KKL e riserve idriche: una lunga storia

di Liri Eitan Drai
Direttore Generale KKL Italia

Un paese desertico al 70% oggi genera il 20% di acqua in più rispetto al suo fabbisogno: Israele ha prodotto una ricchezza di innovazioni tecnologiche e infrastrutture per combattere l’inaridimento del Paese senza precedenti. La questione “siccità” e gestione delle risorse idriche in Israele ha una lunga storia. Nel 1964, fu realizzata la National Water Carrier, una rete di trasporto dell’acqua che partiva dal Lago Kinneret sino alle regioni meridionali; l’80% dell’acqua trasportata dalla rete, però, era destinata all’agricoltura e la rimanenza non era sufficiente per il fabbisogno degli abitanti. Nel 1959 Simcha Blass sviluppò la tecnologia di irrigazione goccia a goccia, che consiste nel versare l’acqua direttamente alle radici delle colture attraverso una rete di tubi e ne evita la dispersione. Nonostante i vantaggi della rete di trasporto e dell’irrigazione a goccia, l’acqua destinata all’uso domestico era ancora scarsa poiché entrambi i sistemi attingevano dalle fonti, limitate, d’acqua dolce. Gli ingegneri israeliani pensarono quindi di sfruttare le fonti considerate inutilizzabili, come le acque reflue municipali e quelle piovane.

Nel 1985 Israele iniziò a raccogliere e trattare le acque reflue riducendo molto il divario tra la domanda e l’acqua disponibile. Il grande contributo del Keren Kayemeth LeIsrael all’economia idrica d’Israele è stata la costruzione di 230 bacini, che servono per immagazzinare l’acqua reflua bonificata, pronta per l’uso agricolo. È recente la creazione del biofiltro, sistema per l’approvvigionamento idrico impiegato nelle aree urbane: questa tecnologia permette alle piante di rimuovere gli inquinanti dalle acque piovane e ottenere una fonte d’acqua aggiuntiva per irrigare le aree verdi municipali.

Il KKL ha dovuto affrontare, in più di un secolo di attività, la desertificazione. Iniziò a piantare alberi studiando strategie di forestazione, come la “savanizzazione”, una tecnica che consente di trattenere più umidità possibile per favorire la vegetazione con effetto benefico sul clima. Nell’ultimo decennio il KKL sostiene l’attività di molti Centri di Ricerca e Sviluppo in cui si studiano sementi idonee a sopravvivere in ambienti desertici. Nell’ambito delle ricerche sul riscaldamento globale, il KKL ha “adattato” le foreste al cambiamento climatico: i forestali hanno individuato alcune specie di piante resistenti al calore e alla siccità, come alcuni tipi di cipressi; le loro radici sono state coltivate presso la Facoltà di Agraria dell’Università Ebraica e poi ripiantate per creare un pool genetico nella foresta di Lavi e nella foresta di Ilanot. La stazione di monitoraggio di Yatir, creata dal KKL per studiare gli effetti della foresta sull’ambiente e sul clima, ha rivelato che l’area contrasta l’effetto serra. Il metodo di seminagione del KKL nelle regioni aride può aiutare a ridurre la quantità di gas serra nel mondo e contribuire alla lotta al riscaldamento globale.

Le collaborazioni internazionali
Il KKL ha condiviso le conoscenze e l’esperienza acquisite con i Paesi che hanno un clima simile a quello israeliano. I rappresentanti di diversi Paesi asiatici e africani, infatti, hanno frequentato i corsi tenuti dagli esperti di forestazione del KKL. Un esempio è l’iniziativa Seeds of Hope, realizzata in collaborazione con la Haramaya University, una delle principali università agricole in Etiopia. Il progetto ha valutato l’idoneità delle varietà di pomodoro alle condizioni agro-climatiche della regione, la loro resistenza a parassiti e malattie e la loro predisposizione ai metodi di coltivazione degli agricoltori locali.

Un altro intervento interessante del KKL è il Progetto Solchi nel Deserto condotto nell’arida regione del Turkana, in Kenya, in collaborazione con l’Istituto Arava per gli Studi Ambientali; Solchi nel Deserto è un esempio dell’uso agricolo delle tecniche israeliane nei Paesi in via di sviluppo al fine di migliorare la sicurezza nutrizionale dei residenti. Il KKL ha partecipato anche alle conferenze dell’ONU sui cambiamenti climatici, per avviare nuove collaborazioni. Nel 2019 a Cuba si è tenuta una conferenza dove Doron Markel, direttore della Ricerca del KKL, ha presentato il programma sul cambiamento climatico di Israele ai 400 partecipanti provenienti da 30 Paesi. In Italia, nel 2016, è nato un accordo tra il KKL e il Corpo forestale dello Stato, frutto di un intenso lavoro preparatorio durato quasi un anno. Lo scopo è promuovere nuove forme di cooperazione nel campo della gestione e della valorizzazione delle aree naturali protette, delle risorse ambientali e dell’applicazione delle convenzioni internazionali. Questa collaborazione è molto importante sul piano scientifico, tecnico e di pianificazione territoriale, per i progetti di ricerca per la salvaguardia della biodiversità e delle risorse forestali, insieme a programmi di formazione e di educazione ambientale. L’incontro più recente è di maggio 2022, in cui il KKL Italia è stato invitato a partecipare a Roma al convegno Nature in Mind organizzato dai Carabinieri in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità. La condivisione delle conoscenze è la nostra speranza di sviluppare nuove soluzioni per salvaguardare il nostro pianeta.