Israele: Trump è il primo presidente Usa ad andare al Muro del Pianto. Cronaca di una visita storica

Israele

di Ilaria Myr

trump-netanyahu“Durante questa visita noi punteremo a una cooperazione sempre maggiore nella lotta al terrorismo e alla sua ideologia malvagia”. Sono state queste le prime parole che il presidente Usa Donald Trump ha pronunciato al suo arrivo in Israele lunedì 22 maggio dall’Arabia Saudita, prima tappa del suo viaggio internazionale. Trump è stato accolto all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dal presidente israeliano Reuven Rivlin e dal premier Benjamin Netanyahu.

Poi, il trasferimento in elicottero a Gerusalemme, dove Trump ha prima incontrato Rivlin, poi ha fatto un giro nella Città vecchia, culminato nella visita  al Muro del pianto, una visita privata. Con questo gesto, Trump è il primo presidente americano a visitare il Muro del Pianto, un sito di grande significato politico, al momento che si trova a Gerusalemme Est, conquistata da Israele nella Guerra dei sei giorni del 1967 e rivendicata dai palestinesi come capitale del loro futuro Stato. Come riporta Repubblica.it, “l’ex presidente Usa Barack Obama aveva sì visitato il Muro, ma quando era ancora un candidato alle presidenziali e aveva evitato di farlo durante i suoi otto anni di mandato; mentre Bill Clinton lo fece dopo avere lasciato la Casa Bianca, e George H.W. Bush quando era ancora vice presidente. E la visita al Muro ha fatto vibrare la leadership di Israele. Netanyahu lo ha pubblicamente ringraziato: il popolo ebraico, ha detto, “ha profondamente apprezzato il gesto”.

“Mi hanno detto che sono il primo presidente in esercizio a recarsi al Muro occidentale – ha dichiarato all’inizio della conferenza stampa con Netanyahu (su Times of Israel il testo completo in francese) -. Per me è un grande onore e vi ringrazio”.

Trump ha poi parlato dell’Iran: “All’Iran non sarà mai, mai, permesso di possedere un’arma nucleare e l’Iran deve fermare il suo finanziamento, addestramento ed equipaggiamento di terroristi e milizie”, ha detto all’incontro con Rivlin, definendo “terribile” l’accordo sul nucleare raggiunto fra l’Iran e le potenze del 5+1 perché “ha dato a Teheran “ricchezza, prosperità e la possibilità di andare avanti con il terrorismo”. A Netanyahu, ha poi detto che le preoccupazioni comuni per l’Iran stanno riavvicinando Israele a molti Stati arabi: “Quello che è accaduto con l’Iran ha portato molti in Medioriente verso Israele”.

Riguardo alla pace fra palestinesi e israeliani, Trump ha dichiarato: “Credo in un rinnovato sforzo per raggiungere la pace tra israeliani e palestinesi. E’ uno dei compiti più duri ma sono sicuro che alla fine riuscirete a conseguire un risultato”.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha ringraziato Trump “per il cambio della politica Usa verso Teheran”, ha aggiunto: “Per la prima volta nella mia vita, vedo una reale speranza per il cambiamento del mondo arabo verso Israele”.

“Grazie per la sua storica visita in Israele che avviene nella sua prima missione all’estero”, ha detto il premier Benyamin Netanyhu nel discorso di benvenuto al presidente Usa, che ha sempre chiamato per nome. Netanyahu ha poi detto che “Israele cerca la pace” e accennando al volo diretto tra Riad e Tel Aviv di Trump ha aggiunto: “Spero che anche un giorno il premier di Israele possa volare da Tel Aviv a Riad con un volo diretto”.

“Nel mio viaggio in questi giorni ho trovato nuove ragioni di speranza“, ha detto dal canto suo il presidente Trump nel suo discorso all’aeroporto Ben Gurion. “Abbiamo un’opportunità rara di portare stabilità e pace nella regione”, ha aggiunto. “Sono venuto per ribadire il legame che non può essere spezzato tra Stati Uniti e Israele”.

Riferendosi al suo viaggio in Arabia Saudita, Trump ha detto: “Re Salman pensa in modo intenso e, posso dirvelo, gli piacerebbe molto vedere la pace tra israeliani e palestinesi”. “Molti leader musulmani – ha continuato – hanno espresso la loro determinazione nella volontà di aiutare a mettere fine al terrorismo e alla diffusione della radicalizzazione. C’è una crescente consapevolezza tra i vostri vicini arabi di avere una causa comune con voi su questa minaccia posta dall’Iran”.

Al presidente americano ha risposto il presidente dell’Iran, Hassan Rohani spiegando che quello tra Donald Trump e alcuni capi di Stato arabi in Arabia Saudita è stato “uno show senza valore politico, ripetuto più volte”. “Il problema del terrorismo – ha detto – non si risolve tenendo riunioni e versando denaro nelle tasche delle superpotenze”.”Certamente gli Usa non sarebbero disposti a scambiare le vittime degli attacchi dell’11 settembre con i soldi che ricevono dalla vendita di armi”.

Rohani ha quindi ribadito che “i sauditi dovrebbero sapere che il terrorismo è una grande minaccia per la regione e per il mondo e non c’è altra scelta se non la moderazione”, aggiungendo che il suo governo “ha annunciato sin dall’inizio che è a favore di un mondo libero dalla violenza e dall’estremismo” e che questo messaggio “è totalmente chiaro al mondo”. Con riferimento quindi alla politica di Trump, il presidente iraniano ha detto che “l’epoca delle interferenze negli affari di altri Paesi, intraprendere guerre e finanziare il terrorismo è finita”, invitando tutti a “combattere il terrorismo, perché l’unica via da percorrere”. “L’Iran ha sempre favorito buoni legami con i Paesi regionali e internazionali”, ha continuato Rohani rimarcando che “il terrorismo è attualmente sulla via dell’eradicazione, anche se c’è ancora molto da fare” e per questo ha rivolto nuovamente un appello “alla cooperazione e al consenso unanime alla lotta contro il terrorismo”. In tal senso il presidente ha detto che “l’Iran svolge un ruolo cruciale nella lotta al terrorismo e nell’assicurare la sicurezza e la stabilità regionale e continuerà a farlo durante il prossimo governo”.