Elezioni Israele / Lo scetticismo di Grossman e Keret

Israele

David Grossman e Etgar Keret, rappresentano due generazioni e due scuole diverse di scrittori e intellettuali israeliani. Se Keret è la nuova icona pop, Grossman rimane agli occhi di tutti – in Israele e all’estero – come il rappresentante della letteratura e dell’intellettualità pacifista israeliana. Eppure loro “lettura” dei risultati delle ultime elezioni, è per molti aspetti consonante – le stesse paure, lo stesso scetticismo, le stesse speranze… L’indebolimento del centro-destra e di Netanyahu è visto da entrambi come un fattore positivo, ma allo stesso tempo quel “centro” vincitore, che per tutta la campagna elettorale si è lasciato alle spalle il problema dell’Iran, del processo di pace, della Palestina, non appare accettabile.

“I risultati di queste elezioni dimostrano una forte volontà della maggioranza della popolazione di votare centro, di essere al centro dello schieramento politico – spiega David Grossman nell’intervista rilasciata a “Repubblica”.  “La nostra esperienza passata, purtroppo, dimostra però che tali partiti non sono riusciti a portare alcun cambiamento reale: il popolo esprime la volontà di un compromesso fra la sinistra e la destra, che ha come riferimento solo l’assetto politico interno, senza tenere conto di ciò che la nostra situazione difficile realmente richiede, che comporta la necessità di fare concessioni ai palestinesi e di risolvere finalmente il conflitto. È stata soprattutto la protesta economica e sociale a portare al vero calo del potere di Netanyahu”.

Per Etgar Keret le elezioni sono andate “meno peggio” di quanto si aspettasse, rivela alla giornalista che lo ha intervistato per “Il Fatto Quotidiano”. “I vincitori – dice – sono Yahir Lapid e Naftali Bennett, due giovani preparati e carismatici con zero esperienza politica. E’ chiaro che il voto a questi due outsider è stato un voto di protesta contro Netanyahu e la politica in generale. Se non sbaglio è una situazione molto simile a quella italiana. Il partito di Lapid è la vera rivelazione”. “Sono d’accordo con lui [Lapid] quando dice che è necessario combattere la corruzione nella politica israeliana” – prosegue Keret. “Detto ciò, nel suo programma politico ci sono delle grandissime lacune. A esempio non si sa cosa pensi dell’Iran. Questa è una grave mancanza. Sono temi cruciali. E come dire vado dal medico perché ho un cancro ma lui si concentra su un brufolo che mi è spuntato in fronte”.

Su Naftali Bennet, Grossman e Keret concordano: può rappresentare un pericolo. Quelli come Bennet, dice Grossman, “si presentano come i veri patrioti sionisti, ma in definitiva rappresentano un pericolo esistenziale per Israele e lo porteranno al disastro; perché creano sul terreno una situazione che impedisce di fatto la pace con i palestinesi e fa di Israele uno Stato dove c’è l’apartheid. Alla fine cercheranno di trasformarlo in uno stato bi-nazionale, e questo per me rappresenta la fine dello Stato d’Israele”. Keret appare altrettanto spaventato: “il programma politico di Bennett mi fa paura ed è molto più estremo di quello dei suoi predecessori. Se dovesse essere nominato Ministro della Giustizia sarei seriamente preoccupato”.

Quanto al prossimo governo, a detta di molti si profila al’orizzonte  una coalizione del Likud con i partiti di centro-sinistra. Una soluzione verso la quale, sia Grossman che Keret, per motivi diversi,  nutrono poche speranze.
Guardando le cose dal punto di vista della ripresa del processo di pace, Grossman auspica una posizione debole di Netanyhau all’interno della coalizione di governo che si verrà a formare. E “la debolezza di Netanyahu dipenderà dalla forza politica e dalla fermezza dei partiti di centro. “Spero che il partito di Yair Lapid o quello di Tzipi Livni, o addirittura il Labor condizionino il loro ingresso nel governo alla ripresa del processo di pace con i palestinesi, altrimenti non riuscirei veramente a capire perché si siano ostinati a farsi eleggere”.
Per Keret invece il principale problema sembra essere quello della tenuta di un simile governo. L’alleanza fra Netanyahu, Lapid, Bennet e la Livni, sarà, dice  “un’alleanza di compromessi, frammentata e fragile che non arriverà a fine mandato”. Quanto ai laburisti, osserva ancora Keret,  “hanno fatto un grave e madornale errore: quello di non aver presentato un’agenda politica di centro-sinistra. Per questo motivo hanno perso molti voti che sono confluiti nel partito Meretz e in quello della Livni. La loro leader, Shelly Yacimovich ha schivato del tutto il tema della pace e il problema dei coloni. Inaccettabile.”

Menu