Il calore di una casa, la salvezza di una vita

Israele

di Ilaria Myr

 

ילדים קופצים

«Alla Beit ha Shanti i ragazzi capiscono che non sono stati abbandonati, ma che sono invece stati trovati; non sono vittime ma persone che hanno conquistato la libertà iniziando il viaggio per salvare le loro vite». Sono parole forti e dense di significato quelle di Mariuma, fondatrice e direttore di Beit haShanti, organizzazione creata in Israele per aiutare ragazzi abbandonati e senza casa. L’associazione opera con due strutture – una casa a Tel Aviv e un vero e proprio villaggio nel deserto del Negev – e fornisce ai ragazzi fra i 14 e i 21 anni una casa 365 giorni all’anno, 7 giorni su 7, 24/24: un tetto, dei pasti, ma soprattutto il calore famigliare che manca terribilmente a chi non ha una casa. Lo sa bene la fondatrice, Mariuma, che ha vissuto in prima persona il destino di ragazza di strada. «Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza molto difficili e violente – spiega al Bollettino -. Poi, durante il servizio militare, sono andata a vivere con il mio ragazzo di allora in un appartamento nel quartiere di Nevè Zedek, a Tel Aviv. Allora non era la zona chic e trendy di oggi, ma una vera e propria periferia malfamata dove nessuno voleva andare!». A 20 anni, nel 1984, scopre di essere incinta, e la sua vita arriva a una svolta. «Non sapevo cosa fare: ero giovane e tutti i miei piani stavano saltando – racconta -. Ma una cosa sapevo: che molti giovani in Israele si trovavano nella condizione di solitudine in cui avevo vissuto io fino a pochi anni prima. Sapevo che per un ragazzo di strada la cosa più difficile è passare da solo le serate di Shabbat e le festività, che da noi ebrei sono davvero tante…».
בית השנטיComincia quindi ad aprire il suo appartamento a chi ne ha bisogno: 60-70 ragazzi si stabiliscono nel cortile e lì si sentono a casa. Ed è in quel momento che nasce il nome “Shanti”. «Una ragazza appena tornata dall’India disse: “Qui mi sento così ‘shanti’”, che in indiano significa “in pace” – spiega Mariuma -. Poche ore dopo un ragazzo scriveva sul muro della casa “benvenuti nella Beit ha Shanti. Non ho più potuto cambiare il nome…». Il momento però in cui Mariuma capisce che ha una vera e propria missione si presenta qualche tempo dopo, quando si trova a condividere con una ragazza ospite, vittima di una violenza sessuale, un’atroce esperienza che aveva lei stessa vissuto a 17 anni. «Era la prima volta che ne parlavo con qualcuno – racconta -. È in quel momento che ho capito che quello che avevo fatto fino ad allora era il mio compito».
Da allora Beit ha Shanti ha salvato nelle sue due strutture di accoglienza più di 40.000 ragazzi in Israele, provenienti da qualsiasi livello sociale, religioso e culturale. Attraverso le sue due strutture offre rifugio sia a breve che a lungo termine, assistenza psicologica, attività ricreative, ma soprattutto l’atmosfera di una casa. «Ragazzi e ragazze arrivano nella nostra casa rifiutati, traumatizzati emozionalmente, senza il calore di una casa, abusati mentalmente e sessualmente. Da noi si integrano nella vita sociale, frequentano le scuole locali, vanno al servizio militare e in molti casi frequentano l’università. Riescono, insomma, a costruirsi una vita normale».
Un progetto dunque grande e importante, che necessita però di sostegno e fondi; il governo israeliano partecipa al 25% del budget necessario, ma tutto il resto proviene da donazioni anche estere. Importante in questo senso è stata anche la serata di beneficenza “Together for teens” organizzata da CAF-Milano insieme a Beit ha Shanti l’8 ottobre scorso all’Expo nel padiglione israeliano. «È stata una serata magnifica, in cui abbiamo sentito il calore delle persone – primi fra tutti Luisa Pavia di CAF e Eliezer Cohen del Padiglione – e siamo state onorate della presenza dell’ambasciatore israeliano Naor Gilon». Ma soprattutto c’è la volontà di rafforzare i rapporti con la Comunità ebraica di Milano, creando un evento dedicato, con anche uno dei ragazzi salvati dalla strada. «Il nostro è un modello terapeutico che può essere adottato ovunque a livello globale – conclude Mariuma -. Perché quello del calore di una casa e di una famiglia è un bisogno universale di tutti i ragazzi, senza alcuna distinzione».
Info: www.shanti.org.il

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