Abu Gosh, da città filo israeliana a sede del centro dedicato a Arafat

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Abu Gosh monasteroAbu Gosh storicamente è sempre stata un’eccezione nello scenario teso e cupo dei rapporti fra israeliani e palestinesi che recentemente ha visto un’impennata della violenza e delle diffidenza reciproca fra i due popoli. Fino a poco tempo fa, la cittadina rappresentava un angolo di serenità e invece le cose anche lì stanno cambiando. Infatti, secondo il sito israeliano Times of Israel, cominceranno i lavori per la costruzione di un centro culturale dedicato alla memoria del leader dell’OLP, Yasser Arafat che nel mondo arabo è ancora oggi molto ammirato.

Situata a una decina di chilometri da Gerusalemme e con una popolazione di circa 7mila persone, Abu Gosh è molto famosa per le bellissime serate musicali, le chiese e le moschee e i rapporti amichevoli con la popolazione ebraica circostante. Con l’omaggio a un personaggio discutibile come Arafat, che era stato pure insignito di uno stravagante Premio Nobel, sicuramente i rapporti con Israele cambieranno. In questi giorni una grande cerimonia avrà luogo nella città per celebrare ufficialmente la prima pietra dell’edificio in onore al leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Scomparso misteriosamente nel 2004, Arafat viene visto da molti israeliani come un irrecuperabile terrorista che ha oscurato gli accordi del 2000 a Camp David, progettando gli attacchi suicidi avvenuti nella Seconda Intifada diffondendo una visione antistorica e antisraeliana  ancora oggi molto diffusa fra la popolazione palestinese.

Ma come mai è stata scelta proprio Abu Gosh come località per ospitare questo edificio? Sempre secondo il sito, l’associazione organizzatrice dell’evento inaugurale , il Jerusalem Endowment Fun, organizzazione che si definisce attiva nel supporto economico e scolastico dei palestinesi di Gerusalemme e nel rafforzamento dell’identità araba, ha affermato che Abu Gosh è stata scelta per commemorare il contributo di Arafat e la sua tenacia nella lotta contro la cosiddetta “occupazione” israeliana. La cittadina è sopravvissuta alla “catastrofe”, hanno continuato i membri dell’associazione, avvenuta nel 1948 quando centomila arabi sono stati sfollati dalle loro case dopo la nascita dello Stato ebraico.

Abu Gosh è rimasto un centro neutrale durante la guerra del 1948 rivelandosi un  simbolo di unità e di forza per il movimento nazionale palestinese e la sua agognata capitale futura Gerusalemme. La struttura in omaggio a Arafat sembra essere stata ideata dal miliardario palestinese Munib Al Masri che è a capo dell’associazione del Jerusalem Endowment Fund e il suo obbiettivo, secondo quelli che sono coinvolti nel progetto, sarebbe rafforzare i legami politici e gli interessi condivisi fra i palestinesi e gli arabi israeliani in linea con la missione dell’organizzazione. Al Masri è stato uno dei più tenaci sostenitori della soluzione dei “due popoli-due stati” denunciando le violenze opponendosi ai movimenti di boicottaggio palestinesi e cercando di migliorare i rapporti fra le due parti, con iniziative concrete come l’incontro con il businessman israeliano Ramy Levy in uno dei suoi supermarket nel West Bank per discutere il progetto di Iniziativa Araba di Pace nel 2012. Ora Masri, conosciuto anche come il Duca di Nablus, si rivela un costante ammiratore di Arafat essendo stato suo ministro e intimo confidente. In un suo intervento nel 2014 sul “Times of Israel” intitolato “Come Arafat riconosco il legame ebraico con Israele” egli ha descritto il rapporto di Arafat con gli ebrei e gli israeliani come “complesso ma molto intenso”.

Quando il sito Times of Israel l’ha intervistato, alcuni giorni fa,  chiedendogli alcune precisazioni sul centro culturale, egli ha detto “non sono affari vostri dove lo stiamo costruendo” e ha rifiutato di rispondere a qualunque domanda.  Sabato scorso, Masri ha visitato Abu Gosh incontrando alcuni ufficiali locali e l’incontro è stato confermato da diversi post pubblicati su facebook da fonti locali. Il giorno precedente, il suo Jerusalem Endowment Fund, aveva sponsorizzato un incontro per rinforzare la cooperazione fra arabi israeliani e palestinesi al quale avrebbero, secondo il nuovo sito palestinesewww.knooznet.com, diverse personalità del mondo politico palestinese e internazionale.

Fra queste il capo dei Comitati di Monitoraggio dei cittadini arabi israeliani, Mohammad Barekh, il membro della lista araba della Knesset, Osama Saadi, il sindaco di Nazareth, Ramez Jaraisi, il presidente della Camera di Commercio  e dell’Industria nei Territori Palestinesi, Omer Saleh, il Console francese Herve Magro e il Deputato del Consolato Generale di Turchia, Hossam El Din Arslan. Durante un’intervista rilasciata sul sito Knooznet, Barakeh ha detto che  lo scopo dell’iniziativa è “trovare delle strade per approfondire i rapporti fra i Palestinesi e Israele e Gerusalemme nel campo dell’economia, dell’educazione e la conservazione dei luoghi sacri e lo sviluppo di progetti concreti per Gerusalemme e i suoi abitanti e evitare le restrizioni attuali per raggiungere il West Bank e la Striscia di Gaza. Abu Gosh  non è nuova a progetti di finanziamento estero e dove la religione ha sempre avuto un ruolo pubblico marginale ora ospita la seconda moschea più grande di Israele soprannominata “La Moschea della Pace” inaugurata nel marzo del 2014 che è stata realizzata coi fondi del Governo della Cecenia che ha elargito 6 milioni sul costo complessivo di 10 milioni per la sua costruzione. Solamente la moschea di Al Aqsa è più grande.