uno e mezzo. Talvolta, uno. Nel peggiore dei casi, zero. Così è stato nel 2020, quando i partiti Avodà, Ghesher e Meretz hanno unito le forze nella piena convinzione di moltiplicare il numero dei loro mandati all’infinito, e concludendo invece il girone elettorale con sette miseri seggi in parlamento. Gli stessi che l’Avodà doveva ricevere da sola secondo i primi sondaggi.

Per quanto riguarda Meretz, la situazione si fa più critica e complicata. Cominciando dalla fine: il partito della sinistra radicale, sempre secondo i sondaggi, non passa la soglia di sbarramento. Tornando all’inizio: la leadership di Meretz non riesce proprio a lasciare un’impronta all’interno del partito. Con dei cambi in tempi record, i capolista si susseguono uno dopo l’altro, elezione dopo elezione. Dopo il ritiro di Nitzan Horowitz, sembrava dunque essere arrivato il turno di Yair Golan, l’ex vice Capo di Stato Maggiore non diventato a suo tempo Capo di Stato Maggiore a causa di una dichiarazione infelice rilasciata nel giorno di Yom HaShoah, quando aveva paragonato un gruppo di soldati israeliani ai nazisti della Germania di Hitler. Golan si è quindi candidato alle primarie del partito, ma un comeback inaspettato ha cambiato le carte in tavola: Zehava Galon ha deciso di scontrarsi con lui per riprendere in mano le redini del partito, a distanza di cinque anni dall’ultima volta che ha ricoperto il ruolo di capolista.
Chi dei due avrà la meglio? È ancora prematuro per dirlo. Golan sembra riscuotere l’entusiasmo degli elettori idealisti, Galon invece quello degli elettori nostalgici. Chi dei due permetterà a Meretz di superare la famigerata soglia di sbarramento? Secondo i sondaggi, nessuno.

 

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