Aria di intifada

Israele

di Avi Shalom

Con la primavera delle rivolte nel mondo arabo, è tornata nei Territori un’aria di intifada, di sollevazione popolare violenta contro la presenza israeliana.

Da settimane lo spirito di rivolta viene disseminato con insistenza su internet. E’ stato fissato anche un appuntamento:  domenica 15 maggio 2011, l’anniversario della Naqba, ossia del ‘Disastro’ della proclamazione di Israele 63 anni fa.

Le proteste popolari inizieranno in realtà già venerdì 13 maggio, al termine delle preghiere nelle moschee, e proseguiranno l’indomani. Si prevedono raduni e cortei nelle principali città cisgiordane. Poi resterà da vedere se – dopo i due minuti di raccoglimento in tutti i Territori e dopo la deposizione di corone di fiori sul mausoleo di Yasser Arafat a Ramallah – la folla cercherà di sopraffare i militari israeliani addetti ai posti di blocco o di puntare verso colonie israeliane.

Le giornate che vengono richiederanno nervi saldi sia da parte dei responsabili israeliani che da quelli palestinesi.

Dieci battaglioni dell’esercito israeliano sono stati dislocati in Cisgiordania per far fronte a possibili situazioni di emergenza. I militari hanno avuto ordine di cercare di disperdere possibili assembramenti di folla senza far ricorso a mezzi letali. L’obiettivo dell’esercito israeliano è di raggiungere il traguardo del 16 maggio senza alcun morto sul terreno.

Molto dipenderà anche dal comportamento delle forze di sicurezza dell’Anp che attraversano una fase di riorganizzazione in seguito all’accordo politico della settimana scorsa fra al-Fatah e gli integralisti islamici di Hamas.

In passato il presidente dell’Anp Abu Mazen ha sostenuto a più riprese che la seconda intifada (2000-2004), quella caratterrizzata da stragi terroristiche in territorio israeliano, è stata perniciosa per l’immagine dei palestinesi. A settembre, se tutto andrà per il verso sperato dall’Anp, l’Onu dovrebbe pronunciarsi per uno Stato palestinese indipendente. A fil di logica, l’Anp dovrebbe dunque fare tutto il possibile per dar prova di responsabilità e superare senza scossoni il ‘Naqba Day’.

Ma nel nuovo Medio Oriente – dove messaggi insurrezionali passano su Internet, sulle reti televisive arabe e anche nelle capillari reti tessute dai Fratelli Musulmani – i desideri dei vertici politici rischiano di restare sulla carta. “Se i palestinesi vorranno una nuova intifada, noi non potremo arginarla” ha dichiarato Abbas Zaki, un dirigente di al-Fatah in Cisgiordania.

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