Attentato con camion a Gerusalemme, smentito ‘effetto Elor Azaria’

di Anna Lesnevskaya

I soldati israeliani soccorsi dopo l'attacco del tir
I soldati israeliani soccorsi dopo l’attacco del tir

È polemica nel giorno del funerale dei quattro allievi ufficiali israeliani schiacciati con un camion da un terrorista palestinese l’8 gennaio a Gerusalemme. Il video dell’attacco, registrato da una camera di videosorveglianza e la testimonianza di un civile che per primo ha sparato all’autista del mezzo pesante, hanno destato forti interrogativi rispetto alla prontezza dei soldati nel reagire al pericolo. Nelle immagini sembra di vedere una fuga caotica dei militari dopo che il tir ha investito alcuni di loro, facendo in seguito retromarcia per infierire sui corpi delle vittime. Altre 16 persone sono rimaste ferite nell’attentato compiuto da Fadi al-Qanbar, residente nel quartiere arabo Jabel Mukaber di Gerusalemme.

Eitan Rund, una guida turistica che pochi minuti dopo aver incontrato i ragazzi si era trovato nel cuore dell’attacco terroristico e aveva reagito sparando all’aggressore, ha detto, il giorno dopo, che i militari hanno esitato ad aprire il fuoco. Se avessero reagito subito, si sarebbe potuta evitare la retromarcia del camion, che ha prodotto altri feriti, tra i più gravi, ha sostenuto.

Secondo Rund, il motivo della mancata reazione sarebbe stato il caso di Elor Azaria, soldato condannato dalla giustizia israeliana proprio la settimana precedente, per l’omicidio, nel marzo scorso, di un palestinese immobilizzato, che poco prima aveva aggredito un suo commilitone a Hebron. “Da più di due settimane ai soldati viene detto di fare attenzione, attenzione e ancora attenzione”, ha detto la guida. Più tardi, come scrive il sito israeliano Arutz Sheva, Rund ha spiegato che il suo commento è stato emotivo e che lo ha fatto senza conoscere tutti i fatti.

Il portavoce dell’esercito israeliano Moti Almoz ha smentito che i soldati avevano paura di sparare perché condizionati da quello che è già stato soprannominato come “l’effetto Elor Azaria”. Secondo un’investigazione preliminare condotta dal colonnello Yaniv Alaluf, comandante del corso d’addestramento degli ufficiali, “almeno due” allievi ufficiali avrebbero aperto il fuoco. In un video rilasciato dall’esercito israeliano uno di questi militari, T., spiega che “prima abbiamo pensato che fosse stato un incidente, ma quando l’autista non si è fermato, abbiamo capito che era un attacco terroristico”. A questo punto i militari si sono lanciati verso il camion e T. ha sparato contro l’aggressore, sostiene lui stesso nel video.

Che “l’effetto Elor Azaria” centrasse con quanto accaduto a Gerusalemme lo negano gli stessi militari presenti sul luogo, come un’allieva ufficiale che ha scritto sui social che “nessuno dovrebbe avere il coraggio di paragonare un mezzo-rimorchio che andava a 100 chilometri all’ora con un terrorista a terra e immobilizzato. Nessuno ha avuto paura di sparare neanche per un attimo, le persone hanno temuto di farsi investire perché c’era un terrorista posseduto dallo sguardo assassino”, ha spiegato la ragazza.

Alcuni analisti parlano della strumentalizzazione del caso Elor Azaria per mascherare quelle che secondo loro sarebbero le falle dell’esercito. Gli allievi ufficiali che dovevano partecipare a un tour culturale a Gerusalemme erano infatti non soldati da combattimento, ma facevano parte di unità di supporto. Su Ynet Alex Fishman scrive che “quello che è stato messo in luce domenica è una malattia cronica che ogni capo di stato maggiore trasmette al suo successore”. Questa malattia, secondo l’esperto, sta nel fatto che l’addestramento che ricevano gli ufficiali impegnati sul fronte interno non è quello che li può trasformare in soldati da combattimento pronti a reagire in una situazione d’emergenza.

Secondo Haaretz, “è difficile credere che negli attimi dopo l’impatto del camion tutti coloro che fuggivano si fossero fermati per pensare ad Azaria o alle conseguenze legali nel caso sparassero contro l’aggressore”. Nel video si può vedere, scrive Haaretz, solo un piccolo gruppo di soldati andare verso i compagni aggrediti, mentre la maggior parte fugge. Certo, si può supporre che se si fosse trattato di militari da combattimento, avrebbero reagito diversamente, continua il giornale, che però ricorda poi dei casi come quello dell’attacco alla Collina delle Munizioni a Gerusalemme nell’ottobre scorso, durante il quale un soldato da combattimento israeliano fuggì e fu punito dall’esercito. Il comportamento dei militari durante l’attentato del camion “va investigato in profondità” da Tsahal, conclude Haaretz.