Gerusalemme: violenza a Tisha Be’Av

Israele

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alaqsaDoveva essere un giorno di pace e di raccoglimento,  e invece si è trasformato in un giorno di violenza. A Gerusalemme la ricorrenza di Tisha be’Av – che cade il 9 del mese ebraico di Av e che ricorda la distruzione del Primo e del Secondo Tempio di Gerusalemme sacro agli ebrei – è stata infatti caratterizzata quest’anno da duri scontri fra la polizia israeliana e qualche centinaio di palestinesi, concludendosi con l’ingresso della polizia nella Moschea di Al Aqsa. I palestinesi hanno creato barricate alle porte di accesso della moschea al-Aqsa, per impedire ai fedeli ebrei l’accesso alla Spianata delle Moschee: qui è permessa agli ebrei la visita ma non la preghiera, che viene però rivendicata a voce sempre più alta dagli ambienti della destra oltranzista israeliana.

Quando gli agenti hanno cercato di rimuovere quelle barricate «sono stati accolti da nutriti lanci di pietre e da fuochi di artificio sparati ad altezza d’uomo». A quel punto la polizia avrebbe attaccato il perimetro della moschea, dentro la quale erano stati stipati bottiglie incendiarie, pietre, lastre di marmo e fuochi di artificio pronti per essere sparati ad altezza d’uomo sugli agenti.
Il bilancio è di una decina di contusi fra gli agenti israeliani.

Quest’ultima azione potrebbe essere interpretata come profanazione del terzo luogo santo dell’Islam e dunque scatenare le reazioni dei musulmani, come sta accadendo sui social dove si parla già di «attacco sionista».

Le reazioni
Durissime le reazioni politiche. Hamas, da Gaza, ha parlato di «forte escalation» da parte di Israele, e ha avvertito che le sue cellule armate in Cisgiordania reagiranno. Nel frattempo, ha aggiunto, i fedeli islamici dovranno mobilitarsi per proteggere i propri Luoghi sacri. Molto severa anche la reazione della Giordania, Paese custode della moschea al-Aqsa, che imputa ad Israele la piena responsabilità degli incidenti e di avere violato le intese fra i due Paesi sullo status del luogo. Ma anche Israele protesta. Il capo dello Stato Reuven Rivlin ha espresso indignazione per le violenze dei giovani palestinesi «in un luogo sacro» anche all’ebraismo e, per giunta, nella giornata di lutto per la distruzione del Tempio.

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