Da Aleppo a Israele: un’operazione di Tsahal salva l’ultima famiglia ebraica

Israele

di Roberto Zadik

AleppoScampata dalle persecuzioni e dai massacri del sanguinario regime di Bashar el-Assad, l’ultima famiglia ebraica siriana è riuscita a lasciare il Paese grazie all’aiuto di un benefattore ebreo americano e dell’esercito israeliano. Ma una ragazza, di questa famiglia ha sposato un musulmano di nome Khaled e si è convertita all’Islam e per questo l’Agenzia ebraica ha posto alcuni ostacoli a loro e ai figli di fare l’Aliyah raccontando a sua volta la storia di questa famiglia e fornendo alcune spiegazioni in materia.  A dare la notizia, i siti Jewish Cronichle e il portale francese Jforum, che hanno raccontato la turbolenta vicenda dell’ultima famiglia ebraica di Aleppo, un tempo glorioso centro della vita ebraica siriana assieme a Damasco.

Grazie all’aiuto di un ricco uomo d’affari israeliano cittadino americano, Moti Kahana, la famiglia ebraica, che ha voluto tenere nascosto il proprio nome, è riuscita a espatriare dopo numerosi tentennamenti e dubbi sul da farsi. In grandi difficoltà economiche, queste persone non potevano certo permettersi un viaggio basandosi sui loro scarsi mezzi finanziari. Per questo Kahana, personaggio influente con numerosi contatti con le forze dei ribelli siriani, ha deciso di aiutarli avendo intuito le cattive intenzioni  dello Stato islamico verso di loro e i pericoli della violenza dei terroristi dell’Isis che se avessero saputo che erano ebrei li avrebbero torturati e uccisi. Così dopo un mese di pianificazione, Kahana ha coinvolto i militari dell’esercito israeliano e tre soldati dello Tsahal hanno bussato alla porta della famiglia.

La madre anziana, 88 anni, è accorsa alla porta spaventata ad aprire pensando fossero le milizie di Assad ma con sua sorpresa ha trovato i militari israeliani. I soldati hanno detto alla famiglia di preparare i loro bagagli velocemente e sono saliti a bordo di un minibus che li stava aspettando fuori dalla loro abitazione.Sul veicolo erano presenti tutti i membri della famiglia, la madre Mariam e le loro figlie Sara e Gilda e suo marito, il musulmano Khaled e i loro tre figli. I problemi però non sono finiti qui e il guidatore del mezzo per non farli spaventare, riferendoli che sarebbero passati dalla Turchia, li disse che li avrebbe portati a New York. Il veicolo  è stato fermato a un posto di blocco dell’Isis ma la famiglia è riuscita a convincere gli jihadisti di essere dei rifugiati in fuga da Assad grazie all’astuzia del guidatore del minibus e di Kahana che li ha aiutati a inventare questa menzogna. Così dopo un giorno e mezzo sono arrivati alla frontiera turca e entrati a Istanbul sono arrivati in una casa dove  Kahana li stava aspettando. L’uomo nato a Gerusalemme e cittadino israeliano e americano ha consigliato alla famiglia che voleva andare in America di recarsi in Israele perché sarebbe stato più facile secondo la cosiddetta “legge del ritorno”.

Tutto sembrava andare per il meglio, ma successivamente sono iniziate le difficoltà. Gilda si era convertita all’’Islam per sposare Khaled e non poteva emigrare per questo motivo ed è nata una polemica molto accesa fra la sua famiglia e la Sochnut israeliana nonostante gli sforzi di Kahana di risolvere la faccenda.  Per un mese i membri della Sochnut interrogarono i membri della famiglia per verificarne l’identità. Alla fine alcuni di loro, la loro anziana madre, e le figlie Mariam e Sarah che non sono mai state sposate hanno ricevuto i loro documenti israeliani e sono partiti alla volta di Ashkelon.

Ma per Gilda e la sua famiglia le cose sono andate peggio. Per loro non è stato possibile partire per Israele perché l’Agenzia ebraica le ha comunicato che “chi si converte all’Islam o a qualunque altra fede perde il suo diritto al ritorno”. Così secondo Kahana, Gilda e suo marito rimasti senza soldi e senza cibo e hanno scelto di tornare in Siria piuttosto che restare in un campo profughi siriano all’interno della Turchia. “Sono talmente frustrato” ha detto Kahana “perché un rappresentante dell’Agenzia ebraica ha confermato che Gilda e suo marito non possono fare l’Aliyah a causa della conversione all’Islam. Gilda e suo marito non hanno avuto scelta e sono tornati in Siria.” “Ero molto contento di salvare dei miei correligionari e mi sono molto arrabbiato coi membri della Sochnut con cui ho discusso animatamente”.

L’agenzia ebraica, come ha fatto sapere il sito Jewish Chronicle,  ha risposto sottolineando il proprio disappunto e  alcuni gravi errori nell’articolo e fornendo la propria versione dei fatti. “La Sochnut” ha specificato il portavoce, “non ha nessuna autorità per decidere di permettere o rifiutare l’ingresso di chiunque in Israele. Il nostro compito è di determinare la possibilità degli individui di fare l’Alyah basandoci sulla Legge del Ritorno. La decisione per entrare o meno in Israele la prende il Ministero degli Interni, non noi”. Così la donna ha prodotto in documenti per emigrare in Israele che sono stati visionati dal Ministero come tutte le pratiche di immigrazione. Il Ministro ha alla fine rilasciato un visto per Israele anche se la famiglia non poteva immigrare secondo la Legge del Ritorno, ma la donna si è rifiutata di immigrare preferendo tornare in Siria.

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